TOM CORAGHESSAN BOYLE.

LE DONNE.

Parte 2.

Titolo originale: THE WOMEN.
Traduzione dall'inglese di: ANDREA BUZZI.
2009 Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano.
ISBN 978-88-07-01792-6.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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SECONDA PARTE.
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MIRIAM.
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Introduzione alla seconda parte.
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Il secondo anno la retta della borsa pass da 675 a 1100 dollari,
un aumento del sessantatr per cento, cos scrissi a mio padre
per chiedere fondi aggiuntivi che mio padre mi concesse. A quell'epoca
ero cos dedito alla borsa, a Taliesin e allo stesso
Wrieto-San che non avrei potuto immaginare un altro modo di vivere: se
non me li avesse dati mio padre, credo che sarei uscito e avrei rapinato
una banca pur di poter restare. Veramente. Dico sul serio. 
difficile spiegare, ma sta di fatto che in tutte le epoche, di prosperit
o di ristrettezze, la gente (soprattutto i giovani, e allora io ero
giovane, giovane e inesperto) vuole disperatamente trovare una propria
nicchia, credere in una visione, far parte di qualcosa di pi
grande di loro. E io non ero diverso. Vivevo e respiravo Taliesin. Il
sole si levava a est e poi attraversava il cielo all'unico scopo di illuminare
quelle pareti dorate. Inverno, primavera, estate, l'anno correva
via cos precipitosamente che sembrava che i giorni venissero
sfogliati da un venticello come in quelle sequenze cinematografiche
che fanno volare i calendari. Era gi di nuovo ottobre? Non
riuscivo a crederci. Come tutti noi.
Ero gi magro in partenza, ma quel primo anno finii per perdere
altri tre chili e mezzo. Tutta la ciccia del periodo da studente
me la sudai fuori, sostituita da tendini e muscoli tonici. Avevo le
dita tutte rovinate e segnate, il pollice livido per qualche martellata
fuori bersaglio. Mi abbronzai finch la mia pelle non prese un
colore da indiano e presi dimestichezza con le mammelle delle vacche,
i grugniti e gli odori di una porcilaia come se fossi nato con un
filo d'erba fra gli incisivi e una spiga di grano fra i capelli. Inoltre
sapevo piantare un chiodo, segare un'asse, spaccare la legna e intonacare
un muro con la stessa perizia di qualsiasi uomo del glorioso
stato del Wisconsin. E tutto ci grazie al metodo pratico di
Wrieto-San e alla sua perenne mancanza di denaro che lo costringeva
a far lavorare gli apprendisti per sopravvivere. Era lavoro schiavistico,
come ha detto qualcuno? Forse. Ma c'era uno spirito cameratesco,
tutti per uno e uno per tutti, che elevava le nostre fatiche
nella sfera del sublime, ben al di fuori della portata delle malelingue
e dei criticoni, con le loro anime meschine e
l'immaginazione limitata. Noi eravamo gli accoliti, Wrieto-San era
il Maestro. Vivevamo per servirlo.
Mio padre mi scrisse una lettera di sei pagine in cui esponeva le
sue obiezioni al regime di Wrieto-San, che poi, in buona sostanza,
si riducevano a un'unica domanda retorica: Che cosa ci facevo l a
mungere vacche e tirar su fieno col forcone come un contadino col
suo kosode di canapa e le geta piene di sterco quando in Giappone
avrei potuto progettare edifici? Concludeva con un proverbio:
Kappa mo kawa nagare (anche un kappa, una sorgente d'acqua pu essere
portata via da un fiume; come dire, tutti possono sbagliare).
Con tutto il rispetto per la sua saggezza di padre, per non parlare
dell'assegno allegato, ribattei con Sumeba miyako (pi o meno: prima
o poi si comincia ad amare qualsiasi posto in cui si vive).  io
amavo Taliesin come non avevo mai amato niente in vita mia, per
quanto dovessi ammettere che avrei preferito trascorrere un po' pi
di tempo al tavolo da disegno e molto meno a sgobbare.
I primi tempi, Wrieto-San pagava carpentieri, muratori e braccianti
dei paesi vicini 2 dollari al giorno, oltre ai pasti, per il loro
lavoro alla Hillside School, che all'epoca stava trasformando in residenza
per gli apprendisti, ma anche in un teatro e in uno studio
staccato dall'abitazione principale, ma in quel quarto anno della
Depressione dovette liberarsene perch, come sempre, era sull'orlo della bancarotta. In realt, al momento l'unico progetto realizzabile
sul tappeto era la casa Willie e cos, quando non eravamo
fuori nei campi o a Hillside col martello in mano, c'era ben poco
da fare al tavolo da disegno se non ricopiare i vecchi progetti di
Wrieto-San come esercizio e apprendimento.
Tipicamente, le nostre giornate cominciavano con la campanella
delle sei e trenta seguita dalla colazione alle sette. Mangiavamo
tutti insieme, a parte Wrieto-San e la signora Wright, che consumavano
i pasti in una sala da pranzo privata accanto a quella pi
grande per gli apprendisti, e se non sempre la carne abbondava
c'erano uova, frittelle e abbastanza avena da zavorrare una nave di
linea (Wrieto-San credeva fermamente nelle virt dell'avena, sia
come nutrimento sia per ripulire l'organismo). Anni dopo, una volta
che Svetlana da prodigio musicale era diventata impresaria, alla
colazione seguiva una mezz'ora di prova di coro sotto la sua
direzione, ma nell'autunno del 1933 si filava dritto al lavoro. C'era una
pausa dalle dodici all'una e mezza, poi si lavorava fino alle cinque
con cena alle sei. Il sabato sera eravamo tenuti a cambiarci per la
cena, dopo di che quelli (io no) che avevano attitudini musicali si
esibivano per tutti gli apprendisti, Wrieto-San e i suoi familiari e
possibili clienti o altri ospiti che si trovavano da quelle parti. La colazione
della domenica mattina era il premio dopo sei lunghi giorni,
con marmellate, bacon, prosciutto, uova, biscotti e torta, e poi
c'era la cena formale della domenica sera nell'impareggiabile soggiorno,
dove tutti noi potevamo pascerci nell'espressione pienamente
realizzata di architettura organica al suo massimo splendore.
Alle dieci le luci venivano spente, e subito dopo per buona misura
anche l'impianto idroelettrico.
Ovviamente, le asprezze e l'isolamento della vita di campagna
non erano per tutti e parecchi apprendisti se ne andarono dopo il
primo anno, comprese quattro delle cinque donne. L'unica che rimase,
Esther Grunstein, una ragazza sui ventidue o ventitr anni di
una bruttezza quasi soprannaturale, che sembrava prediligere abiti
simili a sacchi e aveva le mani troppo grandi, una massa di capelli
ricci per cui dava l'impressione di avere un cappellino anche quando
non l'aveva, si diceva che fosse disponibile per qualunque uomo
a un prezzo variabile che stabiliva a proprio capriccio. Come mi disse
Herbert Mohl, non arrivava fino in fondo, ma si prodigava in
quelli che si chiamavano lavoretti di mano e, se era dell'umore giusto
e l'apprendista aveva i soldi necessari, nella fellatio. I miei rapporti
con lei erano di carattere rigorosamente cameratesco, dovrei
dire, anche se l'isolamento, unito all'aria aperta e al lavoro fisico,
senza dubbio contribuivano ad aumentare la vigoria in tutti noi e
alla fine, in extremis, persino lei cominci ad apparirmi attraente.
Ma a quel punto era ottobre ed era arrivata una nuova squadra di
apprendisti, valigie e assegni freschi di inchiostro in mano, e avemmo
tutti il piacere di vedere che fra loro c'erano quattro donne. Cosa
ancora pi significativa, una di loro era Daisy Hartnett.
Il giorno in cui arriv Daisy, io mi trovavo nello studio della costruzione
principale, a lavorare con Herbert e Wes e qualcun altro
sui disegni preliminari per una redazione giornalistica in Oregon
che non sarebbe mai stata costruita, quando il telefono squill nell'ufficio
di Wrieto-San. Sentivamo tutti il telefono suonare piuttosto
distintamente, proprio come sentivamo ogni singola parola che
Wrieto-San diceva nella cornetta lisciando i clienti e giustificandosi
con i creditori, dato che l'ufficio era separato dallo studio soltanto
dalle alte volte di pietra in cui teneva le sue preziose stampe
giapponesi. Vi fu il clic del ricevitore sollevato dalla forcella e poi
la melliflua cantilena tenorile di Wrieto-San che rompeva il silenzio.
Chi? disse. Apprendisti? Alla stazione, avete detto?
Un attimo dopo Wrieto-San sbuc fuori, come faceva cento
volte al giorno per lavorare sui nostri disegni, mettere un ceppo sul
fuoco, incaricare uno di noi di qualche commissione, riempire un
buco in cucina o spedirlo nei campi ad annaffiare i fiori selvatici
nelle file di vasi sparpagliati per tutta la casa. Per quanto potessimo
essere concentrati in ci che stavamo facendo, ci si alzava tutti
in piedi, come ogni volta che entrava nello studio. Venne dritto
al mio tavolo. Tadashi, disse chinandosi su di me con una matita
ben temperata in mano, che sapeva di grafite e trucioli di cedro,
ho bisogno che facciate un salto gi alla stazione a prendere due
nuovi apprendisti. Appena arrivati. Fece una pausa, osservando
me, poi il disegno, poi di nuovo me. La Stutz  in buone condizioni,
spero, no?
S, Wrieto-San dissi, districandomi dalla sedia per fargli un
inchino abbreviato. Siamo riusciti a riparare il parafango anteriore
dove si era, mmh, e anche la gomma...
La macchina (Wrieto-San non aveva mai smesso di criticarla)
era stata sottoposta a un uso piuttosto rude nel corso dell'anno passato,
e l'automobile sportiva che avevo scelto dal rivenditore era
ormai un veicolo da fattoria malandato e sgangherato. Le ruote davanti
non erano pi allineate, le gomme rattoppate cos tante volte
da sembrare toppe esse stesse e la carrozzeria sembrava che stesse
prendendo una linea completamente nuova. Nemmeno i colori
erano pi nero pece e giallo canarino, ma un uniforme rosso cherokee.
Il rosso cherokee era il colore totemico di Wrieto-San e lui
esigeva che tutti i veicoli di Taliesin, fossero effettivamente di sua
propriet o meno, avessero quella tinta. Il lavoretto me l'aveva fatto
un cortese carrozziere di Madison, a mie spese, con grande soddisfazione
di Wrieto-San.
Aveva gi in mano la gomma, e stava apportando sostanziali
cambiamenti al disegno su cui avevo lavorato tutta la mattinata.
Alz appena la testa. Sono due. Greiner e Hartnett, donne.
Non sapevo che cosa mi aspettava e non volevo illudermi troppo.
Non ero propriamente timido (il termine che avrei scelto era
riservato), ma c'era da essere sicuri quasi al cento per
cento (Greiner, Hartnett, donne) che si trattasse di due
bianche, praticamente
come tutti nello stato del Wisconsin, candide come un giglio.
Non che Wrieto-San non si circondasse di un ambiente internazionale
(i progettisti stipendiati a cui eravamo subentrati venivano
dal Giappone, dalla Polonia, dalla Svizzera e dalla Cecoslovacchia,
e uno dei miei colleghi apprendisti, Yen Liang, era cinese), ma per
il resto i borsisti erano esclusivamente americani. E quelle erano
ragazze americane. E le ragazze americane in genere rispettavano
il tab sulle unioni miste. Lo sapevo. Lo sapevamo tutti. Che altra
possibilit avevo se non quella di essere riservato?
Malauguratamente, stava piovendo. A dirotto. Avrei fatto senza
dubbio un'impressione migliore nella Bearcat con la capote abbassata,
invece dovemmo stiparci nell'abitacolo appannato che puzzava,
anche qui, malauguratamente, come se ci avesse razzolato il
pollame, e magari era anche successo. Poi c'era il problema del vialetto
d'accesso. Ogni volta che pioveva la sua superficie permeabile
si trasformava in un acquitrino amazzonico, come ora. Due volte
le ruote posteriori affondarono fino alla scocca e mi tocc tornare
indietro in casa a prendere una pala per liberarle. Quando finalmente
raggiunsi la strada le mie scarpe non erano pi scarpe,
ma scivolose sculture luccicanti di fango multicolore, la giacca completamente
fradicia e i pantaloni flosci come la pelle di due scoiattoli
appena scuoiati. Lottai con la frizione, mi destreggiai fra buche,
pozzanghere e precipizi e poco pi di un'ora dopo essere uscito
dalla sala da disegno mi fermai davanti alla stazione.
Fra i rovesci di pioggia e il parabrezza appannato, riuscii a intravedere
a stento due figure raggomitolate su una panchina sotto
la tettoia. Figure femminili. Camicette, cappellini, la rotondit di
un polpaccio muliebre dietro la piega di una gonna. Accanto a loro,
nell'ombra, pacchi, cappelliere, valigie rigonfie, e un baule, uno
solo, grande come un pianoforte a coda. Nessuna delle due si mosse.
Spensi il motore e mi avventurai cautamente nella strada, solcata
da ruscelli di acqua scura. La pioggia martellante mi calcava il
cappello sulla testa staccandomi dalle scarpe il primo strato di fango
che si sciolse al suolo in due mezzelune scure.
Salve! gridai, guadando quel torrente e sollevando i piedi il
pi possibile, un sorriso radioso come quello del commesso di un
negozio di abbigliamento a Ginza. Benvenute a Spring Green!
A quel punto mi sentivo pieno di energie, o di carica nervosa, chiamiamola
cos. Avrei voluto farvi trovare un tempo migliore soggiunsi.
Fiaccamente.
Le due donne, i volti distratti ed esangui, alzarono prudentemente
lo sguardo sotto la tesa dei loro cappelli. Una di loro (Daisy,
avrei scoperto poi) stava fumando, china sulla protuberanza delle
ginocchia e l'orlo fradicio del soprabito che strisciava per terra,
ravvivando la brace della sigaretta con un lungo tiro disinvolto tanto
che il bagliore le rischiar il viso, e per quanto non l'avesse fatto
apposta (stava semplicemente fumando) l'effetto risult scenografico.
Aveva un cappellino a cloche con una tesa rotonda rigida
che le celava gli occhi e le nascondeva i capelli, dei quali si vedeva
qualche ciocca bionda sulla nuca quando si curvava sulla sigaretta.
Le gambe, per quello che riuscii a vedere, erano lunghe e tornite,
ma anche robuste. Capii immediatamente che aveva una sua
bara, una caratteristica che spesso viene tradotta con spirito o
fegato (si dice per esempio  una donna di fegato), ma che in
realt si riferisce allo stomaco, secondo noi il vero centro del corpo
di una persona e l'accesso alla sua anima. Mia madre, ai suoi
tempi, era dotata di grande bara. Come pure mio padre, anche se,
purtroppo, le sofferenze della guerra l'avevano lasciato privo.
L'altra donna, o forse dovrei dire ragazza, visto che doveva avere
su per gi diciannove anni, non era niente di che, a parte gli umidi
e mobilissimi occhi bovini. E le lentiggini che le costellavano ogni
strisciolina di pelle visibile, i polsi e le caviglie, il dorso delle mani, le
guance, la fronte, il mento. Il suo nome era Gwendolyn Greiner. I
suoi occhi si impossessarono di me. Voi chi siete? mi chiese.
Feci un inchino profondo e deciso. Tadashi Sato risposi. La
pioggia ruscellava dalla tettoia. C'era un odore di campi allagati, di
muffa, di qualcosa di marcio da qualche parte, di campagna. Mi
ha mandato qui Wrieto-San. 
Chi? Gwendolyn Greiner in quel momento mise in mostra
due dei tratti che l'avrebbero caratterizzata nelle successive settimane
e mesi a Taliesin: un'irascibilit aggressiva, con forte inflessione
nasale, e un modo di sollevare il labbro superiore con aria interrogativa,
scoprendo una spropositata dentatura equina. Mi piaceva?
No, neanche un po'. E le lentiggini, quelle macchie, mi provocavano
un vero e proprio brivido di disgusto. Pensare a quegli
avambracci sotto le maniche del cappotto e la stoffa del vestito, alle
braccia, il petto, la schiena, le sue... be', mi dispiace dover confessare
un pregiudizio personale, ma a mio parere la pelle di una
giovane donna dovrebbe essere liscia e priva di segni come il pi
morbido camoscio, una pelle intatta, da vergine, da bambino.
Mi inchinai di nuovo, gli occhi su Daisy, che teneva la sigaretta
fra le labbra con noncuranza, come se fosse gi sistemata in camera
sua, i vestiti ordinatamente appesi nell'armadio, i libri sullo scaffale,
i piedi calzati in pantofole ricamate e il fuoco che scoppiettava allegramente
nel camino. Chiedo scusa. Voglio dire il signor Wright. Il
signor Wright mi ha mandato a prendervi. Da Taliesin.
Gwendolyn: Voi? Voi venite da Taliesin?.
S risposi io, il sorriso da commesso che cominciava ad affievolirsi.
Sono uno degli apprendisti anziani di Wrieto-San... del
signor Wright.
Fu allora che Daisy apr bocca per la prima volta. Oh, santo
cielo, Gwen, ma non vedi che  qui per aiutarci? Adesso si era alzata
in piedi e veniva verso di me con la mano tesa, le labbra arricciate
mentre soffiava fuori un nastro di fumo sopra la spalla.
Com' che avete detto di chiamarvi? chiese, prendendo la mia
mano nella sua. (Incidentalmente, aveva gli occhi del profondo,
meraviglioso azzurro delle porcellane Noritake, e una pelle impeccabile.)
Tadashi ripetei, inchinandomi cos profondamente da sfiorarle
il polso con la fronte. Tadashi Sato.
Gwendolyn Greiner mi dette un'occhiataccia, poi si infil nella
macchina mentre io armeggiavo con gli spigoli impossibili del
baule. Sia detto a suo merito, sfidando la pioggia Daisy fece del
proprio meglio per aiutarmi a sistemarlo sullo strapuntino esterno.
No, no, Tadashi, qui, cos mormorava, sfiorandomi il braccio per
sottolineare le sue parole mentre le strade scorrevano come torrenti
e la pioggia scendeva e ogni cosa nell'universo discernibile
grondava acqua. Finalmente riuscimmo a incastrare quell'arnese in
piedi sul sedile fradicio e poich non avevo una corda con me (mi
aspettavo valigie, borse da viaggio e roba del genere, ma non un
oggetto di quelle dimensioni, e cominciavo a chiedermi se Daisy e
la sua amica non avessero preso Taliesin per un albergo turistico
sui Catskills o magari per un transatlantico), bisognava solo sperare
che la forza di gravit lo tenesse l fino all'arrivo a casa.
E forse sarebbe andata cos, se non fosse stato per i rudimenti
di fisica che mi impart l'ultimo tratto di salita del
vialetto di Taliesin. Per non impantanarmi nel fango, non
potevo far altro che
dare gas e affrontare la stradina a tutta velocit, con le ruote posteriori
che scodavano (splendida parola, fra l'altro) e la Bearcat
che cercava di superare la pendenza. A un certo punto il volante
sembr vivere di vita propria, come se fosse animato da uno spirito
nascosto che si opponeva ai miei sforzi disperati di tenere le ruote
sotto di noi e la parte destra della macchina sulla strada cercando
intanto di avanzare in modo da neutralizzare l'azione del fango.
Eravamo gi quasi a tre quarti, la cima della collina e le braccia
accoglienti del cortile ormai in vista, quando vi fu un sobbalzo
improvviso, Gwendolyn Greiner che esalava l'aria come se stesse
annegando e le due ragazze che cercavano di resistere agli scossoni
mentre il baule saltava fuori finendo nella mota dietro di noi, e
intanto la Bearcat sbandava verso destra e andava a fermarsi contro
uno degli alberelli che avevamo piantato la primavera precedente
per abbellire la vista del viale d'accesso.
Daisy era vicinissima a me. Ne sentivo il profumo, lill e lavanda.
Aveva gli occhi spalancati. Ero alquanto imbarazzato, avevo
sperato in un esordio migliore, ma come diceva sempre Wrieto-San quando uno di noi si rompeva una gamba o si piantava il
forcone nella mano: In questo paese succede sempre qualcosa.
Ges, sibil Gwendolyn Greiner, chinandosi sopra Daisy per
darmi un'occhiata piena di macchioline, ma dove avete imparato
a guidare?
Il baule si era fermato una trentina di metri dietro di noi. L'albero
era ancora al suo posto, anche se era leggermente inclinato e il parafango
anteriore della Bearcat aveva un segno falciforme nero pece
sotto il rosso cherokee. Le risposi nell'unico modo che mi venne
in mente (Chicago) e Daisy, Dio la benedica, scoppi a ridere.
La sua era una risata contagiosa, tutta fossette, dolce, musicale
e un attimo dopo anche Gwendolyn e io stavamo ridendo, ridendo
al punto che la macchina si scuoteva tutta mentre la pioggia cominciava
a rallentare e il fango si consolidava sotto le ruote.
Alla fine, nonostante i miei sforzi strenui per liberarla, dovemmo
abbandonare la macchina dove si trovava, sguazzare gi per il
vialetto per recuperare il baule (o almeno, io sguazzai gi per il vialetto
per recuperare il baule, cortese come sempre e s, educato) per
poi arrancare pesantemente su per la salita, attraversare il cortile e
raggiungere la porta della cucina. Le ragazze avevano una valigia
fradicia per mano e un paio di borsoni gocciolanti appesi alle spalle,
mentre io trascinavo il baule nel solco sempre pi largo che scavava
nel fango. Le scarpe di tutti noi erano zuppe e nere, i miei pantaloni
buoni per lo straccivendolo e le gonne delle ragazze, completamente
bagnate, aderivano in modo interessante alle cosce. Ci
fermammo un momento, rabbrividendo sotto la tettoia, prima di
pensare a scalciare via le scarpe e aprire la porta della cucina.
Immediatamente le mie ghiandole salivari furono aggredite da
una zaffata di minestra di cavoli  la Montenegro e dalla voce acuta
e alterata della signora Wright, in piedi davanti al bancone con
Emma, Mabel e un apprendista intento a tagliare la cipolla. Fuori!
gridava. Fuori subito... siete tutto infangato!
Ma signora Wrieto-San feci per dire, istintivamente riducendo
l'apertura a uno spiraglio ho qui con me le nuove apprendiste,
Greiner e Hartnett. Donne. Due donne.
Un attimo dopo la signora Wright era alla porta, il suo volto
lungo e funereo proteso verso di noi. Gwendolyn inalber un sorriso.
Daisy stava cercando di accendersi una sigaretta. All'interno
non  permesso fumare disse la signora Wright con voce incolore,
senza voler offendere nessuno, e come tale l'osservazione fu accolta.
Il signor Wright  contrario. E io pure.
Teneva la porta semiaperta. L'apprendista (era arrivato il giorno
prima e ancora non mi ricordavo il nome) mi dette uno sguardo
sbigottito, come se ancora non si capacitasse di ritrovarsi con
un grembiule addosso e un pelapatate in mano al posto dei suoi
strumenti da disegno. Con la coda dell'occhio vidi una gallina sbucare
fuori dal garage, beccare qualcosa nel fango e scomparire nell'ombra.
La pioggia scorreva gi dalle grondaie. E devo anche dire,
continu la signora Wright, con i suoi modi ampollosi e perentori,
...be', siete pieni di fango e dovrete cambiarvi prima possibile..
. Tadashi, volete mostrare loro le stanze?  Sottoline l'ordine
con un cenno del mento roteando gli occhi nelle orbite con un gesto
enfatico da guitto. Fuori, in fondo al cortile dietro di voi... nell'ala
vecchia?
Lo disse in tono interrogativo, come se qualcuno avesse potuto
fraintenderla e portare le ragazze in giro per la Loggia Azzurra o in
soggiorno, zone vietate agli apprendisti se non per quelle poche gloriose
ore della cena domenicale, quando invece non c'era alcun dubbio
sulle sue intenzioni. Dato che io ero sistemato nella Hillside con
vari altri apprendisti, voleva segregare le donne l, nell'edificio principale.
Dove, presumibilmente, poteva tenerle d'occhio.
Mi produssi in un leggero inchino, Certamente, signora
Wrieto-San.
Poi pass a scrutare Gwendolyn e Daisy, forzando le labbra a
socchiudersi in quello che doveva essere un sorriso di cortesia. E
benvenute, ragazze. Benvenute a Taliesin. Avremo un bel po' di
tempo per presentarci una volta che vi sarete asciugate. Fece una
pausa. Il sorriso scomparve, sostituito da una smorfia interrogativa.
Sapete cucinare, vero?
Pi ci ripenso oggi, con tutto il tempo trascorso e le riflessioni
su talune questioni dolorose che la collaborazione del mio nipote
acquisito a queste pagine mi ha consentito, pi mi convinco che la
signora Wright fu responsabile nel soffocare la mia relazione con
Daisy (buttarci sopra una coperta bagnata, come si dice) almeno
quanto suo marito. Di sicuro in questo agirono in accordo. Non
voglio dire che Wrieto-San nutrisse personalmente pregiudizi razziali
(non c' dubbio che ogni suo gesto, pubblico e privato, dimostrano
in modo inequivocabile il suo rispetto per il mio popolo
e la mia cultura), ma innegabilmente dette prova di quello che posso
solo definire un atteggiamento ipocrita non soltanto verso la mia
vicenda sentimentale ma anche per le vicende personali di tutti gli
apprendisti. Cosa voglio dire? Che lui era un dittatore, pap Frank,
e che lei, la signora Wright, Olga Lazovich Milanoff
Hinzenberg Wright, fu sua complice e seguace. La questione era semplicissima:
a causa della loro condotta scandalosa in quelli che gli studiosi chiamano
gli anni perduti e di come ci influ negativamente sui rapporti
con la comunit e, pi materialmente, sulla capacit di
Wrieto-San di guadagnarsi da vivere con la professione di architetto,
erano entrambi ben decisi a stroncare ogni accenno di comportamenti
impropri fra i borsisti. E se questo voleva dire manipolare le
vite e le emozioni dei giovani affidati alla loro guida, amen, senza
rimpianti e ripensamenti: Realpolitik.
Fin dal primo momento, Daisy e io provammo un'attrazione
reciproca, mettendo da parte ogni differenza culturale e razziale.
C'era quello sguardo che mi aveva dato alla stazione, la grazia naturale
con cui aveva accettato il mio aiuto e, quando le portai il baule
nella stanza che divideva con Gwendolyn (lottando per farlo passare
dalla porta stretta, sbucciandomi un gomito e scorticandomi
tutti e due gli stinchi), la stretta di mano indugiante che mi dette a
mo' di ricompensa. E perch no? A dispetto di tutte le mie titubanze,
ero ben pi che presentabile; mia madre mi scrisse pi volte
lodando la mia avvenenza ed eleganza nelle foto che le mandavo,
e la mia fidanzata precedente, quella che mi aveva lasciato per
il trombonista e che qui rester senza nome, mi aveva confessato
che tutte le ragazze del dormitorio parlavano di me e in pi di un'occasione
mi assicur che, a letto e fuori, facevo sfigurare gli altri uomini.
(Il che solleva la questione, invero sconcertante, sul perch
ruppe la relazione.) Inoltre, come ho gi accennato, la vita all'aria
aperta aveva fatto di me una persona robusta e addirittura attraente.
Avevo la battuta pronta, il mio inglese era all'altezza, il mio talento
per il disegno architettonico non inferiore o addirittura superiore
a quello di qualsiasi altro mio compagno di apprendistato e
provenivo da una delle famiglie pi antiche e rispettate del Giappone.
Era cos strano che Daisy si innamorasse di me?
Quella prima sera, dopo una cena penosa nel corso della quale
tutti i maschi si erano affannati a conversare con le nuove arrivate
e Herbert Mohl occhieggiava Daisy come se gliel'avessero servita
su una conchiglia tutta per lui, io la presi da parte e la invitai
a farmi compagnia (o meglio, a farci compagnia, un gruppetto misto)
per un bicchierino della staffa alla taverna locale. Eravamo in
piedi nell'angolo della sala da pranzo, Gwendolyn distratta dalle
attenzioni di quattro o cinque apprendisti maschi che evidentemente
non condividevano i miei pregiudizi sulle imperfezioni dell'epidermide,
la pioggia che scrosciava dalle tettoie prive di grondaia
con un rombo da Niagara, le tremule luci elettriche, l'aria umida,
satura, tutto quanto in sospeso mentre ognuno di noi fra s e
s valutava se andare a letto presto o se dare ascolto ai giovanili bollenti
spiriti. Fui costretto ad alzare la voce per farmi sentire sopra
il fragore della pioggia. Avreste voglia di andare a bere qualcosa?
Praticamente lo urlai proprio nell'attimo in cui Wrieto-San e la signora
Wright, accompagnati da Svetlana e Iovanna, facevano il loro
ingresso nella stanza.
Non so se il mio volto impallid o se l'ultima fatidica parola mi
rimase nella strozza, ma comunque fui colto di sorpresa. Lo eravamo
tutti. Il fatto  che quasi mai i Wright si univano a noi dopo cena,
preferivano andare fuori a farsi un giro, gi dalla collina, dall'altra
parte del cortile per poi ritirarsi nei loro appartamenti. Quella
sera invece evidentemente avevano ritenuto opportuno fermarsi
al chiuso pi a lungo possibile, attraversando la nostra sala da pranzo
e la cucina prima di avventurarsi sotto la pioggia. In ogni caso,
Wrieto-San era sempre se stesso, gesticolava e parlava ad alta voce,
facendo battute sul tempo e sul nuovo taglio di capelli di Yen, mentre
la signora Wright alz il capo bruscamente, come se mi avesse
sentito. Sorrisi. Mi inchinai. Salutai con la mano. Ma lei era gi passata
oltre e abbassando la voce conclusi l'invito: Da Stuffy.
Daisy (le avevo gi fatto i complimenti per il suo aspetto, molto
migliore con una camicetta asciutta e una gonna non infangata)
si chin verso di me con aria complice. Da Stuffy? Rise, pi un
risolino, per la verit. Sembra una fabbrica di materassi. O di cuscini.
Cuscini di piume.(1)
Stuffy, la informai, era una taverna di propriet, e gestita, da
uno dei formaggiai della zona, Stuffy Vale, che a fronte della concorrenza
di altre imprese pi grosse aveva venduto il suo caseificio
utilizzando il ricavato per avviare un locale, con grande costernazione
di Wrieto-San e gioia dei suoi apprendisti. Si trovava dalla
nostra parte del fiume Wisconsin, a met strada dalla citt di Helena.
Ovvero, raggiungibile agevolmente a piedi. Anche sotto la
pioggia.
Vedrete dissi. Non  lontano.
Si va a piedi?
S risposi, abbassando ancor pi la voce mentre la signora
Wright e le sue figlie uscivano dalla stanza. Perch, insomma, capirete
che a quest'ora se prendiamo una macchina Wrieto-San ci
sente di sicuro...
E non approverebbe. Mi fissava intensamente, le labbra socchiuse
in un sorriso pieno di aspettativa. Indossava una gonna a
fiori e un cardigan bianco che le aderiva nei punti giusti. I capelli,
liberati dalla prigionia del cappellino, erano acconciati in morbide
onde arricciate come l'attrice che aveva umiliato lo scimmione della
grande stravaganza hollywoodiana dell'anno.
S ammisi, e non potei fare a meno di lanciare un'occhiata
nervosa verso il punto dove Wrieto-San si era soffermato presso il
tavolo degli apprendisti (Herbert, Wes, Ye, Edgar Tafel), profondendosi
in uno dei suoi mille argomenti. I suoi ragazzi, ci chiamava
collettivamente, trascurando opportunamente la presenza di
donne fra noi.
Si direbbe che lo temiate.
A mio onore, per quanto ricordo, non tentai nessuna di quelle
spacconate o bravate cui ricorrono di solito i maschi in risposta a
domande simili, che in fondo non costituivano n pi n meno che
una sfida alla loro virilit. Mi limitai a distogliere gli occhi dai suoi
e le dissi la verit. S risposi.
E a onore di Daisy (era uno spirito libero, su questo non c'era
dubbio), va detto che mi afferr il braccio e bisbigli: Be', allora
che cosa aspettiamo? Da Stuffy!.
I dettagli di quella serata, dopo tanti anni, mi sfuggono e, ovviamente,
l'occasione si mescola nel ricordo con molte altre, ma sono
sicuro che l'atmosfera sar stata conviviale, che avremo tracannato
birra e anche qualcosa di pi forte, infilato monete nel jukebox,
chiacchierato, ballato con la sensazione che il tetto sopra di
noi si fosse sollevato e il cielo fosse l a portata di mano. Mi ricordo
invece ci che successe dopo. Ci fu la scarpinata per tornare sotto
la pioggia, noi dieci o dodici sparpagliati lungo la strada che era
come una vena nera caduta da un cielo ancora pi nero, schiamazzi
da maschi, per terrorizzare l'innocente bestiame nei pascoli, e un'indifferenza
da ubriachi per i pericoli del traffico di veicoli (che brillavano
per la loro assenza) e poi altri schiamazzi da maschi. Eravamo
ragazzi. C'erano delle donne su cui far colpo. Qualcuno di
noi (credo proprio sia successo quella notte) volle lasciare il proprio
segno urinando nel radiatore della Cord Phaeton di Wrieto-San.
Per di pi, con ogni probabilit facemmo del chiasso in cortile
mentre, con grande galanteria, accompagnavamo le donne nelle
loro stanze.
Il mattino dopo, mentre ero chino su una sezione cui stavo lavorando
per un'ala della possibile redazione giornalistica, il cervello
che mi pulsava dietro gli occhi e il mio apparato digerente sull'orlo
di un tracollo fatale, uno dei miei compagni apprendisti (Herbert
Mohl, quello con i capelli incolori e gli occhi trasparenti, che
sembrava una pecora) venne da me e mi disse che ero desiderato
in soggiorno. I miei occhi balzarono su di lui. Desiderato?
S rispose, la voce sibillina come quella del carnefice.
Dalla signora Wright.
Cercai di tenere a bada le mie emozioni mentre attraversavo la
stanza da disegno e poi la loggia per andare nel soggiorno. La signora
Wright non convocava le persone tanto per fare, lo sapevamo
tutti, e sembrava avere una sorta di ipersensibilit da chiaroveggente
per tutto ci che succedeva in casa, tanto che anche quando
non c'era se ne percepivano comunque i tentacoli. Magari non
le piaceva il modo in cui avevo decorato la mia stanza, o forse aveva
notato qualcosa che avevo fatto mentre ero fuori nei campi a raccogliere
le patate o ancora poteva essere che avesse qualche lagnanza
sulla guida o sul mio modo di vestire: poteva trattarsi di qualsiasi
cosa. Ma naturalmente (e ammetter che avevo la pressione alle stelle)
il motivo pi probabile era ci che era avvenuto la sera prima.
Alla signora Wright non piacevano n Stuffy n la sua taverna. Non
le piaceva chi beveva. E ancor meno le piaceva che gli apprendisti
bevessero in pubblico, per di pi uomini e donne insieme.
Stava ancora piovendo, il panorama fuori dalla finestra avvolto
dalle nubi, la stanza umida e fredda, con quel suo odore pi organico
che mai. Per una volta, non feci caso alle sculture, all'arredo,
alle audaci geometrie dei tappeti o a come le varie superfici della
stanza sembravano concrescere dai pilastri di pietra accatastati
come da un albero infinitamente ramificato. Andai avanti meccanicamente
e poi esitai all'ingresso del soggiorno quanto bastava per
schiarirmi la gola.
Avanti disse la voce della signora Wright. Era assisa come in
trono presso la finestra, di fronte al camino, avvolta in uno scialle.
Aveva i capelli austeramente raccolti all'indietro, cos che sembravano
fissati alla testa. Non sorrise. Non mi offr una sedia. Si limit
ad aspettare finch non fui in piedi davanti a lei sul bordo del tappeto
e poi, senza alzare la voce, osserv che avevo deluso le sue
aspettative. E non solo le mie, continu, ma anche del signor
Wright e di tutto ci che egli rappresenta, la verit agli occhi del
mondo, la causa dell'architettura organica, la lotta contro la mancanza
di gusto e l'insulsaggine dello Stile Internazionale, per non
parlare del tradimento dei vostri colleghi, del tradimento della stessa
Taliesin.
State parlando della notte scorsa? azzardai.
S.
Be', io... una volta tanto, e solo per una volta, ho pensato, insomma,
che si potesse dare il benvenuto ad alcuni dei nuovi in modo
collegiale, lasciarsi un po' andare, cose del genere...
Bevendo.
Rimasi in silenzio e la guardai negli occhi, occhi scuri, scuri e
impenetrabili come i quadretti di cioccolato del pasticciere nella
dispensa.
Alcol disse, le labbra piegate dal disgusto. Birra, whisky, gin.
E in un postaccio (com' che la chiamate, una bettola?) una bettola
come la taverna di Stuffy. Che genere di impressione credete
che possa fare alla gente che vorrebbe vedere Taliesin distrutta?
Alla gente del posto, alla stampa? Ai pettegoli? 
Chinai la testa. Mormorai qualcosa senza senso. In quel momento
ero cos turbato che avrei potuto benissimo esprimermi in
giapponese senza rendermene conto.
E poi i rapporti fra sessi continu, intrecciando le dita e abbandonando
le mani in grembo. La fredda luce micidiale del livido
pomeriggio aderiva come un incarto al lato destro del suo volto.
Non possiamo lasciar credere che incoraggiamo cose simili,
per di pi fra apprendisti non sposati, quali voi siete. Fece una
pausa sufficientemente lunga perch il suono uggioso della pioggia
salisse di intensit come la musica di sottofondo di un melodramma
su celluloide. E questa nuova ragazza, Daisy. Daisy non
pu compromettersi. Noi non possiamo comprometterci. E sono
ben certa che voi lo sapete. Tadashi.
Non c'era niente da dire, n a titolo di scusa n a titolo di attenuante.
S risposi.
Altra pausa, il suono della pioggia, il fuoco che divorava il ceppo
che l'apprendista di turno in casa aveva disposto sugli alari. Separ
le mani e si mise a massaggiarsele, una contro l'altra, come se
tutta l'origine del suo malcontento fosse concentrata sulle sue palme
ruvide e callose. Sono stata chiara?
Feci l'inchino pi profondo che potei, per dimostrare la mia
vergogna, la mia contrizione, la mia capitolazione, poi mi inchinai
uscendo dalla stanza, mi girai su un tallone lento e silenzioso e me
ne tornai al tavolo da disegno da quel penitente che ero.
Pi tardi quel giorno, alle cinque mentre staccavamo dal lavoro,
Wrieto-San mi chiese di scambiare due parole. Era nel suo ufficio
e stava dettando la corrispondenza al nuovo segretario, Eugene
Masselink, e alz a stento gli occhi quando mi profilai sulla
soglia. Se ci fosse stata una porta avrei bussato, ma in mancanza di
quella possibilit rimasi l, sforzandomi di sembrare a mio agio,
mentre lui declamava e la matita di Gene Masselink volava sul foglio.
Miei cari signora e signor Willey esclamava immagino
che a questo punto sarete preoccupati per il vostro architetto, pi
o meno convinti che i Willey non siano in cima ai suoi pensieri.
Punto a capo. Egli invece si sta dando parecchio da fare nonostante
i ritardi che sono solo d'aiuto, speriamo, e avendo grandemente
a cuore la vostra nuova casa.
Rimasi in piedi per la parte restante, che poi era in parti uguali
un discorsetto di incoraggiamento, un sermone e un conto dei
materiali, poi finalmente Wrieto-San si accorse di me. Tadashi, solo una parola disse con un cenno verso di me restando seduto alla
scrivania. Gene (era giovane, pi giovane di me, magro e dinoccolato,
con un becco da rapace e un ciuffo ispido di capelli sulla
sommit del capo come una cresta di piume) alz lo sguardo inquieto,
un riflesso sugli occhiali.
S, Wrieto-San dissi inchinandomi.
Queste donne disse. Mi fiss gli occhi addosso, i suoi occhi
da architetto, quegli occhi cui non sfuggiva un particolare, sempre
scintillanti, anche quando era esausto, come rischiarati da un
wattaggio che non conosceva n picchi n abbassamenti n interruzioni
di servizio. Lui era Frank Lloyd Wright, il pi grande architetto
della sua epoca o anche di qualsiasi altra, e mi stava valutando.
Criticamente. Sentii che rabbrividivo.
E questo consumo di bevande alcoliche. Fece una pausa e
allung la mano alla cieca per prendere il bastone da passeggio senza
distogliere lo sguardo da me. L'alcolismo... e credetemi, ne ho
visto la mia parte nel mondo dell'edilizia...  una malattia mortale,
un morbo, un vizio. Distrugge gli uomini, Tadashi, aveva cominciato
a picchiettare il bastone da passeggio sulle assi di cipresso del
pavimento, come a sottolineare le sue parole, indipendentemente
dalla condizione sociale, la razza o qualsiasi altra cosa che distingue
un uomo dall'altro. O una donna. Anche se ovviamente il
vizio  pi forte nei maschi.
Feci per protestare. Ma Wrieto-San, voi mi conoscete ormai
da oltre un anno. Mi avete visto al lavoro. Voi, soprattutto voi, dovete
ben sapere che non sono un alcolista...
Negarlo  il primo segnale. Il bere vi ha gi in suo potere,
Tadashi, e la signora Wright mi dice che state portando sulla cattiva
strada anche gli altri (questa faccenda della notte scorsa) e noi non
possiamo proprio tollerare comportamenti simili a Taliesin. Ci infangano.
Ci fanno apparire impostori quaggi in campagna, dove
per sostentarci non dovremmo aver bisogno di altro che del buon
esercizio fisico e del cibo semplice.
Ma...
E poi le donne, Tadashi. Il matrimonio  una cosa seria e per
la verit io penso proprio che al momento voi siate troppo giovane
e immaturo anche solo per prendere in considerazione un legame
che comporta tanta... insomma, sostanza... per non parlare della
ragazza in questione, le cui inclinazioni e aspirazioni culturali potrebbero
essere completamente all'opposto di ci che vi aspettate.
Com' che si dice? La donna deve obbedire al padre da giovane,
al marito nell'et adulta e al figlio in vecchiaia.
Fece una pausa per lanciare un'occhiata a Gene, come per mettere
sull'avviso anche lui. Lo sapete, vero, che la signorina
Hartnett  una studentessa di belle arti, invitata qui per studiare la scultura,
i tessuti e la pittura oltre che per nutrirsi dei benefici dell'architettura
viva? Che  uno spirito indipendente, persino una testa
calda, forse un po' selvaggia, e che suo padre, un medico, ha acconsentito
a pagarle la retta universitaria anche perch a suo parere
aveva bisogno di cambiare aria? Mi sono spiegato?
Non dissi niente. Sentii il sangue salirmi alla testa. Avevo voglia
di mettermi a ridere, girare la testa e gridare Daisy Hartnett?
Ma stiamo scherzando! L'avevo appena conosciuta, sapevo della
sua esistenza da non pi di ventiquattro ore, e Wrieto-San stava
parlando di matrimonio?
Si era fatto serio, la faccia tutta tesa verso il punto focale delle
sue sottili labbra tirate. Le questioni sessuali disse. L'intimit.
Quelle cose che appartengono soltanto al matrimonio...  per questo
che lei si trova qui, Tadashi, questo  il suo problema. E noi non
vogliamo renderglielo pi gravoso.
Io... Wrieto-San, con tutto il rispetto, l'ho appena conosciuta.
E non avevo proprio nessuna intenzione, non sapevo, io non...
che mi dite del cameratismo? Uno per tutti e...
Tadashi, sono molto spiacente di dirlo, di doverlo dire distolse
lo sguardo, afferr una bozza della lettera e sembr volerla
esaminare ma devo mandarvi via. Dovrete raccogliere le vostre
cose e andarvene. Poi, ammorbidendo il colpo. Temo che non ci
sia altro da aggiungere.
Ci sono momenti nella vita in cui ci si sente vuoti come una canna,
il proprio animo cancellato in un baleno, tutto ci che si  conquistato,
che si ama e in cui si sperava scomparso in un colpo solo.
Cos mi sentii nel dicembre 1941 quando arriv la notizia dell'attacco
a Pearl Harbor e poi di nuovo negli anni cinquanta quando
vivevo a Parigi e un uomo ansimante con i baffi e il berretto sal
le tre rampe di scale per portarmi il telegramma che mi informava
della morte di mio padre. E cos mi sentii in quel momento, in un
unico, crudele sommovimento dello bara, come quando i miliziani
di Tojo, sconfitti, rivolsero le spade contro di s. Mandato via?
Buttato fuori da Taliesin? Avevo visto altri cadere in disgrazia per
questa o quella infrazione e non potevo immaginare che potesse
toccare a me. Non ancora. Non ora.
Mi inchinai. Mi inchinai cos profondamente che forse toccai
il pavimento. Poi sentii la mia voce venire fuori in un bisbiglio strozzato:
Wrieto-San, accetto il vostro giudizio di essere indegno degli
alti ideali di Taliesin. Feci una pausa, il respiro affannoso e in
tumulto. Prima di andarmene per, posso chiedervi una cosa sul
progetto per la casa Robie? Ho sempre considerato, e i miei connazionali
insieme a me, quel progetto come il punto pi elevato
della vostra Prairie Architecture, e mi stavo chiedendo come siate
riuscito a escogitare la soluzione di collocarla sulla strada su un terreno
cos piccolo.
Ricordo che Wrieto-San pos la lettera e si gir sulla sedia a
guardarmi. Gli ci volle un momento per cambiare registro,
ricalibrarsi, mentre pregustando il piacere un lento flusso gli ammorbidiva
i tratti. Be', vedete, cominci, del tutto dimentico di s, come
avete rilevato, tanto per incominciare c'era il problema del luogo,
il rapporto con la strada, capite, e con la struttura esistente dell'isolato
e attacc a parlare praticamente senza mai riprendere fiato,
fino a che non suon la campanella della cena. La pioggia aveva
rallentato. Dietro le finestre era buio. Si alz lentamente e si stir,
come se si stesse svegliando allora da un riposino, guard Gene,
che si era alzato pure lui, poi me, vedendomi (vedendomi veramente)
per la prima volta da un'ora a quella parte. Bene, Sato-San,
disse finalmente, in fondo non  successo niente di male.
Quindi potete restare. Per mai pi cose del genere, agit la mano
come a significare qualsiasi cosa, qualsiasi comportamento possibile,
qualsiasi errore o sbaglio o deviazione dal cammino dell'architettura
organica, questo, questo... comunque, il vostro lavoro
 stato soddisfacente. E se non mi inganno,  suonata la campanella
della cena. 
Devo precisare che durante il mio soggiorno a Taliesin venni
convocato sul tappeto una mezza dozzina di volte e cacciato via tre,
riuscendo sempre a distrarre Wrieto-San quanto bastava per dissipare
il suo malcontento: il fatto era che gli piaceva parlare, gli piaceva
abbandonarsi ai ricordi, fare dichiarazioni, sparare giudizi e
critiche, non chiedeva di meglio che concionare su qualsiasi argomento
gli passasse per la mente, passeggiando intanto su e gi per
la stanza, volteggiando il bastone da passeggio e gesticolando, e noi
apprendisti imparammo a trarne vantaggio. E vorrei anche dire,
come sar evidente ai lettori pi attenti delle righe sopra, che Daisy
e io portammo avanti la nostra storia d'amore sotto il naso dei
due Wright, intrufolandoci in varie stanze a notte fonda, approfittando
dei campi quando le temperature si fecero pi miti e persino,
in una memorabile occasione, nella famosa torre del mulino a
vento che aveva costruito da giovane per le sue zie e
denominandola (piuttosto appropriatamente rispetto ai nostri scopi, come si
vedr) Romeo e Giulietta. E che la sera stessa in cui mi aveva messo
alla porta, neanche dieci minuti dopo averlo lasciato, entrai in
sala da pranzo e sentii il mio sangue intonare un canto che non ammetteva
restrizioni alla vista di Daisy seduta in mezzo agli altri come
un'imperatrice fra i popolani. Non avevo nessuna intenzione di
mancare di rispetto al Maestro e nemmeno alla signora Wright, ma
ero convinto allora e continuo a esserlo oggi che nessuno abbia il
diritto di vietare una relazione fra due giovani che provano una forte
attrazione reciproca. Ovvero due innamorati. Eravamo innamorati,
Daisy e io, e in tutti questi anni non c' stato un sol giorno
in cui non abbia pensato a lei.
In ogni caso, fu pi o meno in quel periodo che ebbi
l'opportunit di dimostrare ci che valevo a Wrieto-San in modo
pi diretto che maneggiando riga e squadra (o, quanto a questo,
giurando fedelt a un assurdo regime monastico). Era una giornata
frizzante verso la fine di ottobre, il sole buttava il suo pallido
sguardo gelido sui campi, la stagione era sul finire, gli alberi senza
vita, persino le ombre sbiadite e smunte. Mi trovavo nel frutteto a
raccogliere le mele insieme a un gruppetto di apprendisti quando
Wrieto-San arriv in cima alla salita con i pantaloni da cavallerizzo
e la giacca con le code. Man mano che si avvicinava, vedemmo
che indossava una giacca di tweed nuova e il colletto rigido e la cravatta
da artista che sceglieva sempre per le occasioni formali. Herbert,
in piedi sul sedile del trattore con un rastrello a cercare di far
cadere i frutti dai rami pi alti, si ferm un momento. Si direbbe
che stia per andare in macchina in citt osserv con la sua cavernosa
voce profonda. Chi di noi sar il fortunato?
Wrieto-San faceva di tutto per non mostrare le sue preferenze,
scegliendo a capriccio l'uno o l'altro di noi per accompagnarlo in
qualche potenziale luogo di lavoro, a fare una commissione o semplicemente
a prendere una zappa e ascoltarlo spaziare sull'argomento
che lo appassionava al momento. Quel giorno in particolare
venne dritto verso il nostro piccolo gruppo (ricordo che Esther
e Gwendolyn erano al lavoro insieme a noi) e disse ilare: Tadashi,
cosa ne direste di accompagnarmi in una piccola escursione a Madison.
A prendere quegli attrezzi per il progetto Hillside, voglio dire,
e qualche altra cosetta che ci serve?.
Guidava con la capote abbassata anche se, come dicevo, l'aria
era frizzante, tanto pi a causa delle correnti prodotte dalla Cord
quando lui accelerava generosamente per superare mezzi agricoli,
grossi camion e le sagome lente di automobili meno potenti. Continu
a fare conversazione per tutto il tragitto, parlando delle sue
lezioni, dei soldi e dei riconoscimenti che stavano procurando
a Taliesin e di come nel giro dei prossimi mesi potevamo star sicuri che
gli incarichi sarebbero arrivati a pioggia, cos tanti da tenerci tutti
quanti al tavolo da disegno sei giorni alla settimana. Mi avvolsi una
grossa sciarpa attorno alla gola, mi lisciavo i capelli scompigliati dal
vento e ascoltavo. Mentre ci avvicinavamo alla periferia della citt,
non potei fare a meno di provare un improvviso moto d'orgoglio:
Wrieto-San aveva scelto la mia compagnia e tutto il mondo poteva
vederlo. Ero l, seduto alla sua destra, a sforzarmi di sembrare degno
e allo stesso tempo disinvolto senza riuscire, temo, a reprimere
un sorriso di purissima felicit. La magnifica automobile rombava
quando cambiava la marcia, il cofano luccicava sotto lo strato
di cera appena stesa per mano di apprendista, le ruote che sezionavano
la luce e noi scivolavamo per quelle misere vie con le
Ford emaciate e le tristi Chevrolet in un'aura di grazia e privilegio.
Ovunque andassimo, le teste si giravano.
Ci fermammo a mangiare nel genere di locale preferito da
Wrieto-San, una tavola calda con la tendenza a esagerare nelle salse, carne
trita ed enormi montagne di patatine e fagioli con mais, poi entrammo
nel negozio di ferramenta, la Cord parcheggiata l davanti
che attirava schiere di ragazzini e uomini a bocca aperta in tuta
e cappelli di paglia. Wrieto-San profuse tutto il suo fascino con
l'uomo al bancone, pag parte del conto (aveva un arretrato di svariate
centinaia di dollari), raccattammo gli attrezzi e ci avviammo
alla porta, Wrieto-San davanti e io che lo seguivo, carico di pacchi.
Mentre uscivo sul marciapiede tenendo la porta aperta con il
gomito e mi facevo da parte per lasciar passare una contadina tracagnotta
con un soprabito rattoppato che in qualche modo mi parve
familiare, mi sentii afferrare da dietro. Due braccia mi circondarono,
forti come cavi d'acciaio, e venni trascinato all'indietro in
una sorta di goffo balletto che mi fece sfuggire di mano i pacchi e
un piede di porco e un'accetta caddero ai miei piedi mentre da un
cartoccio di carta marrone esplodevano fuori le viti da legno. Reagii,
girando la testa per cercare di vedere il mio antagonista, che
per aveva la fronte contro la mia nuca per aumentare la leva e
l'unico elemento che avevo di lui era l'alito fetido che mi investiva
ansimando e grugnendo per lo sforzo. Lasciami andare! urlavo
e le persone in strada si fermavano a guardare allarmate. Sei matto?
Lasciami! Mi dibattevo furiosamente. Lui teneva duro. Danzammo
da una parte all'altra del marciapiede, andando a sbattere
contro la vetrina del ferramenta non una ma due volte, facendo
tremare il cristallo. Non capivo cosa stesse accadendo. Lottai per liberarmi
il braccio destro e prendere alla gola il mio aggressore.
Poi vidi Wrieto-San e capii. Era stato bloccato vicino allo sportello
della Cord da un contadino in tuta e un maglione strappato
ai gomiti. La faccia del contadino era coperta di sangue. Aveva gli
occhi strizzati e praticamente chiusi e in mezzo si vedeva un solco
profondo di animosit. Figlio di puttana disse, ma senza gridare,
non come un'imprecazione o un'accusa, ma come una semplice
constatazione. Credi forse di poter fregare la paga di mia moglie
e poi andartene in giro con la tua bella macchina come se fossi
un re? Ti credi di essere un pezzo grosso, un potente?
Wrieto-San era gonfio come un gallo, il bastone da passeggio
sollevato in posizione difensiva. Indietreggi contro la macchina,
gridando: Stai lontano da me! Stai lontano! .
Ma il contadino non voleva starsene lontano e non aveva altro
da dire. Fece un passo indietro per prepararsi e poi improvvisamente
part all'attacco, il maglio gigantesco del pugno che schizzava
fuori dalla manica del maglione arrivando in udibile contatto
con l'osso e la cartilagine del cedevole naso di Wrieto-San. Fu un
colpo devastante. Wrieto-San (ricordo che all'epoca aveva circa sessantacinque
anni) barcoll, afflosciandosi sul parafango lucido della
Cord come una foca che scivola in un mare purpureo, il bastone
da passeggio che batteva sul selciato, il cappello che volava via
per conto suo e solo il cappotto ad attutire la caduta.
Wrieto-San! gridai (muggii, belai) e tutti rimasero immobili
per una frazione infinitesima di secondo. Poi le braccia allentarono
la presa e mi girai verso il mio assalitore, lo stesso ceffo da
irlandese puzzolente del contadino, gli stessi occhi, solo pi grandi
e pi giovani, e vi fu un rapido scambio di colpi a vuoto mentre
Wrieto-San, come descriveva nel proprio racconto dell'episodio
nell'edizione riveduta di Un'autobiografia, balzava in piedi e
si avvinghiava all'avversario (solo per finire lungo disteso di nuovo),
i due rotolarono gi dal marciapiede nel fango e tra i rifiuti
del rigagnolo. Per un momento, Wrieto-San ebbe il sopravvento,
il flusso inarrestabile dal naso spiaccicato scendeva sul suo assalitore
cos copioso e violento che pensavo sarebbe morto dissanguato,
poi per i due erano nuovamente avvinghiati e ad avere il
sopravvento era il contadino, il pugno che si alzava e si abbassava
in rapidi colpi violenti. Toglietemelo di dosso! gridava Wrieto-
San. Toglietemi quest'uomo di dosso, per l'amor del cielo! Mi sta
ammazzando!
Afferrai il contadino per le spalle e a quel punto erano arrivate
anche altre persone, un negoziante dal grosso sedere in maniche
di camicia e bretelle che si faceva largo nella mischia mentre un tizio
con addosso una specie di uniforme militare ordinava con voce
imperiosa: Smettetela. Il contadino si gir di scatto, il collo
paonazzo, la faccia delle dimensioni e del colore di un prosciutto
da concorso, mi dette un violento spintone e rapidissimo si mescol
alla folla materializzatasi dal nulla.
Fummo in molti a dare una mano a Wrieto-San a rimettersi in
piedi; lui rest l intontito, appoggiato al parafango della Cord, i
capelli in disordine, una guancia graffiata e sporca di fango, un fazzoletto
da cui cadevano gocce rosse premuto contro il naso. Prendete
quell'uomo ordin con voce malferma. Voglio che venga arrestato.
Lo vedete quello che mi ha fatto? Lasci vagare lo sguardo
sul gruppetto di negozianti, contadine, monelli. Anarchia, ecco
a che punto siamo. Anarchia qui nelle strade di Madison.
Nessuno si mosse. Il contadino era scomparso, insieme al figlio
e alla moglie (la signora Dunleavy, per chi non l'avesse capito). Tocc
a me aiutare Wrieto-San a prendere posto sul sedile del passeggero
e tenere a bada l'irruente meccanica della Cord quel tanto che bast
ad arrivare alla prima struttura medica, dove rimasi in attesa
mentre un vecchio medico di campagna tutto incurvato gli medicava
e bendava il naso in una ragnatela di garza e cerotto. E tocc
sempre a me guidare fino a casa a Taliesin nel freddo della giornata
ormai al termine, con il vento che si alzava e Wrieto-San che sembrava
un pugile. Non ricordo se a quell'epoca Boris Karloff aveva
gi fatto la sua drammatica apparizione in La mummia, ma quello
era l'aspetto di Wrieto-San, il viso nascosto dalle bende, il bastone
da passeggio che si agitava verso il cielo ormai quasi buio, la voce
che si alzava in invettive rabbiose per tutto il viaggio di ritorno.
Come previsto, la cosa non fin l.
Il tempo di salire il vialetto e sbucare nel cortile, un manipolo
di apprendisti, incuriositi da quell'arrivo a ora tarda e smaniosi di
qualsiasi diversivo, agli ultimi sussulti del potente motore della Cord
si riversarono fuori dallo studio. In testa c'era Wes. Dio mio tuon
correndo fuori. Che cos' successo?  stato un incidente? Un
momento dopo si era formato un crocchio, occhi sbarrati sulla medicazione
di Wrieto-San, inquadrando la situazione con me seduto
dietro al volante nella posizione privilegiata, il colorito acceso e
una contusione lucida e ombreggiata che mi decorava lo zigomo
destro.
Signor Wright, state bene? grid qualcuno.
Signor Wright... serve aiuto?
Signor Wright?
Tadashi, che c', che cos' successo?
Wrieto-San spinse indietro la portiera della Cord, respinse
l'aiuto di una mezza dozzina di braccia volonterose con un bellicoso
movimento del suo bastone da passeggio e scese dalla macchina
fermandosi in piedi sul vialetto, le spalle dritte e gli occhi di
brace, apparentemente indenne nonostante il sangue perduto e le
folate di vento gelido. C'erano delle macchie marrone scuro sui risvolti
del soprabito e le notai per la prima volta. La camicia, solo
quella mattina candida e inamidata grazie alle cure di un apprendista,
era strappata e insanguinata e il cappello era tutto acciaccato.
Non disse niente. Si limit a squadrare tutti come se ogni singolo
uomo e ogni singola donna presenti fossero responsabili di
quanto gli era capitato, poi gir sui tacchi e and dritto in casa. Soltanto
una volta aperta la porta ed entrato nell'ombra dei suoi appartamenti
privati dove nessuno di noi poteva seguirlo, sembr lasciarsi
andare. Olgivanna! lo sentimmo sbraitare con la voce di
uno scolaretto che si era sbucciato il ginocchio al campo giochi.
Olgivanna, dove diavolo sei?
Non appena la porta si richiuse sbattendo, tutti si girarono verso
di me. Ero ancora seduto al volante della Cord, i capelli scompigliati,
i denti che battevano dal freddo, restio a staccarmi da quell'attimo.
Fu Daisy a riscuotermi. Era l accanto, china su di me, il
volto sospeso nella luce dei finestrini come se galleggiasse liberamente.
Era di una bellezza straordinaria. Mi stava dicendo qualcosa.
Tadashi, forza, siamo tutti ansiosi di sapere cos' successo.
Vieni dentro, fuori fa freddo, e mangia qualcosa. Ho chiesto a Emma
di tenerti da parte un piatto...
Poi intrecci le sue dita alle mie e ci avviammo verso la cucina,
alle calcagna tre quarti degli apprendisti intanto che cercavo di ricostruire
la vicenda fra esclamazioni e rimostranze. Ero in piedi accanto
al tavolo, per meglio dire schiacciato contro il tavolo da tutti
quei corpi, davanti a me un piatto riscaldato nel forno di cibo semplice
e sano immerso in una salsa, e tutti parlavano contemporaneamente.
Wes, il gigante, che torreggiava sopra di noi con la testa, il
busto e le larghe spalle come se avesse i trampoli, gridava con voce
acuta e agitata: Allora  stato Dunleavy... E stato lui? Dunleavy?.
S risposi e per la sesta volta in altrettanti minuti descrissi la
scena davanti al negozio di ferramenta e la parte che vi avevo avuto
io, massaggiandomi intanto il lato della faccia (che non mi faceva
quasi pi male) per richiamare l'attenzione su quel distintivo di onore
che mi sarei portato addosso per la successiva settimana e mezza.
Non mangiai. Non potei. I borsisti, miei colleghi e compagni
di camerata, uomini e donne miti che avevano pi a cuore le idee,
l'estetica e il disegno di qualsiasi manifestazione fisica dell'emozione,
si erano trasformati in vigilantes, una massa di possibili linciatori.
Fu deciso, da chi non lo ricordo pi, che saremmo saliti tutti
in macchina (la mia macchina, la Stutz), saremmo andati alla fattoria
dei Dunleavy e avremmo sistemato la faccenda. Lo prenderemo
a frustate!  tuon Wes mentre uscivamo nel cortile a passo
di carica e lui, Herbert, Edgar e io ci catapultammo sui sedili mentre
gli altri agitavano i pugni ululando come comanches. Accesi il
motore e ci lanciammo gi dalla collina buia nella notte, le loro grida
che mi risuonavano nelle orecchie.
Fu la signora Dunleavy ad aprire la porta in risposta ai nostri
colpi imperiosi. Era in abbigliamento da casa, con un grembiule. I
capelli erano sciolti in una massa molle di forcine e ciocche disordinate.
Avevano, notai in quel momento, il colore dello strame sull'aia.
Fece per aprire bocca ma era troppo sorpresa per parlare.
Vogliamo vostro marito disse Wes e la sua voce aveva un timbro
cattivo.
E vostro figlio. Anche vostro figlio aggiunse Herbert. Era
giusto alle mie spalle, esile e pallido come un bambino, e dietro di
lui c'era Edgar, che si percuoteva la coscia con una frusta di cuoio
intrecciato. Eravamo in quattro, tutti compresi dal momento. Il nostro
unico pensiero era la vendetta.
Vidi che negli occhi della signora Dunleavy si faceva strada la
comprensione, e insieme la paura e l'odio. Dietro di lei, come comparse
sulla scena, c'erano i due bambini che avevo visto poco pi
di un anno prima quando ero un giovanotto dalle inclinazioni urbane,
sperso nei boschi fra le campagne del Wisconsin, e il loro cane,
ispido e in guardia, un basso ringhio minaccioso nella gola. A
quel punto, ero ormai lanciato ben oltre il limite della normalit o
del comportamento civile. Arrivai a sputare sul pavimento fra i piedi
della donna calzati nelle pantofole. Ha aggredito il Maestro
grugnii, e sembrava che stessi leggendo le battute di un copione
...e ora deve pagarla.
Non so se quella sera il fattore Dunleavy e il suo rubizzo figliolo
fossero a casa (per quanto non abbia motivo di pensare che non ci
fossero, non  che il Wisconsin rurale pullulasse di intrattenimenti
culturali o che quegli ignoranti zotici solo parzialmente civilizzati
ne avrebbero approfittato se ve ne fossero stati) perch la signora
Dunleavy, con un movimento rapido e improvviso che sorprese
tutti noi ci sbatt la porta in faccia mettendo il chiavistello
con un suono rimbombante. Dopo di che a quanto pare and dritta
al telefono e chiam lo sceriffo. Restammo sotto il portico nel
flebile bagliore della luce giallastra (finch non venne
bruscamente spenta dall'interno della casa), interrogandoci ognuno fra s sulla
nostra avventatezza e chiedendoci che fare a quel punto, non foss'altro
per salvare la faccia fra di noi. Wes mi guard. Io guardai
Herbert. Herbert guard Edgar. Poi Wes si gir di nuovo verso la
porta e si mise a tempestare le assi di pino con quelle incudini dei
suoi pugni. Lo so che sei l dentro, vigliacco!  gridava, in un torrente
di minacce e accuse. Vieni fuori. Comportati da uomo! Cominciavo
a sentirmi in imbarazzo.
Pass un bel po' di tempo, una quindicina di minuti o anche
pi, in cui vagammo per il portico, borbottando imprecazioni e
soffocati mugugni risentiti a beneficio degli altri. Dall'interno della
casa non provenivano suoni di sorta, a parte l'occasionale lontano
brontolio del cane. Non so chi di noi abbia raccolto il sasso e
mandato a pezzi la finestra davanti, ma il rumore del vetro infranto
ag su di noi come una sveglia e tutti ci precipitammo simultaneamente
verso la macchina.
Purtroppo lo sceriffo ci stava aspettando appena fuori dalla State
Highway 23, quando prendemmo la svolta per Taliesin. Fummo
messi agli arresti tutti e quattro con l'accusa di aggressione e scortati
in manette alla prigione di contea. La Bearcat venne sequestrata.
Vi passammo due giorni, rinchiusi come criminali comuni,
poi vi fu il processo dove, dichiaratici colpevoli, ci beccammo una
sanzione di 50 dollari a testa.
Mio padre, riposi in pace, non lo venne mai a sapere. Non cos
Wrieto-San, ovviamente. Il quale, a sua volta, port il
fattore Dunleavy in tribunale, dove si present in pompa magna, tanto di bastone
da passeggio circondato da un formidabile gruppo di apprendisti
maschi (io sono il secondo da destra nella famosa fotografia
che apparve sui giornali di Spring Green, Madison e Chicago).
Il fattore venne riconosciuto colpevole di aggressione ai danni
di Wrieto-San, si sorb la ramanzina del giudice, venne condannato
a una settimana di carcere e a una multa, dopo di che lui e la
sua macilenta famiglia capirono di non essere pi in grado di sbarcare
il lunario sudando sulle zolle e andarono a ingrossare le orde
di pezzenti che andavano a ovest verso le promesse californiane.
Inutile dire che non sono particolarmente fiero del ruolo avuto in
tutto ci, e neanche del fatto che agli occhi dei funzionari della contea
di Iowa, Wisconsin, ancora oggi rimango un piccolo criminale,
per non dire il modello e il prototipo dello straniero indesiderabile.
Agli occhi di Wrieto-San invece ascesi al gruppo scelto delle primissime
file dei suoi ragazzi, tanto che nei mesi e negli anni seguenti
lo sentii sproloquiare con toni sentimentali (e anche tronfi)
su come i suoi ragazzi si fossero eretti in sua difesa quando le cose
andavano male. Si fermava nel mezzo di una delle sue perorazioni,
lo sguardo a un tratto distante. Sissignore, diceva, se c' una cosa
su cui posso contare sono i miei ragazzi.
Capisco che forse mi sono dilungato eccessivamente su questo
periodo della vita di Wrieto-San in quella che, dopo tutto, dovrebbe
fungere soltanto da introduzione, ma sono convinto che
queste rievocazioni possano contribuire a illuminare il carattere
di un uomo la cui grandezza ha toccato tutti noi. Per concludere,
vorrei menzionare che il mio esimio collaboratore, Seamus O'
Flaherty,  autore oltre che delle succitate traduzioni anche di due
romanzi, The Ladies' Heat (niente di ci che potreste credere,
l'argomento essendo l'atletica femminile)(2) e Kit and Caboodle(3) (anch'esso
sorprendente: l'opera narra di un'agenzia investigativa con
sede a Okinawa fondata da due inglesi, Jonas Kit e Malcolm
Caboodle, negli anni immediatamente successivi alla guerra). Fino a
oggi, purtroppo, non ha trovato un editore. Eppure, sono sicuro
che ne converrete, O'Flaherty-San sa dare un tocco artistico a questo
scritto nel suo dipanarsi a ritroso nel tempo nel tentativo di definire
la vera essenza del signor Frank Lloyd Wright, Wrieto-San,
Wrieto-San, banzai! Faro e genio perenne di tutti gli architetti passati,
presenti e futuri.

Note.
1. Il termine stuffy in inglese fa pensare all'imbottitura. [N.d.T.]
2. The Ladies' Heat: grosso modo Le eliminatorie femminili, ma anche Il calore delle
donne. [N.d.T.]
3. Kit and caboodle: grosso modo Baracca e burattini. [N.d.T.]

 Capitolo 1.
DIES IRAE.

Agosto 1914. In Europa c'era una guerra in corso, l'arciduca
Ferdinando era stato assassinato, i vecchi equilibri si stavano rompendo,
si scavavano trincee, indigenza, terrore e rovina si allargavano
sempre pi come cerchi nell'acqua di uno stagno, ma la notizia
l'aveva toccato s e no. Niente lo toccava davvero. Una settimana
prima si sentiva sicuro di s e felice come non lo era mai stato
in vita sua, Mamah fioriva insieme a Taliesin, lavorava a un libro
e si stava conquistando tutte le vicine con quella sua grazia che era
un dono di Dio e con il diminuendo della sua lunga risata, gli scandali
ormai acqua passata e i mastini della stampa sulle tracce di altre
vergogne e miserie, il lavoro ai Midway Gardens che arrivava a
compimento in una frenesia di cambiamenti dell'ultima ora, sostituzioni,
ritardi e ristrettezze e gli sforzi forsennati e congiunti di un
gruppo di uomini che lavoravano per rispettare una scadenza, proprio
come piaceva a lui. Ora invece era solo. Taliesin era ridotta in
cenere. E Mamah era morta.
Un giorno che non sapeva dire (luned, marted, che differenza
faceva), dopo mezzanotte, era seduto sulla collina sopra le rovine
della casa, i grilli attorno a lui in piena attivit, che strepitavano
come se la loro esistenza non dovesse finire mai e il gelo non dovesse
arrivare mai, le lucciole che scimmiottavano le stelle lass,
l'erba verde, gli alberi carichi di frutti e il puzzo acre della cenere
che aleggiava su ogni cosa. Cinquecento copie del portfolio
Wasmuth, stampate sulla miglior carta tedesca, finivano di bruciare
nella cantina (riusciva a distinguerne l'odore anche in quel momento,
un sottile e persistente puzzo chimico di tavole a colori,
piante complesse e idee in fumo) e girando la testa vedeva l'oscurit
pi fonda, fumo nero contro il cielo nero e la fitta ombra tratteggiata
dei comignoli rimasti in piedi da soli che sembravano i resti
di una civilt sommersa. Tutto era immobile. Poi, improvvisamente,
gli giunse un rumore, abrasivo e aspro, scarponi che calpestavano
le braci, e trattenne il respiro. Ecco, un breve bagliore di luce,
un fiammifero sfregato e subito spento. Joseph, pens,  solo Joseph,
il figlio del fattore che aveva ingaggiato perch pattugliasse
la propriet armato di fucile per tenere lontani sciacalli e chiunque
volesse arrecargli danno.
Altri danni. Danni fatali. L'oriundo delle Barbados si trovava
in carcere a Dodgeville, ma chiss, magari aveva dei collaboratori,
un'intera schiera di negri malcontenti in giacca bianca da camerieri
acquattati nel sottobosco con accette e coltelli? In un certo senso
se lo augurava. Cos almeno avrebbe avuto qualcosa su cui sfogare
il dolore e la rabbia che gli ribollivano dentro. Ribollivano, in
senso letterale. Aveva la schiena, dall'osso sacro alla nuca, coperta
di bolle, piccole piaghe infiammate in suppurazione, lui, che in vita
sua non aveva mai avuto n un foruncolo n una pustola. Sembrava
quasi che le chiacchiere dei pettegoli fossero vere e verificabili,
che la giustizia divina si fosse abbattuta sul suo capo per aver
violato le leggi di Dio e degli uomini per essersi unito a Mamah al
di fuori del matrimonio e aver aggravato il suo peccato portandosela
a Taliesin come per sbatterlo in faccia a tutti loro. Mamah aveva
pagato il prezzo pi elevato, mentre lui era stato risparmiato da
un capriccio del caso, trovandosi a Chicago, talmente preso e indaffarato
che aveva deciso di dormire direttamente sul posto di lavoro,
su un cumulo di trucioli. Risparmiato, come scrivevano i cronisti,
in modo da potersi tormentare e soffrire per il resto della sua
vita. Incendio doloso, omicidio, desolazione, pustole. Cos'altro
mancava, rane che piovevano dal cielo? Locuste?
Parlavano di peccato, i predicatori che lo denunciavano dal pulpito,
esultanti, gongolanti, e i giornalisti con loro, ma esisteva poi
una cosa simile? Lui non ci credeva pi di quanto ci
credessero Mamah o Ellen Key, non almeno quando si trattava di oneste relazioni
amorose fra uomini e donne, ma in che altro modo si poteva spiegare
ci che era accaduto? Era il Dio di Isaia sceso con la sua mano
sul versante della collina, il Dio davanti a cui Ein Tad(1) lo faceva
tremare da bambino. Ora le parole gli salirono alle labbra, involontarie
e tossiche, ma non gli era possibile fermarle, non pi di
quanto potesse tornare indietro nel tempo e fermare la mano
dell'assassino: L'erba appassisce, disse a voce alta, il suono delle
proprie parole un'aggressione alla solitudine della notte, il fiore
avvizzisce perch l'alito del Signore vi soffia sopra; in verit le persone
non sono che erba.
La seppell con le sue stesse mani. In una semplice cassa di pino
confezionata da Billy Weston con le sue mani ustionate e le ferite
alla testa, una cosa minuscola, perch Billy se ne stava gi fabbricando
una, da bambino, per suo figlio Ernest, ucciso insieme a
Mamah e agli altri, e sistemata sulle rocce come un'offerta bruciata.
La cassa era l in mezzo al cortile, con il suo odore di resina e
trucioli, solitaria e reale, un oggetto che poteva toccare, tastare, passarvi
sopra le mani. Pino bianco. I bordi piallati. Ma era troppo
piccola, no? Troppo costretta e limitata per uno spirito come quello di lei, e il primo pensiero che gli venne fu che Billy doveva aver
sbagliato le misure. Continuava a camminarci attorno, senza riuscire
a cogliere il problema, a trovare la soluzione in quelle assi inchiodate
insieme e nelle leggere venature mobili del legno (architettura,
era solo architettura), fino a che suo figlio John non lo trov
l. Troppo piccola, troppo piccola continuava a mormorare, sull'orlo
del tracollo pi di quanto non lo fosse stato da quando era
sceso dal treno. No, pap, gli disse John, va bene, e in effetti
era cos, finalmente se ne rese conto. Andava bene.
Nel fienile c'erano dei ganci con attaccati i falcetti e lui ci and,
ne scelse uno che si adattava alla sua mano, poi prese la cote e l'affil
fino a farlo scintillare nella densa luce crepuscolare di agosto. Quando
ritenne di essere soddisfatto usc e and nel giardino dove lei
coltivava i fiori e tagli tutto raso terra con ampi colpi furiosi finch
non ebbe le mani madide della linfa dei gambi, un campo intero
di fiori recisi ammonticchiati l in fasci, tanti da riempire un
cofano e anche una buca nella terra fresca. Mand via il becchino.
Mand via tutti quanti, i giornalisti, i contadini e le loro mogli, i
curiosi e gli sfaccendati e i maligni, quelli che non l'avevano conosciuta
e mai l'avrebbero conosciuta. Lui era quello che la conosceva,
l'unico, e lui fu quello che si chin per immergerla nei fiori, nei
suoi stessi fiori, quelli per cui proprio lei si era data tanta pena, petali
che si aprivano al sole e che ora si chiudevano per sempre(2). Poi
attacc i due sauri e guid il corteo funebre gi dal vialetto lasciandosi
alle spalle le rovine fumanti, fino alla strada di contea che
portava alla cappella della famiglia Lloyd Jones e al camposanto
appena dietro.
La cerimonia fu breve perch non c'era niente da dire, non almeno
per quanto lo riguardava, il colpo cos duro, il peso del dolore,
il castigo, e poi mand via tutti, la sorella Jenny, il figlio John, il
cognato Andrew Porter e i pochi altri, e imbracci la pala lui stesso.
Il marito, l'ex marito, una brava persona, abbastanza brava, non
c'era. E non aveva voluto esserci. Si trovava sul treno di Chicago,
quel treno che si fermava a ogni cittadina e ogni incrocio, con due
bare, due bare pi piccole persino di quella che Billy Weston aveva
fatto per suo figlio. Si sentiva il fruscio sommesso della terra che scivolava
nella fossa, i sassi che picchiavano contro gli angoli piallati
della cassa, il tonfo di una zolla, un groviglio di radici tagliate. Pioggia
in arrivo. L'odore di terra. E alla fine ci fu il tumulo rilevato che
lui appiattiva battendoci sopra la pala, l'oscurit che scendeva da un
cielo striato di nuvole. Il caldo, il caldo di agosto, cal tanto da sembrare
un altro fuoco che divampava dal terreno. Quando finalmente
la pioggia arriv un po' dopo la mezzanotte, lui era ancora l, e anche
se lo infradici fino alle ossa non riusc a rinfrescarlo.
Ora per, seduto nell'erba bagnata sul fianco della collina a
guardare quel puntino di luce in movimento che era la sigaretta di
Joseph Williams, una bisettrice dei piani notturni, fu pervaso da
una sensazione nuova, come se il legaccio che gli stringeva il cuore
si fosse allentato di un giro appena. Lei era morta e lui no, e non
c'era riflessione o lutto che potesse porvi rimedio. Era come se lei
non fosse mai esistita o esistesse in una sfera del tutto diversa, una
sorta di limbo permanente a cui lui non aveva accesso. Era andata,
anima e corpo, ma l c'era la prova tangibile di lei, Taliesin. Ci
che ne restava, quanto meno, lo studio e le stanze sul retro, le rimesse
e le stalle rimaste l desolate e abbandonate, il punto della
collina che nessun incendiario o assassino avrebbe mai potuto cancellare.
L'aveva costruito per lei, come rifugio dalle malelingue e
dagli occhi invadenti degli intriganti e dei pettegoli e dei bigotti domenicali
che le avevano reso la vita un inferno, e in quel momento
cap che l'avrebbe ricostruito, da zero, un monumento per lei.
Era il minimo che potesse fare (anzi no, l'unica cosa che potesse
fare, la cosa giusta, la cosa morale) e puntando lo sguardo nelle
tenebre dove sorgevano le camere principali cominciava gi a
elaborare il progetto contro lo sfondo della notte, vedendo un modo
nuovo di dare forma a ci che era stato raso al suolo per integrarlo
con la parte della costruzione che il fuoco aveva risparmiato.
E anche quello doveva essere preordinato, altrimenti perch mai
l'incendio si sarebbe fermato prima di distruggere tutto quanto, se
non perch doveva essere ricostruito?
A dire tutta la verit, e ora era franco con se stesso, la disposizione
delle stanze non l'aveva mai soddisfatto del tutto, e nemmeno
lo spazio limitato per gli ospiti e i lavoranti, e ora aveva
l'opportunit di espandere l'originale, di ampliare le stanze gi magnifiche,
di migliorare gli scorci panoramici e di estendersi a sudovest,
prolungando il lato corto della L rovesciata che dava alla casa
la sua forma nella struttura della collina, rafforzando le linee, migliorandone
l'armonia...(3). Avrebbe aggiunto una nuova ala per gli
ospiti e gli alloggi della servit e un'altra per le zie e la madre, proprio
l, a ovest. Avrebbe allargato lo studio, ridisegnato il cortile.
Reso lo spazio pi intimo e vasto al tempo stesso. Vedeva tutto ci
come se ce l'avesse davanti agli occhi, baciato dalla luce.
Era talmente preso dall'idea che non riusciva a star fermo e prima
di rendersene conto si mise a correre a capofitto nel buio, fra
l'erba fradicia e il tessuto appiccicoso della notte, scendendo fino
alla porta dello studio, gridando al guardiano che era tutto a posto,
tutto a posto. Aveva la sua logica. Aveva un progetto. Mamah,
l'avrebbe fatto per Mamah. Non avrebbe risparmiato niente. I dettagli
si sarebbero imposti da soli, Taliesin II sarebbe sorta con forza
dalle ceneri di Taliesin I come se a segnare il cammino fosse il
Signore di Isaia, il pi clemente e indulgente dei pastori.
Si ferm l una settimana, mangiando poco, dormendo meno.
Le pustole si ruppero e la camicia si attaccava alla pelle. Camminava
attorno alle rovine, frugava nella cenere in cerca dei frammenti
carbonizzati dei piatti, vagava fra le colline a cavallo, i capelli
all'aria e il mantello sventolante come un personaggio evocato dalle
sorelle Brnte, sempre in preda al cordoglio ma senza smettere
di progettare, assalito da un flusso di immagini che non riusciva a
fermare. Ma i progetti non significavano niente senza i mezzi per
realizzarli e alla fine della settimana lasci indicazioni a
Billy Weston per lo sgombero e se ne torn a Chicago. A lavorare.
A quel tempo aveva una casa in affitto al 25 di East Cedar Street,
e quando vi fece ritorno tenne la madre a distanza (era in lutto; aveva
bisogno di starsene da solo), resistette alle proposte della figlia
Catherine (perch non lasciava che gli desse una mano nelle faccende
di casa?) e intanto doveva litigare con Kitty per il denaro
che le passava mensilmente e la vendita della casa di Oak Park dove insieme
avevano cresciuto i loro figli. C'era qualche progetto all'orizzonte(4).
La gente gli faceva richieste. Il fiume di denaro a Midway
Gardens si era ridotto a un rivolo, il termine dei lavori si protraeva
e tutte le sere il pubblico si ritrovava in un'arena che invocava
il completamento. Dalla stampa incassava ci a cui pensava di essersi
assuefatto (GLI OMICIDI AL VILLINO DELL'AMORE; CHEF NEGRO
IMPAZZITO MASSACRA 7 PERSONE; VITTIME FRA I CONGIUNTI DI
WRIGHT), ma ritenne di non poter fare a meno di rilasciare una dichiarazione
per rintuzzare gli attacchi alla persona di Mamah, una
donna migliore, pi forte e pi determinata a vivere i propri idealidi qualsiasi altra donna che avesse mai conosciuto(5).
Nel bel mezzo di tutto ci, prese una decisione da niente, una
questione di personale, una sciocchezza, una di quelle cose che aveva
sbrigato migliaia di volte nel corso degli anni, e un'altra donna
entr nella sua vita. Fece sapere che cercava una governante, una
persona efficiente, silenziosa, affidabile, in grado di provvedere ai
suoi bisogni a Chicago e poi a Spring Green quando fossero partiti
i lavori: senza Mamah che badava a lui, si sentiva perduto. I piatti
erano una seccatura, ammucchiati qua e l per la casa con frammenti
non meglio identificati di cibo incrostati sopra, i tappeti erano
sporchi, le lenzuola andavano cambiate, stava finendo le camicie
e la biancheria (i calzini) e non ne poteva pi di dover mandare
ogni due giorni qualcuno in lavanderia. Un'inezia. Gli bastava
questo. Una persona che badasse a lui.
Il mattino dopo aver sparso la voce, molto presto, non si era
ancora sbarbato n aveva ancora cominciato a pensare a uova, tegami
e bacon, allo sciroppo d'acero del macellaio in fondo alla strada,
che qualcuno buss alla porta. Stava quasi per non aprire. Chi
poteva essere a quell'ora, un giornalista che sperava di provocarlo
cos da procurarsi materiale per l'edizione della sera? Un creditore
che chiedeva di essere pagato? Altre cattive notizie? Un momento!
grid dal bagno verso l'ingresso. Poi, alzando la voce irritato:
Chi ?.
Nessuna risposta, ma i colpi alla porta non cessavano, anzi crescevano
di intensit. Usc e scese nell'ingresso, gi un po' allarmato
(aveva i nervi scossi, comprensibilmente) e lanci un altro
urlaccio. Dette un'occhiata all'orologio. Erano le sei e un quarto. Ancora
colpi, perentori, stizziti. Arriv alla porta e la spalanc.
In piedi sulla soglia c'era una donnetta tutta raggrinzita, le spalle
curve, gli occhi azzurro chiaro che si alzavano verso di lui come
bolle di gas in una bottiglia di acqua di selz. Era vestita da capo a
piedi di nero, con scarpe alte abbottonate e una cuffietta che sembrava
uscita dal secolo prima.
S? disse, completamente sconcertato. Si era persa? Una vecchia?
Una raccolta di beneficenza?
Sono qui per il lavoro disse lei, con una voce che lo invest
come se stesse urlando dall'altra parte della strada. Aveva gi una
mano sulla porta, gli stava gi girando attorno e si stava introducendo
in casa.
Ma cosa state facendo? chiese lui. Chi siete?
Lei rimase ferma un momento, scrutando la stanza e mormorando
fra s. Poi pos la borsa (e, lo vedeva solo ora, un cornetto
acustico) e si mise a raccogliere i piatti con modi che erano quasi
comici. Era un'intrusa. Una seccatura. La prese per il braccio, che
trov sorprendentemente sodo, e la gir verso di s. Sentite, signora,
signora, voi non potete...
Lei gli scocc un'occhiata e lui le lasci andare il braccio. Signora
Nellie Breen, tuon, per voi potete chiamarmi Mamma. 
stato il vostro assistente a Midway, il signor Mueller, a mandarmi.
Vi porgo le mie pi vive condoglianze e tutto l'amore salvifico dei
Santi e della Vergine Maria e pure del Signore Ges per le prove
terribili abbattutesi sulla vostra testa, di cui ho letto sui giornali...
Da che parte avete detto che si trova la cucina? E naturalmente dovrete
mostrarmi la mia stanza.
In un primo momento gli parve che fosse troppo fragile per i
lavori domestici, ma si sbagliava: lavorava indefessa dal mattino alla
sera, con una sorta di aria silenziosamente offesa che si sfogava
sullo sporco e il disordine. E se il cornetto acustico gli era parso ridicolo,
un aggeggio da vecchi bacucchi, un accessorio da vaudeville,
ben presto impar ad apprezzarlo. Lui voleva efficienza. Voleva
tranquillit. E per la verit non ci fu granch bisogno di comunicare
con Mamma Breen, una volta scambiati i primi convenevoli
e messo a bagno i piatti nel lavandino in una bacinella di acqua
calda.
Le settimane cominciarono a ruzzolare una dietro l'altra, una
fila di colonne prive di ancoraggio che piombavano a terra in successione.
Dormiva poco o niente. E quando dormiva, era tormentato
dagli incubi, il volto di Carleton, un telo insanguinato, gli arti
mutilati dei bambini e quelle inammissibili chiazze umide che si allargavano
sui lenzuoli sotto cui giacevano, buttati come radici strappate
alla terra. Rigor mortis. Non aveva mai saputo cosa significasse,
non l'aveva mai voluto sapere, quei corpicini composti in una
grottesca parodia del riposo e della fine. Ogni volta che chiudeva
gli occhi, anche solo per un minuto, vedeva i figli morti, vedeva
Mamah, e poi le colonne nude e gli spettrali comignoli ergersi in
una realt a s stante, sghembi, fuori asse, irrimediabilmente sbagliati.
Nessun progetto. Non c'era nessun progetto. Solo il caos.
Si butt nel lavoro. Ci si seppell, e questo avrebbe anche potuto
sorreggerlo, non fosse stato per gli eterni problemi finanziari.
Nonostante alla fine di giugno i Midway Gardens fossero stati inaugurati
con grande successo, alla presenza di oltre mille persone della
migliore societ di Chicago in smoking e abito da sera, la National
Symphony Orchestra che si era esibita in tre diversi concerti, un
balletto della Pavlova, il popolino che si accalcava fuori nelle birrerie
all'aperto e le unanimi lodi entusiastiche, settembre era arrivato
e mancavano ancora le ultime rifiniture. Waller(6) aveva finito i soldi,
era completamente al verde, punto e basta. C'erano buchi ovunque,
opere in vetro da installare, sculture, murales, ma non c'era
supplica, rabbia, risentimento o anche logica che potesse smuoverlo:
i soldi erano finiti e Frank avrebbe dovuto pazientare. Pazientare?
Lui aveva bisogno di incassare, aveva bisogno di soldi per ricostruire
Taliesin, e il suo onorario dov'era finito? Dov'era il suo compenso
per le centinaia di ore profuse? Per Taliesin? Per Mamah?
A casa, di sera, Mamma Breen gli si affaccendava attorno e lui
mangiava da solo (arrosti, stufato all'irlandese, grigliata di agnello
e pesce bianco del Michigan alla panna) poi si metteva a lavorare
al progetto per Taliesin, completamente assorbito dallo sforzo creativo
per ore e ore. Mamma Breen chiacchierava tutto il tempo con
la sua voce rotta e monotona, rendendolo edotto sui dettagli della
propria vita privata mentre gli serviva la carne, sparecchiava la tavola,
spazzava eternamente i pavimenti e il suono della sua voce,
una voce femminile per quanto stridula, nello stato in cui si trovava
gli riusciva consolante come un coro di angeli. Era vedova, venne
cos a sapere, da signorina si chiamava McClanahan, e le sue referenze
venivano da Monsignor O'Reilly e dagli Howard Turpett,
presso i quali era stata a servizio per trentadue anni, fin quando,
durante un viaggio in Oriente, il colera non se li era portati via entrambi.
Sua figlia (aveva una sola figlia e quattro maschi, sparpagliati
di qua e di l) era stata per lei motivo di delusione. Andava a
messa tutte le mattine alle cinque e pregava per lei e per i figli e anche
per lui (Signor Wright, diceva, riducendo il tono della voce
dalla roboante invettiva a qualcosa di simile al grido, mi consumo
le ginocchia per voi, sapete?) e poi di nuovo dopo che aveva servito
la cena. Dormiva sempre con tre coperte, anche nelle notti pi
calde. Reumatismi spiegava. La maledizione dei vecchi. E lo
guardava come se lui potesse comprenderla, ma lui non era vecchio,
non ancora, aveva compiuto i quarantasette il giugno precedente
e giorno dopo giorno sentiva le forze e la determinazione riprendere
vigore.
La port con s in Wisconsin col treno e la lasci a combattere
con l'invasione di cenere nello studio, nella camera da letto sul
retro, nella cucina, nella dispensa e in generale ovunque una finestra
fosse rimasta aperta o una scarpa avesse lasciato la propria impronta,
mentre lui intanto ispezionava il posto discutendo con Billy
Weston e Paul Mueller su ci che bisognava fare. Quella donna
era un tornado e riordin la casa come nemmeno mamma Wright
sarebbe stata capace di fare, perch mamma Wright, sebbene lui
l'amasse pi di qualsiasi altra donna al mondo e ne avesse pi bisogno
che mai, lo avrebbe assillato e tormentato ed esasperato, cosa
che quella nuova mamma, quella mamma artificiale, non fece
mai. Mamma Breen. Cucinava per gli uomini, puliva, lavava e stirava
e non sentiva nemmeno una parola di quello che si diceva.
Man mano che alle foschie settembrine subentravano le piogge
ottobrine e le prime consistenti gelate, che quell'anno arrivarono
a novembre, si ripristinarono i ritmi di un tempo. Andava avanti
e indietro fra Spring Green e Chicago, per blandire i clienti, sottoporre
disegni e proposte, cercare materiali e curiosando fra negozi
e gallerie in cerca di begli oggetti in sostituzione di quelli che
erano andati distrutti. Pasticciava con i conti, staccava assegni senza
la sufficiente copertura, teneva a bada la figlia che continuava a
farsi viva chiedendo se non ci fosse un modo in cui poteva rendersi
utile, con la corrispondenza, facendo la polvere, qualsiasi cosa.
E poi sua madre. Passava con lei tutto il tempo che gli era possibile,
rassicurandola che stava ricostruendo per lei, cos che insieme
alla zia Nell e alla zia Jane potessero stare con lui in pianta stabile(7),
e lei parve placarsi, sebbene continuasse a fare domande sulla
signora Breen. Chi era quella donna? Come mai in un momento
come quello c'era lei al suo fianco invece di sua madre, che l'aveva
messo al mondo e l'aveva cresciuto facendolo diventare quello che
era diventato? Sapeva cucinare, era per quello? Preferiva forse la
sua cucina a quella materna? Ma prevalentemente lavorava alla ricostruzione
di Taliesin, sgobbando fianco a fianco con gli uomini
con qualsiasi tempo, incurante del freddo e delle scomodit, osservando
le strutture emergere giorno dopo giorno dalla farragine
di legno, pietra e stucco(8). Gli facevano male i muscoli. Cominci a
riprendere i chili che aveva perduto. Gli incubi svanirono a fronte
della stanchezza e riprese a dormire come aveva sempre fatto, in
una discesa ininterrotta in un profondissimo oblio.
In tutto ci continuava a ricevere lettere di vicinanza da amici
e anche da sconosciuti, centinaia di lettere, una valanga, cos tante
che non poteva nemmeno pensare di rispondere. Ogni giorno sulla
scrivania trovava un nuovo cumulo di buste, in quanto i giornali avevano scatenato un profluvio di emozioni libere di persone da
ogni parte del mondo che volevano partecipare al suo cordoglio,
che volevano raccontargli la propria perdita e il proprio lutto, rassicurarlo,
rimbrottarlo, lodarlo, criticarlo e offrirgli le loro preghiere.
Dopo le prime, non riusc a leggere quelle lettere. Lo deprimevano
e lo irritavano. Chi erano quelle persone per pensare di
poter invadere la sua vita, con le migliori intenzioni o meno? Era
quella la notoriet? Era questo che significava essere famosi? Gente
che si intrometteva nella tua vita privata come tanti parassiti, che
ti frugava nell'anima, insinuandosi fra due sottili fogli di carta?
Bruciatele disse alla sua segretaria. Tutte. A meno che non
vengano da qualcuno che conosco e di cui mi importa. Amici, clienti,
familiari. Le altre bruciatele. Non voglio vederle.
E cos fu. Ma la segretaria, una donna giudiziosa, mise da parte
alcuni degli esemplari pi interessanti e commoventi, ritenendo
che potessero toccarlo nel profondo in modo speciale e terapeutico.
Leg quelle lettere con una fettuccia e regolarmente, a distanza
di qualche giorno, gliele rimetteva sulla scrivania. Pensavo che
queste potessero interessarvi diceva, aggiungendo subito: Le altre
le ho bruciate.
Una mattina all'inizio di dicembre gli mise sul tavolo un'unica
lettera. Questa mi sembra particolarmente accorata mormor, e
lui alz lo sguardo all'intonazione della sua voce. Lei gli fece un debole
sorriso e si ritir. Di l dalle finestre cadeva una pioggia fredda.
Si alz un momento per riattizzare il fuoco, poi torn al disegno
a cui stava lavorando, spingendo la lettera nell'angolo della
scrivania. Per tutta l'ora successiva praticamente non alz lo sguardo,
provando un'idea dopo l'altra per il giapponese, immaginando
un albergo che non fosse n orientale n occidentale, un edificio
grandioso che riuscisse a combinare alcuni degli elementi strutturali
dei Midway Gardens, strati di pietra, mattoni, con una piscina
davanti per ancorarlo a terra e che ne rifletteva le linee, disegni
preliminari, niente di pi, visto che l'incarico non era stato assegnato,
non ancora. Ma lo sarebbe stato, su quello era fiducioso
e non poteva fare a meno di calcolare l'onorario su una costruzione
dal budget quasi illimitato, due milioni, tre, forse pi. Si era completamente
dimenticato della lettera, ma quando rialz lo sguardo
la vide l, in una busta color crema con impresse le iniziali MMN.
La prese in mano distrattamente, la testa ancora in Giappone.
Gli arriv un vago profumo, come se nella stanza fosse entrata una
nuova persona, una presenza femminile, elegante e raffinata, tutta
nel mondo dell'astrazione. Avvicin il naso alla busta... non aveva
potuto trattenersi, quanto tempo era passato? L'indirizzo era vergato
con calligrafia ferma e ampia che sembrava voler balzare dalla
pagina verso il Signor Frank Lloyd Wright, Architetto; il mittente
riportava un numero civico e un arrondissement di Parigi, ma il
timbro postale era di Chicago, Illinois. Apr la lettera e cominci a
leggerla cos assorto che sembrava vittima di un incantesimo:
Caro signor Wright,
vi scrivo per esprimere la mia pi profonda vicinanza e il mio
smarrimento per la tragica perdita che vi ha colpito, sapendo quanto
possa essere dolorosa una perdita simile, soprattutto in questo momento
dell'anno in cui tutti noi nell'imminenza di Yuletide indugiamo
col pensiero sulle gioie e sui dolori come fissando lo sguardo
su un riflesso nella grande e oscura gora della nostra vita. Oh, le carte
che il Fato ci serve! Amore e morte in un equilibrio perfetto, crudele,
crudele! Perch anch'io ho subito la terribile tragedia di un
lutto in amore nella vita e posso dirvi che non si deve pensare a ci che
avrebbe potuto essere, ma ai propri cari assurti all'estasi dell'essere
sempiterno. Siamo due anime affini, voi e io. Anime percosse, anime
che anelano il momento in cui il lido di luce e fiori apparir frammezzo
le martellanti onde dei neri oceani della disperazione...
Il tratto sicuro e fluido lo guid per le quindici pagine fitte che
offrivano in parti uguali speranza e rassegnazione, assicurandogli
che nuove conoscenze, nuove sfide e piaceri lo attendevano cos
come attendevano lei e tutti coloro il cui spirito restava indomito
e irriducibile. Con simpatia e affettuosa speranza, concludeva la lettera,
fornendo un indirizzo di Chicago sotto il meraviglioso svolazzo
della sua firma: Madame Maude Miriam Noel.

Note.
1. In gallese, padre. Richard Lloyd Jones, il nonno materno di Wrieto-San, ovvero il padre
del clan, aveva eletto il quarantesimo capitolo di Isaia come proprio personale testamento
e l'aveva fatto imparare a memoria a Wrieto-San e alle sue sorelle. La sua visione della
vita umana e del suo scopo mi sembra particolarmente cupa. Non c' niente di simile nella
tradizione shintoista.
2. Una delle donne del posto aveva composto la salma, avvolgendola da capo a piedi in
due teli di lino per nascondere gli oltraggi che aveva subito, il cranio aperto, le cervella fuoriuscite,
braccia, gambe e busto anneriti dal fuoco.
3. Per Wrieto-San, ogni costruzione a Taliesin era in continua trasformazione. Negli anni
trenta, quando un pomeriggio ventoso appicc accidentalmente il fuoco al teatro di Hill-
side (il sottobosco, il kerosene, la disattenzione), mi prese da parte con una strizzata d'occhio
e un cenno del capo e mi disse che da anni cercava una scusa per rinnovare quella vecchia
baracca.
4. In particolare, i disegni preliminari per l'Imperial Hotel. Wrieto-San all'epoca era in
trattative con un emissario dell'imperatore e usava tutto il suo fascino e la sua capacit persuasiva
nella speranza di assicurarsi l'incarico.
5. Combattivo come sempre, in un passo della dichiarazione di Wrieto-San al Weekly
Home News si legge: Voi altre mogli con i vostri certificati d'amore, pregate di poter amare
ed essere amate come lo  stata Mamah Borthwick.
6. Edward C. Waller Jr., promotore del progetto, che aveva raccolto 65.000 dollari contro
i circa 350.000 di costo finale. Due anni dopo avrebbe dichiarato bancarotta. Avendolo
convinto ad accettare, in luogo dell'onorario, obbligazioni della societ, Wrieto-San alla fine
si ritrov in mano, come si dice, un pugno di mosche.
7. Mi spiace dirlo, ma Wrieto-San era un po' un mammone (okdsan ko) e per tutta la
vita, soprattutto nei momenti di difficolt, cerc la compagnia femminile.
8. Ancora una volta c' da chiedersi dove Wrieto-San fosse riuscito a trovare i soldi per
l'acquisto dei materiali e per assumere uno stuolo di circa venticinque fra muratori, carpentieri
e manovali, a molti dei quali bisognava fornire vitto e alloggio. Me lo vedo, esercitare
il suo fascino leggendario, ovviamente, magari sfruttando anche le reazioni di simpatia
per la morte di Mamah come cuneo per separare amici, artigiani e possibili clienti dalle rispettive
risorse, tuttavia...

 Capitolo 2.
MIRIAM ENTRA IN SCENA.

Se ne stava sprofondata nel sof del salotto di Norma, il soggiorno,
come lo chiamavano da quelle parti, con una tazza di t in
mano, e in mancanza di qualcosa di meglio da fare spostava pigramente
le tessere di un puzzle qua e l sul tavolino, quando Norma
rientr con la posta. Fuori, dietro la cornice grigia della finestra, il
tempo era uggioso, nubi funeree appese ai tetti come panni stesi
ad asciugare, e cos freddo che persino i piccioni grigio sporco come
i topi se ne stavano rannicchiati, scure file immobili di piume
congelate e becchi immobili che danneggiavano le grondaie fin dove
arrivava lo sguardo da una parte e dall'altra dell'isolato. Erano
due giorni che non usciva di casa, che non usciva dalla vestaglia,
perch quel freddo era una specie di scherzo cosmico, un freddo
che andava al di l di qualsiasi cosa fosse mai stata Parigi da quando
i ghiacciai, in qualche remota epoca preistorica, si erano ritirati
e la gente viveva ancora nelle caverne. Chicago. Com'era possibile
che qualcuno ci vivesse davvero?
Certo, ricord a se stessa, adesso era una rifugiata(1), e doveva
trarne il meglio. E poi Norma era deliziosa, davvero, per quanto
l'appartamento fosse un caos e il riscaldamento troppo alto, la carta
da parati ridicola, l'arredamento sembrava uscito da un negozio
di cianfrusaglie, ma dov'era finito il gusto di sua figlia? Non aveva
imparato niente dall'esempio materno? Non aveva preso proprio
niente da lei? Tutto da Emil, era cos? Il volto del suo defunto marito
si affacci un momento alla sua coscienza, era stato un brav'uomo,
veramente, tranquillo, riflessivo, di sostegno, solo che in tutto
lui c'era la sensibilit artistica che lei aveva nel mignolo.
L'appartamento. Norma. Suo genero. Si sent invadere da un impeto irresistibile
di rabbia, le parole che gi le si formavano sulla lingua, parole
taglienti, che inchiodavano, per costruttive, ricostruttive, perch
vivere in quel modo era una tragedia per, per... ma in quel momento
Norma disse: Mamma, c' qualcosa per te.
Ed eccola l fra le sue mani, una busta bianco sporco con un
singolo quadratino rosso nell'angolo in basso a sinistra e sopra le
iniziali FLLW. Pos la tazza di t. Forse era soltanto la sua immaginazione,
ma le parve che la giornata si facesse appena pi luminosa,
come se in effetti, in mezzo a tutto quel grigiore, l fuori da qualche
parte ci fosse il sole. La rabbia che appena un istante prima
aveva avvertito con tanta intensit si dissolse in un chiarore crepuscolare
di calore e soddisfazione. Norma la stava scrutando. Di
cosa si tratta, mamma? le chiese, un sorriso carico di aspettativa
sulle labbra. Buone notizie?
Miriam non rispose, non subito. Intendeva prendersi il suo tempo
perch non aveva bisogno di aprire la lettera, non ancora: sapeva
gi, pi o meno, cosa c'era scritto. Lui l'avrebbe ringraziata con
parole elaborate e raffinate, esprimendo la propria profonda emozione
per la vicinanza che lei gli testimoniava e il desiderio sincero
di ricambiare tale sentimento. Probabilmente era anche curioso di
sapere chi fosse lei e chi potesse conoscere cos intimamente il suo
cuore. E in aggiunta a tutto ci, ci sarebbe stato qualcos'altro: un
invito. A incontrarsi. Nel suo studio. A casa sua. Un salone da qualche
parte, una delle sue splendide creazioni, luci soffuse dalle sue
eleganti lampade, il fulgore del fuoco che si rifletteva in alto sulle
travi oliate, le stampe e le porcellane che si intravedevano nell'oscurit
conferendo il tocco perfetto. Sarebbe stato onorato, eccetera,
e non intendeva minimamente mancarle di rispetto, ma doveva
proprio vederla, vedere quella meraviglia di sensibilit, in carne e
ossa, sia pure per pochi brevissimi e fugaci istanti.
Ovviamente, come accade spesso, la realt di una data situazione
non corrisponde necessariamente alle proprie aspettative (gli
anni trascorsi con Emil ne erano una dimostrazione eclatante) e la
risposta dell'architetto non era esattamente ci che lei sperava. Era
incuriosito, questo s, come poteva non esserlo? Per era anche
freddino perch non la conosceva, non era detto che riuscisse a
intuirne l'animo grazie ai tratti della penna (avrebbe potuto pensare
che fosse una zitella troppo eccitabile con propensioni poetiche,
un'altra filosofa da salotto, un'altra questuante che gli si buttava
ai piedi mentre lui saliva l'Olimpo dell'architettura) e non
c'era nessun invito.
Per interessato lo era certamente. Lo si annusava nelle prime
poche righe, chiunque l'avrebbe capito. E lei rispose all'istante, la
sua seconda missiva ancora pi calorosa della prima (perch no?
Lei era un'anima troppo grande e generosa per costringere le proprie
emozioni) e stavolta gli scrisse qualcosa di pi di s, del suo
volo da Parigi, delle proprie romantiche aspirazioni, della vita vissuta
al servizio dell'arte, trovando una dozzina di modi per tessere
le lodi al genio di colui che aveva rivoluzionato l'arte pi elevata
di tutte per un'intera generazione. In un poscritto gli chiedeva
un incontro, per quanto breve, perch il suo cuore semplicemente
non poteva rassegnarsi a pensarlo solo con il suo tormento. Si
firmava Con grande simpatia e speranza, Madame Noel.
La replica arriv a stretto giro di posta. Avrebbe avuto piacere
di incontrarla nel suo studio all'Orchestra Hall(2) e magari, se ve ne
fosse stato il tempo e lei lo avesse gradito, le avrebbe mostrato qualche
recente esempio della propria arte. Gioved alle cinque poteva
andarle bene? In caso contrario, sarebbe stato lieto di proporle
un'altra data e un altro orario. Restava in attesa della sua risposta
e dell'onore di fare la sua conoscenza. Si firmava, come lei si aspettava,
sinceramente suo, Frank Lloyd Wright.
Le ci vollero tre ore per vestirsi e truccarsi, scartando una mise
dopo l'altra finch la scelta cadde su un abito lungo aderente di velluto
verdino pallido, che le lasciava molto opportunamente scoperte
gola, spalle e braccia. Si incipri il viso, si ritocc occhi e labbra, si
spazzol i capelli (quei capelli che erano il suo vanto, lo erano sempre
stati, folti come quelli di una debuttante e non un solo filo grigio
fra i ricci rossi che le ricadevano copiosi sulla nuca) poi, dopo
un'accurata ispezione nello specchio a pavimento, pass ai gioielli.
Una scelta di anelli, lo scarabeo, ovviamente, il diamante e la croce
di perle coltivate con la catenella di oro rosa per guidare lo sguardo
verso la gola, la lorgnette languidamente appesa al nastro di seta.
Voleva che la vedesse per quello che era, au courant, colta, un'artista
dotata che aveva esposto al Louvre ed era trs intime nei salotti
parigini, una donna di talento e di carattere, una bellezza naturale
la cui presenza faceva apparire tutte le altre donne che si affannavano
per le vie della Citt del Vento tanti piccoli botoli. Come sto? 
chiese a Norma incedendo nel soggiorno. E Norma, anima benedetta,
alz lo sguardo sulla madre sinceramente ammirata. Oh,
mamma, sembri proprio uscita da un rotocalco parigino! 
Fece un paio di giravolte su se stessa beandosi della linea dell'abito
e del morbido ondeggiare delle balze alle caviglie. E di questo
capo, cosa mi dici? Studiandosi nello specchio sopra il buffet,
abbass una spalla per infilarsi nella mantella di pelle di foca, poi
si chin in avanti per fermare con una forcina il cappellino pendant
sulla massa dei riccioli. Un ultimo ritocco alle labbra, la bocca piegata
all'ingi in un broncio irresistibile (vediamo se mi resiste, vediamo,
pensava, pervasa da una crescente euforia che minacciava
di sollevarla da terra), poi con una piroetta si volt verso Norma
offrendosi in tutto il suo splendore.
Ebbene? disse.
Norma si era alzata e aveva attraversato la stanza per raggiungerla.
Allung una mano e le lisci la pelliccia. Oh, mamma bisbigli.
Che bella.
E Miriam era al settimo cielo, nessun bisogno di fare ricorso alla
siringa, ora no, non nello stato d'animo in cui si trovava, che nessun
elisir poteva sperare di eguagliare o migliorare: era bella, s, e
lo sapeva. Si chin verso lo specchio per un'ultima occhiata, si aggiust
impercettibilmente un angolo del cappellino, un colpetto ai
capelli. Poi si raddrizz e scocc un sorriso radioso alla figlia, sentendosi
come un'attrice dietro le quinte in attesa del segnale di entrata
in scena, il grigio appartamento tutto a un tratto liberato dalla
sua tetraggine e inondato di luce. Mi servir un taxi disse con
un registro di voce basso e seducente.
Un vento frizzante e anarchico la invest non appena mise piede
gi dal taxi, gonfiandole la mantella, il cappellino sul punto di
volar via, assalita dalla polvere e le cartacce dei viali e delle sporche
stradine come in un uragano, tanto che mentre saliva le scale
che portavano all'ingresso la sua preoccupazione principale era la
pettinatura. E il viso. Il viso, naturalmente. Era in ritardo per
l'appuntamento, quello era sicuro (era sempre in ritardo) e ora le
sarebbe toccato fermarsi al bagno delle signore per gli aggiustamenti
del caso. Il cuore che martellava, il respiro corto, agitata (s,
agitata) si aggirava nell'atrio in cerca del bagno e quando lo trov,
quando spinse la porta entrando nella luce calda e viva di quel rifugio
che, grazie al cielo, a quell'ora era deserto, and direttamente
verso uno degli stanzini e vi si chiuse dentro. Il suo unico pensiero
era che non poteva permettere di farsi vedere da lui in quellostato, i nervi sovreccitati come una ballerina delle Folies-Bergre,
e cos per calmarsi, per rallentare un po' tutto e darsi quell'aria
di languore parigino che non avrebbe mancato di far colpo su di
lui, tir fuori la siringa dalla borsetta.
Dopo di che, vide il proprio volto e i capelli nello specchio, di
nuovo pienamente padrona di s. Si ripass il rossetto con una mano
ferma come quella di un chirurgo, lisci il velluto verdino e si
riassett il colletto in modo che cadesse come si deve, dette volume
alla mantella, si spruzz altre due gocce di profumo. Per un lungo
istante rimase a scrutarsi nello specchio da varie angolature,
mentre altre due donne, relitti di mezza et(3) senza il minimo barlume
di stile o contegno, entravano dalla porta, chiacchierando delle
vicende di qualche altra impiegata. Le ignor (Che guardino, che
apprezzino l'eleganza, la vera eleganza, una volta tanto nelle loro vite
desolate) e si dette un'ultima occhiata critica. Soddisfatta, usc
dal locale e attravers l'atrio verso l'ascensore, dove due uomini in
completi di ottimo taglio si fecero da parte con uno sguardo di untuosa
ammirazione mentre lei annunciava il piano al boy che fece
del proprio meglio per tenere gli occhi fissi davanti a s.
Venne accolta da un giovane assistente (locali pieni di arte orientale,
una coppia di spiritelli di Iannelli, disegni finiti e complicati
modellini, un'illuminazione raffinata, gusto e raffinatezza che trasudavano
dalle stesse pareti) e quindi introdotta in un corridoio
che portava allo studio, dove intravide fugacemente un ometto anziano
e tracagnotto che sbirciava dalla soglia e infine la fecero accomodare
nello studio vero e proprio, in una sedia Craftsman dalloschienale alto. Ma non era una sedia normale, e quel pensiero la
colp con la forza di una rivelazione, era la sedia di Frank Lloyd
Wright. Era seduta sulla sedia di Frank Lloyd Wright, un capolavoro
disegnato dal Maestro stesso! C'era della genialit, la genialit
all'opera nel disegno che conferiva verticalit alle linee orizzontali
della stanza, nel taglio e nella finitura del legno. Nell'arredo, le
pareti, i tappeti, i tendaggi. Era come entrare nel salone di Des
Esseintes in persona.
L'assistente, faccia da accolito, spalle curve, labbra strette, capelli
color talpa che gli ricadevano sulla fronte, le aveva offerto la
sedia come se stesse officiando un rituale sacro, aveva fatto per
prenderle la mantella ma lei aveva rifiutato. Voleva che il signor
Frank Lloyd Wright potesse godere appieno dell'effetto, en
ensemble, e ora aveva un momento per rassettare le pieghe della
mantella e sistemarsi. La sedia, not, faceva parte di un
gruppo di tre (le altre due erano accanto a un tavolino intarsiato contro
il muro) e si trovava davanti a un tavolo gigantesco abbellito da
un enorme vaso di fiori recisi che porgevano la propria bellezza
e fragranza a dispetto del tempo e della stagione; dietro il tavolo
un paravento orientale che raffigurava un pino scuro e contorto
sui cui rami stavano appollaiate due gru. Il signor Wright arriver
subito bisbigli l'assistente prima di scivolare fuori dalla
stanza. Pass un momento, tutto immobile come in una chiesa,
poi a un tratto eccolo l, l'uomo che aveva visto in corridoio, felino,
vigile e presente, una presenza immanente, ma davvero? Certo,
certo. Quegli occhi. Le pieghe sofferenti attorno alla bocca.
Teso, eroico e giovane, molto pi giovane di quanto potesse apparire
a prima vista...
Madame Noel? disse girando attorno al tavolo con un piccolo
inchino e prendendole la mano nella sua.  un grande piacere...
cominci, poi esit, venendogli a mancare i triti convenevoli
di saluto che erano inadeguati, inservibili, un travisamento di
tutto ci che lui provava in quell'istante. Lei lo vide subito, vide
il proprio potere riflesso nei suoi occhi, il bisogno, la confusione,
un'occhiata di autentico stupore che le percorreva il corpo su e
gi come se fossero le sue mani, e anche qualcos'altro, qualcosa
di pi profondo, di ancestrale, nudo nella sua immediatezza e nella
sua urgenza.
Gli fece un sorriso pigro e dolce, una pressione delle dita sulle
sue, poi gli lasci la mano, si chin in avanti e pos il portasigarette
d'oro su un angolo del tavolo e il volumetto rilegato in pelle
che gli aveva portato sull'altro. Oh, credetemi, il piacere  tutto
mio disse, abbassando il tono di voce fino a un sussurro, un mormorio.
Anzi no, non  affatto cos... un onore. E un onore gi solo
essere alla vostra presenza.
Lui arross, cercando di riprendersi, la voce improvvisamente
troppo forte: No, no, dico davvero, il piacere  tutto mio. Voi... la
vostra lettera. Le lettere. Indietreggi come si indietreggia davanti
a un fuoco che divampa attorno a un ceppo di pino e si sistem
dietro il tavolo. Ne sono stato profondamente toccato disse. Voi
vi esprimete in modo sopraffino, avete una padronanza straordinaria
della lingua.
Lei alz gli occhi su di lui, sostenendone lo sguardo, poi accavall
le gambe e cominci a sfilarsi i guanti, un dito alla volta, languida
e delicata come meglio non avrebbe potuto. Lui intanto la
fissava, intento, come se stesse assistendo a un prodigio di prestidigitazione.
Vi dispiace se fumo? gli chiese, tirando fuori il portasigarette
in modo che lui potesse vederlo, vedere le iniziali che vi
erano incise e la & che le univa alle iniziali dell'uomo che gliel'aveva
regalato.
Oh no, no, per niente. E si sporse in avanti per accenderle la
sigaretta, senza mai abbandonare il suo viso con gli occhi.
Lei rovesci la testa all'indietro e soffi fuori il fumo, ora nel
suo elemento, sicura come una focena cullata nei profondi abissi
marini. Bene, disse, abbassando il mento e spostando lo sguardo
su di lui, come mi trovate?
Gli ci volle un momento (era un uomo che, come lei avrebbe
scoperto ben presto, raramente si trovava a corto di parole), poi
disse la verit, la gratificante verit, senza troppi giri: Non ho mai
visto una persona come voi.
Lasci che il sorriso le spuntasse nuovamente sulle labbra e poi
(si era mai sentita cos libera, cos magnetica?) si mise a citare
Rimbaud con l'accento della parigina trapiantata che era, chiaro
che non aveva mai visto una persona come lei, impossibile, no?
Mais, vrai, j'ai trop pleur! Les Aubes sont navrantes. / Tonte lune
est atroce et tout soleil amer: / L'acre amour m'a gonfl de torpeurs
enivrantes.
Anche lui sorrideva, cos teso che sembrava dovesse spaccargli
la faccia, ma decisamente non si trattava di un sorriso di comprensione.
Possibile che il suo eroe, quell'arbitro del gusto, quell'artefice
appassionato, quell'Efesto per la sua Afrodite, non parlasse
il linguaggio del romanticismo? O della civilt?
 Comprenez-vous? insistette lei, chinandosi in avanti.
Vi fu un momento di imbarazzo fra loro, il primo in quell'incontro
incantato, prima che lei passasse all'inglese.  una poesia
gli disse. Vorrebbe alleviare le vostre sofferenze perch dovete sapere
che anche altri hanno conosciuto la desolazione. Voi non siete
solo,  questo che voglio significarvi. Non siete solo. Si protese
sul tavolo. Ascoltate, disse, abbassando ulteriormente la voce,
dice il poeta: Ma veramente ho pianto troppo! Le albe sono
angosciose, ogni luna  atroce e ogni sole amaro. E poi l'ultimo
verso, che forse vale pi per me nella mia condizione attuale che
per voi, anche se so che siete stato provato nel profondo e ne avete
sentito la sofferenza: L'amore acre mi ha gonfiato di inebrianti
languori. Mi ha gonfiato! Non  la cosa pi triste che abbiate mai
sentito?
Be', non so disse lui, prendendo uno degli strumenti dal tavolo
(un triangolo, si trattava di un triangolo, no?) e rigirandoselo fra le mani. E davvero bella. E in francese ancora di pi. Voi
avete una recitazione cos, cos evocativa. Pos il triangolo, prese
qualcos'altro, una squadra a T. Personalmente sono pi uno da
Emerson. Longfellow. Carl Sandburg, un mio amico personale. Un
uomo straordinario. Un animo nobile.
Poi cominci a recitare per lei, il volto acceso dal piacere, la sua
musica, i suoi occhi: Verrai un giorno in un guizzo d'amore, / Tenera
come rugiada, impetuosa come pioggia, / Sulla tua pelle il colore
del sole, / Il fruscio della brezza nelle tue parole mormorate.
Lei rimase perfettamente immobile per un momento, lasciando
risuonare quelle parole fino a che non furono vive dentro di lei,
fino a che non le sent come un battito ritmico che pulsava insieme
al suo. Magnifico disse. Bravo! La vostra recitazione  cos
perfetta che vi avrei creduto un attore. E che voce...
Le sorrise, mettendo in mostra i suoi denti perfetti. Batt la
mano sulla superficie lucente del tavolo come seguendo il tempo
dei versi che ancora gli scorrevano nella testa. E il poeta disse. Il
merito  di Carl. A proposito di poeti, fra l'altro, avete mai sentito
parlare di Taliesin? Vi  mai capitato di imbattervi in lui laggi a
Parigi?
No. Non l'aveva mai sentito nominare. Atteggi il volto a un'espressione
seria, di vivace desiderio di sapere.  italiano?
No, no, no: parlo del leggendario bardo e trasformista gallese,
l'uomo il cui volto era cos bello che si diceva irradiasse luce(4).
Richard Hovey (conoscete Richard Hovey? Ha scritto una masque
intitolata Taliesin qualche anno fa. No? Eccellente. Credo che vi
piacerebbe. Molto delicato e profondo. Come voi.  Fece una pausa,
come se si fosse spinto troppo in l, e per un attimo i suoi occhi
sfuggirono quelli di lei. Be', comunque, ho dato alla mia casa
il nome di Taliesin, la mia tenuta, voglio dire. In Wisconsin. Al poeta.
Dovete vederla, assolutamente, dovete... insomma, quando...
lasci la frase in sospeso.
So come vi sentite disse lei con fervore, autentico fervore.
Poveretto. Quanto avete sofferto. Avete proprio sofferto. E io lo
capisco forse meglio di qualsiasi anima sulla terra, perch noi siamo
in sintonia, siamo gemelli, ecco quello che siamo, gemelli. Era
talmente agitata che stava quasi per saltar su dalla sedia e correre
da lui, stringerlo a s, riscaldarlo, guarirlo e consolarlo con una passione
cos perfetta e profonda che non gli sarebbe restato altro da
fare se non lasciarsi definitivamente tragedia e devastazione alle
spalle. Ma non ancora, non ancora: il momento era troppo
delizioso. Scivol in avanti finch non fu proprio sull'orlo della sedia,
le mani in movimento, gli occhi che parlavano per lei. Ma ascoltate,
disse, ascoltate Grard de Nerval, sentite qua: Mi muovo
nell'ombra, vedovo, al di l di ogni consolazione, / Il Principe
d'Acquitania in una torre decrepita. / La mia stella  morta....
Le si riempirono gli occhi. Non riusc a continuare. Se in quell'istante
avesse dovuto ripensare ai momenti di punta della sua vita,
a tutta l'intensit, la passione, i contrasti, i terremoti e i voli trascendentali
di pura grazia spirituale, non c'era niente di paragonabile
a quello che prov nei minuti preziosi da quando era entrata
da quella porta. Le sembrava di non respirare nemmeno. Si sentiva
mancare. Mi dispiace ansim. Perdonatemi.  solo che... solo che sono... profondamente... commossa...
Un attimo dopo lui era l accanto a lei e le porgeva il fazzoletto,
di finissimo batista, leggermente profumato, con cui lei si
asciug gli occhi. Ecco, disse, prendendo d'impulso il libretto
che aveva portato per lui, ecco, accettatelo come il mio piccolissimo
dono consolatorio per i vostri momenti di necessit, e tenetelo
da conto. Le scritture guariscono, Ges guarisce. Io lo so.
Ci sono passata anch'io.
Lui prese un'aria perplessa. Figlio di un predicatore, nipote di
Jenkin Lloyd Jones, che era stato uno dei grandi oratori da pulpito
della sua epoca, e lui era scettico? Riluttante?
Ecco, prendetelo ripet, la voce ora quasi un singulto, e dovette
farsi forza, dovette spingere un po' o l'atmosfera sarebbe svanita,
quella stanza luminosa con il suo scintillio d'arte e speranza e
bellezza si sarebbe dissolta come una visione delle Mille e una notte,
e sent la pressione della sua mano nella propria e poi il libro, la
dolcissima rivelazione di Mary Baker Eddy, che le scivolava dalle
dita e veniva preso da quelle di lui(5). Guarirete bisbigli, con voce
ora pi ferma. Credetemi. Guarirete.
Chiss come, adesso erano tutti e due in piedi. Lui le teneva un
braccio attorno alle spalle e la mano, la sua mano, stava inconsapevolmente
massaggiando il pelo corto, folto e compatto che un tempo
ricopriva la foca nel mare polare per difendersi dal freddo del
mondo. Perfetto. Delizioso. E che cosa le stava dicendo (mormorando)
nell'orecchio? Su, su, tutto a posto. Mi riprender. Certamente.
E voi, donna gentile, bella e spirituale, anche voi vi riprenderete.
Legger il libro. Lo legger perch me l'avete regalato voi.
Lei alz lo sguardo su di lui. Tremava. La voce era un bisbiglio.
Qualcuno vi ha mai detto che avete una testa meravigliosa?
Lui prese nuovamente un'aria perplessa.
Ma lei and avanti, le parole ora come un torrente: Dovete
posare per me, non accetter un diniego, e anche se preferisco le
mani (le mani mi interessano particolarmente, e anche i piedi, mani
e piedi, ma non importa) scolpir un busto e sar magnifico, la
cosa pi bella che abbia mai fatto. Ma voi poserete per me? Lo farete?
Promesso?.
Le due settimane seguenti furono un tourbillon di cene, balli,
musei, mostre d'arte e visite in automobile a case costruite da lui
e di cui era fiero come un pavone, come un bambino alla sua prima
costruzione con i mattoncini di legno. Arrivava sul vialetto di
una dimora qualsiasi senza essersi annunciato, saltava fuori come
un acrobata per girare attorno alla macchina e aspettava impaziente
che lei si preparasse alla raffica di vento, poi la guidava in
giri interminabili attorno all'edificio, dilungandosi su ogni minimo
dettaglio, fino alla provenienza del rame delle grondaie, per
poi entrare in casa a passo di danza come se fosse roba sua e ricominciare
tutto daccapo con i particolari all'interno. Per tutto il
tempo, mentre gli abitanti se ne stavano pazientemente in disparte
intanto che lui criticava lo stile e la disposizione dei mobili o di
qualche elemento della sua creatura che non gli sembrava adeguatamente
apprezzato, non le toglieva gli occhi di dosso. E nonostante
il freddo, nonostante i piedi che le facevano male e il disagio
di fare irruzione in casa di perfetti estranei che la guardavano
come se fosse una via di mezzo fra una prigioniera e un invasore,
lo sguardo di lui, estasiato, ammirato e inconfondibilmente
carnale, la faceva risplendere.
Con l'avvicinarsi del Natale e con Norma che cominciava ad
appendere in giro per la casa rametti di agrifoglio, carillon in cucina
(completamente stonati perch, tristemente, a quanto pare
non aveva ereditato il talento musicale materno, anche se da bambina
a scuola cantava cos bene Fra Martino... o forse quella era
Corinne?)(6), le attenzioni di Frank si fecero sempre pi insistenti.
C'erano ricevimenti, com' ovvio. Ricevimenti dappertutto. Di
giorno. Di notte. In case sontuose, gallerie e teatri, sontuosamente
decorate per il solstizio d'inverno, sgargianti domestici che
si trascinavano in giro con vassoi carichi di drink e prelibatezze e
tutto il bel mondo di Chicago con le sue pellicce, i suoi gioielli e i
suoi abiti eleganti. Frank divent l'avatar della stagione, riversando
il proprio genio per la progettazione di interni in una miriade
di esposizioni natalizie, e un'allegria sovrumana sfoggiando lei al
proprio fianco come se fosse il tesoro pi raro. Sei il mio gioiello
diceva, schioccandole un bacio sulle labbra, strusciandosi contro
di lei fino a sentirsi eccitato, e lei si ritraeva con tutta la delicatezza
di cui era capace senza smorzare del tutto i suoi ardori,
chiamandolo bricconcello, stallone o altri simili appellativi da ragazzi.
Ma poi se lo ritrovava addosso, fino a sentirsi dilaniata dal
calore del proprio desiderio. L'avrebbe avuta, e lei avrebbe avuto
lui, presto, molto presto.
Ci nondimeno, non sapeva cosa aspettarsi di preciso quando
la invit a casa sua proprio la sera di Natale. Ci sarebbero stati anche
i figli adulti? Sua moglie? Sua madre? La ridicola donnetta che
gli faceva da governante con il cornetto acustico di cui aveva sentito
tanto parlare? I suoi amici e soci? I vicini? O sarebbero stati
solo loro due, stretti in un abbraccio appassionato come se non
avessero nessun altro legame al mondo?
Era ormai buio quando il taxi si ferm davanti alla casa. Era
un'abitazione piccola, modesta e curata, la casa dell'esilio dall'appartamento
di Oak Park che aveva ceduto alla moglie e dalle rovine
della sua villa nel Wisconsin, e se si era immaginata qualcosa di
pi grandioso, una costruzione commisurata alla sua bellezza, al
suo sapere e alla sua grandezza, nascose bene la propria delusione.
Era una sistemazione temporanea. Se ne rendeva conto. Anche lei
stava vivendo una vita provvisoria, e mentre quel pensiero le passava
per la testa avvert un'emozione travolgente per lui: erano due
esiliati, entrambi, e il destino li aveva messi in contatto perch si
consolassero a vicenda. Che cosa poteva esserci di pi perfetto? Di
pi glorioso?
Piena di speranza e di amore (s, rigonfia di tutto ci) risal rapidamente
il vialetto, stando attenta alle lastre di ghiaccio perch
non voleva cadere e slogarsi una caviglia, cosa che pure avrebbe avuto
i suoi lati positivi, la gamba sollevata delicatamente davanti al fuoco
e lui che le prestava le proprie cure con una benda e un bicchiere
di champagne, massaggiandola con le sue dita, che si spingevano
fin sul polpaccio e poi scendevano nuovamente, sfiorando, osando,
accarezzando... Ed eccolo l, la porta aperta su un fascio di luce,
vestito con una giacca da sera di velluto nero e pantaloni cinesi,
i capelli illuminati come l'aureola di un angelo: Miriam, la chiamava,
amore mio, mia cara, mio gioiello, ecco, lascia che ti aiuti....
Il fuoco ardeva. C'erano vasi di rose rosse ovunque. Un Buddha
di ottone. Le lampade disegnate da lui con i loro meravigliosi motivi
geometrici e la loro luce morbida. Candele accese. La tavola
imbandita per due. Lo champagne in ghiaccio. E musica, delicata,
deliziosa, un quartetto d'archi che le faceva la serenata dal Victrola nell'angolo.  uno splendore disse lei mentre lui chiudeva dietro
di s la porta con il piede e la prendeva fra le braccia. Tutto
quello che tocchi. Semplicemente uno splendore!
Non riuscivano a smettere di parlare (e di baciarsi, anche di baciarsi)
spaziando sull'intero mondo, dai greci ai romani al teatro
contemporaneo e alle meraviglie della Germania, dell'Italia, del
Giappone (doveva andare in Giappone, continuava a ripeterle, doveva
assolutamente andarci: la societ pi ordinata e pi compiutamente
organica della terra) e, naturalmente, di Parigi. Che per lei
era il pane. Se lei doveva andare in Giappone, lui doveva andare a
Parigi, e lei gli avrebbe fatto da guida. Oh, gorgheggiava su Parigi
come se fosse a qualche ora di macchina, come se potessero curiosare
fra i negozietti di antiquariato e passeggiare per i boulevard
prima che l'orologio battesse la mezzanotte. Era inebriata, assolutamente
e completamente, fino al midollo, e non da un oppiaceo o
dallo champagne, ma dal fatto di trovarsi l con lui nella notte pi
romantica dell'anno.
Mangiarono davanti al camino, al tavolo che era stato preparato
per loro, ogni piatto servito da lui personalmente su un vassoio
coperto, cibo schietto, merluzzo alla panna, maiale sotto sale
con patate, forse troppo schietto, troppo semplice e insomma, da
Midwest, ma comunque gustoso, senza che vi fosse traccia della
piccola, ridicola governante o di chicchessia. Dopo fumarono davanti
al fuoco e sorseggiarono delicatamente una tazzina di caff e
una specie di liquore che non le riusc di identificare (lui se ne astenne)
e lei si concesse di cinguettare come un uccello tropicale volato
fin l dal cupo cielo nero per rallegrare quel salotto e quella casa
fino a farla risplendere come il centro dell'universo, e la sera di
Natale, per giunta!
Hai notato il mio anello? gli chiese a un certo punto, allungando
la mano verso di lui mentre erano seduti insieme su un divano
dallo schienale rigido, un oggetto senza dubbio di grande bellezza
ma che non aveva niente di sfarzoso, quasi la panca di una
cappella monacale, sarebbe bastato qualche cuscino o magari un
plaid per migliorarlo un bel po', rendendo insieme pi accogliente
anche la stanza, no? Ma poi ogni pensiero l'abbandon perch
lui le prese la mano fra le sue e la baci, la baci pi volte, risalendo
con le dita dal polso fino all'avambraccio, che deliziosa
pressione, e il fuoco...  stato di Cleopatra, riprese, ma lui era ancora
curvo sulla sua mano, la baciava, la baciava, e lei sentiva il respiro
farsi pi veloce, per mantenere la fedelt dei suoi amanti.
Proprio... questo... anello...
La mano scivol in alto verso il braccio, su quel morbido sentiero
di velluto, senza incontrare la minima resistenza, poi le circond
la gola e lei si trov a fronteggiare i suoi occhi irresistibili.
Le mormor qualcosa, forse a proposito di Cleopatra e dei suoi
amanti o dell'altezza del soffitto o del colore dei suoi occhi, non
avrebbe saputo dirlo, ma ora sent la propria voce addentrarsi su
quell'argomento, ansimante e bassa, ormai si erano spinti troppo
in l: Guardarsi, sussurr, dagli amanti infedeli, ma tu, tu non
sei... infedele... vero?.
La sua mano adesso era scesa al seno, si insinuava sotto la stoffa
in cerca della pelle nuda, verso l'areola e il capezzolo che si inturgid
al suo tocco. E poi le labbra. Le labbra sulle sue. Sentiva il
fuoco scoppiettare. Sentiva la puntina frusciare contro l'etichetta
del disco. Il vento dietro le finestre. Il ticchettio di un orologio. Si
lasci andare contro lo schienale per accogliere il peso di lui e il
lento delirio dolce delle sue mani e della sua lingua.
Vero? bisbigli.
E lui, ormai eccitatissimo, il viso rubizzo e le orecchie accese
come decorazioni natalizie nella luce tremula, le alit la risposta
contro il soffice calore delle labbra. Io? ansim, sempre trafficando,
strofinandosi contro di lei e armeggiando con i bottoni dei
pantaloni come se stessero andando a fuoco uno dopo l'altro. Mai,
disse entrando in lei, mai.

Note.
1. Essendo partita da Parigi due mesi prima durante l'esodo di espatriati seguito alla
prima battaglia della Marna.
2. Per tutto l'arco della sua carriera, Wrieto-San fu sempre attento a organizzare gli incontri
nel proprio studio, dove si sentiva inespugnabile e investito di tutta la sua autorit,
come una tartaruga rinchiusa nel suo guscio dorato.
3. A quel tempo Miriam aveva quarantacinque anni.  curioso notare, per contro, che
all'epoca Olgivanna era una studentessa di quindici anni che viveva a Tiflis con la sorella
e Hinzenberg e Gurdjieff non erano nemmeno apparsi all'orizzonte. A quell'ora me
l'immagino profondamente addormentata (nella provincia russa della Georgia dovevano
essere le tre del mattino), i capelli allargati sul cuscino, sogni da ragazza che si agitavano
nella sua testolina.
4. Si veda la mitologia gallese, i capitoli Taliesin di Pwyll Principe di Dyfeld, a cominciare
da Il Calderone di Ceridwen. Taliesin viene spesso tradotto come fronte lucente"
e Wrieto-San fece propria questa definizione per la sua Taliesin, la casa sul (del) fronte della
collina.
5. Il libro era Scienza e salute. Miriam era una seguace del sistema curativo metafisico
e della guarigione spirituale dell'autrice. Wrieto-San, per come lo conoscevo io, era
decisamente pi pragmatico.
6. La seconda figlia di Miriam. Ebbe anche un figlio, Thomas, una specie di viaggiatore
che apparentemente non aveva molto tempo da dedicare a sua
madre. O forse a difettargli era la voglia.

 Capitolo 3.
L'ORA DELLA PAURA.

Che Norma o quel rospetto di suo marito fossero d'accordo
o meno era del tutto irrilevante: lei si trasferiva da Frank Lloyd
Wright al 25 di East Cedar Street e per quello che le importava il
mondo poteva pure strangolarsi con le sue pruriginose, patetiche
idee piccolo borghesi sulla decenza. Voleva vivere. Esprimersi. In
compagnia dei giganti. Si dava il caso che fosse innamorata di un
genio straordinario, un eroe wagneriano che svettava su tutti loro,
un Tannhuser, un Sigfrido, e lui era innamorato di lei, proprio di
lei, e se loro pensavano che avesse intenzione di rinchiudersi in una
squallida stanzetta di un orrendo appartamento e vivere come una
carmelitana mal tollerata dal genero, si ingannavano di grosso. Si
fece spedire i propri bagagli, i bauli che aveva portato con s dalla
Francia, i vestiti, gioielli, oggetti d'arte e a met gennaio si era
gi sistemata, nuovamente signora in casa propria.
Era una specie di miracolo. Come essere in luna di miele daccapo,
quella casetta la nave che avrebbe fatto attraversare loro il
vasto oceano per condurli nei mari della felicit. Le notti erano
un'estasi d'amore, le mattine piene di sole (o almeno cos pareva a
loro) e mentre lui era in studio a sovrintendere ai progetti insieme
ai suoi solerti funzionari, lei si dava da fare per rendere la casa un
pizzico pi confortevole, o comunque meno austera. Era quello il
termine che us con Leora al telefono: Ha un'aria cos austera,
quasi puritana, come se un bel cuscino fosse una violazione delle
leggi suntuarie o che so io. Scelse le tende per le finestre, i cuscini
per il divano e per ognuna delle sedie dure e piatte. Ordin biancheria
e carta da lettere con le loro iniziali intrecciate e lo stemma
di famiglia di lei. Porcellana, posate, tappeti, santo cielo. E poi i
suoi gusti alimentari. Ti devo dire, Leora, io ci provo, davvero (ho
gi cambiato due cuoche), ma sembra che gli piacciano solo cose
cos insipide, cos poco attraenti sotto tutti i punti di vista, che credo
nessuno in Francia, nemmeno il pi zotico dei contadini in grado
di parlare solo un dialetto che sembra inventato l per l, si sognerebbe
di dare ai propri maiali. No, dico sul serio. Veramente.
Deve correggersi. Ha bisogno di una buona dose di cultura, al di
l dei suoi disegni e delle case, che sono davvero sublimi, non dico
di no, non me lo sogno nemmeno...
Al termine della seconda settimana, mentre il freddo grigio e feroce
di gennaio si trasformava nell'implacabile vento artico con cui
i cupi canyon di Chicago accolsero febbraio, ebbero la loro prima
discussione. La cuoca, su istruzioni di Miriam, e con la sua supervisione,
aveva preparato uno squisito saumon tartare avec sauce moutarde
come antipasto, seguito da bisque de homard, salade d'endive e
uno spettacolare flamb di ris de veau, accompagnando il salmone
con un impeccabile Sancerre e le animelle con un Margaux che aveva
ordinato lei stessa dal vinaio, faticando non poco a trovarlo, sia
detto per inciso, in quel posto dimenticato da Dio, senza che lui mostrasse
un minimo di apprezzamento. Anzi, a un certo punto allontan
da s il piatto, lo spinse via come se si trattasse di qualcosa trovato
per strada, se ne and in cucina senza neanche una parola e riapparve
un attimo dopo con un bicchiere d'acqua e una mela. Mentre
lei lo guardava attonita, lui sbucci e tagli la mela, infilandosela in
bocca spicchio dopo spicchio e innaffiandola con l'acqua.
Ho dedicato tutto il pomeriggio a questo pranzo disse lei
tranquilla, facendo di tutto per purgare la sua voce da ogni traccia
di rimprovero. E Madeline ha praticamente lavorato come una
schiava per prepararlo.
Lui le dette un'occhiata brusca. D a Madeline che  licenziata.
Licenziata? Ma come, l'ho appena assunta. Ed  bravissima,
davvero bravissima... Sar anche cresciuta a Montreal, per...
Devo ripeterlo? E licenziata. Far venire Nellie Breen da
Taliesin se questo  il meglio che sai fare.  Infilz una fettina di carne
con il coltello da frutta e lo tenne davanti a s, gocciolante. Cose
di questo genere faranno anche furore a Parigi, ma qui non vanno
proprio. Noi non mangiamo la trippa...
Animelle lo corresse lei, sentendo che cominciava a scaldarsi.
Che arroganza, che insulti. Era un cafone, ecco che cos'era. Un
barbaro. Sei un cafone. Ecco qual  il tuo problema. Devi
civilizzarti, ne sei consapevole?
E non beviamo alcol, vino, pasteggiando.
Tutto a un tratto and su tutte le furie, pervasa di rabbia al punto
da non riuscire a parlare. Per rise, una risata sarcastica, amara
e tagliente.
Lui si alz in piedi, ogni centimetro del suo metro e settanta o
quello che era vibrante di ira. Il fumo ringhi. Sembra di vivere
in una tabaccheria andata a fuoco. Un'abitudine disgustosa. Assolutamente
inadeguata per una signora. E io non la tollerer.
Ormai la battaglia era divampata, perch anche lei si era alzata
in piedi, pronta a ribattere colpo su colpo. Zotico! gli url.
Contadinotto!
Le dette un'occhiata che la fulmin (era capace di uccidere n
pi n meno di qualsiasi tagliagole dei quartieri sud della citt) e in
effetti fece un passo verso di lei, come se volesse osare. Lasciamolo
fare si diceva intanto lei, salda sulle gambe e il corpo irrigidito. Lasciamolo
fare. Invece lui si controll, si vedeva benissimo che la sua
parte razionale prendeva il sopravvento come se qualcuno avesse
azionato un interruttore, e poi lui aveva paura di lei, no? Quell'ometto,
quel vigliacco. Mi disgusti le disse alla fine. Poi gir sui tacchi,
infil la porta e scomparve dietro la nera cortina della notte, senza
nemmeno il mantello, il cappello o la sciarpa che aveva sempre attorno
al collo tranne che a tavola o a letto quando dormiva.
Vai!  gli url lei, scagliandosi contro la porta con in mano il
piatto di animelle e champignons de la fort al salto in salsa di sherry
creata dal nulla. Vattene, bastardo!  E gli tir dietro il piatto, che
descrisse una bavosa parabola nel cortile rischiarato dalla luna finendo
in frantumi sul vialetto e sparpagliando il proprio contenuto
per gli uccelli, gli scoiattoli e i predatori notturni.
Fecero la pace, naturalmente, con una rovente seduta erotica
che cominci quasi come una gara di caduta libera fra due avversari
estremamente determinati e si concluse con la resa pi dolce,
ma non prima che lui se ne fosse andato in Wisconsin senza di lei.
Per tre lunghi giorni. Senza una parola. Niente. Come se non avesse
mai vissuto l, come se lei non lo conoscesse nemmeno e quella
casa, piena di cose sue, fosse solo un monumento, una tomba che
non aspettava nessuno. La prima notte non le riusc di chiudere occhio,
si rivide mille volte la scena nella mente rimpiangendo di non
aver dimostrato maggior controllo, meno fuoco e meno rabbia, perch
lo amava come non aveva mai amato nessuno in vita sua, di
quello ne era certa, assolutamente e senza alcun dubbio, e ora ne
sentiva la mancanza con un dolore che le rimbombava dentro come
un grido di disperazione nel tronco cavo di un albero rinsecchito(1).
Il giorno seguente fu un purgatorio, una successione di minuti
intollerabili e ore tormentose che la fecero inveire contro Madeline
e i vari uomini delle consegne, ma non l'avrebbe chiamato
nei suoi uffici come una qualsiasi ragazzina smarrita che non sa dove
si trova il suo uomo, quello no. Al termine del secondo giorno,
era ormai sicura che la tradisse con un'altra, la sua segretaria, sua
moglie, Kitty, si chiamava cos, Kitty, perch non chiamarla semplicemente
stronza e chiusa l? Telefon a Leora e rivers le sue lacrime
nei sottili cavi sospesi, telefon a Norma per dirle che sua
madre era distrutta, e alla fine, pur non volendo, cedette e telefon
in studio. Dove le rispose la vocina acuta di uno dei suoi effeminati
seguaci il quale la inform che il maestro, il signor Wright, si
trovava su a Taliesin a seguire i lavori. E quando era previsto il suo
ritorno? Oh... una lunga pausa studiata... non sapeva. A quel punto,
non le restava che la siringa, solo quella. E comunque, pianse e
pianse fino ad addormentarsi.
A colazione, il mattino dopo che avevano fatto pace, fu tenero
con lei, tenero e anche gentile, si sedettero al tavolo l'uno di fronte
all'altra appagati e rasserenati, senza bisogno di parlare, il silenzio
interrotto solo da premurosissimi mormorii, Ti andrebbe un'altra tazza
di t, tesoro? Latte? Posso prepararti un altro uovo? Cara, se non
ti disturbo troppo, saresti cos gentile da passarmi il sale? Quando si
alz per andare a lavorare, lei gli si avvinghi addosso, baci cos roventi
che manc davvero poco che la prendesse l sul tappeto, e quando
poi torn a casa la prima cosa che fece fu di prenderlo e portarlo in camera da letto. Lasci andar via Madeline, solo per fargli piacere,
e quella sera si mise ai fornelli lei stessa, semisvestita, e gli prepar
patate in padella con la cipolla e una bistecca con salsa con appena
un po' di sale e una macinata di pepe. Lui parl ininterrottamente,
senza nemmeno riprendere fiato, e dopo cena si sedette al
piano e suon finch lei non sprofond nei nuovi cuscini di stoffa
come una regina, come Cleopatra in persona. Lui era suo, suo, suo
e il mondo era tornato a essere un posto bello e buono.
Il loro secondo litigio arriv alla fine di quella settimana e a scatenarlo
fu (di nuovo) lui, perch era di cattivo umore, lei se n'era
accorta nell'istante stesso in cui aveva messo piede in casa. Il fatto
 che non gli piacevano i cuscini. Disse che davano alla casa l'aria
di un bordello, e lei ribatt: E io allora che cosa sarei?.
Lui non seppe cosa rispondere e lei si rese conto di quanto fosse
meschino, codardo, e non fece in tempo a togliersi mantello e
cappello che attacc con la questione della carta da lettere e le porcellane
che lei aveva ordinato.  volgare, Miriam. Il tuo stemma?
E il mio, allora? Non credi che i Lloyd Jones abbiano alle spalle
pi storia che i, i... come diavolo si chiamano i tuoi?
Mio padre era un Hicks. E le sue origini risalgono almeno ai
primi insediamenti in Virginia. Se non fosse stato per la Guerra Civile,
noi...
Un semplice quadrato rosso disse lui. Cos  stata la mia carta
da lettere per tutti questi anni e cos sar in futuro. Mi hai capito?
E non voglio discuterne.(2)
Lei ribolliva: quel modo di metterla a tacere, di imporsi. Chi si
credeva di essere? S? E che cosa vuoi discutere? Di Taliesin? Parlami
di Taliesin e del perch non sono stata invitata.  per via di
quella donna morta? Pensi che ne macchierei la memoria,  cos?
Lui si gir dall'altra parte, segno sicuro che stava per mentire,
e disse: No, non  affatto cos.  solo che al momento ci sono i lavori
e non ti troveresti a tuo agio, con tutta la polvere e la confusione,
gli spazi ristretti e poi ovviamente la mia attenzione sarebbe
distratta per quanto riguarda l'avanzamento dei lavori....
E tua madre?
Mia madre? Che c'entra lei? Il tono di voce si era scaldato.
Immagino che ce l'abbia con lei perch mi ha messo al mondo,
no? Perch tu non c'eri? Adesso era chino sulla lampada nell'angolo
e tirava il filo per accenderla. La luce gli illumin il volto mentre
si girava verso di lei, i tratti selvaggi e animaleschi, come una
bestiola colta di sorpresa fuori dalla tana, ed era pieno di odio, di
odio.
Lei  stata invitata, no?
Be', io... certamente. Lo sai. Sto costruendo delle stanze per
lei e per le mie zie... e per te, anche per te.
E i tuoi figli? I tuoi figli ci sono, no? Catherine, Llewellyn, David,
Frances? La grande famiglia felice? Dove dormono, loro? Anche
loro sono tanto scombussolati dai lavori? Adesso si era girato
verso di lei, che and verso di lui, avvicinando il volto al suo.
Sei un bugiardo, Frank. Un bugiardo. E un necrofilo, perch preferisci
un, un cadavere a me! Un ricordo! Una morta! Si allontan
di scatto da lui, la mano alla ricerca di qualcosa da afferrare,
qualsiasi cosa, una delle sue maledette statue, una cosa qualunque...
ma lui la prese per il polso.
Non dire una parola contro di lei le disse stringendolo fra le
dita.
Lei si divincol, liber il polso, eccolo l uno dei suoi vasi e non
le importava un fico secco di quale dinastia fosse o quale nobile
mano artigiana l'avesse foggiato in una delle tante epoche d'oro cinesi
(ma erano poi tutte d'oro?), lo prese in mano e un attimo dopo
non c'era pi, frantumato contro la parete. Forza, disse, picchiami
per si allontan, si port dall'altra parte della stanza e poi
gli and contro con tale impeto che lui dovette retrocedere.
Carne fredda, Frank. Io invece sono viva, una donna viva, vera,
in carne e ossa! Si port entrambe le mani al colletto e con un
solo gesto violento si lacer il vestito fino alla vita, i seni ne balzarono
fuori liberi mentre l'aria fredda della stanza la assaliva. Guardami.
Guarda il mio seno. L'hai accarezzato a lungo. Succhiato come
un neonato. Prima ti andava bene. E adesso preferisci un cadavere,
un cadavere a me?
Era pallidissimo. Indietreggi, allontanandosi da lei. Miriam
la supplic.
No! No! Piuttosto mi uccido... E questo che vuoi? Eh? Due
cadaveri?
Al mattino (Dio solo sa dove aveva passato la nottata) due dei
suoi assistenti si presentarono alla porta, quello dai capelli color
talpa e un altro poveraccio dalle labbra strette che la guardarono
come se lei fosse la Gorgone in persona. Erano l per impacchettare
le cose del signor Wright e portarle nel suo ufficio. Quali cose,
chiese lei, ma aveva gi capito. Non fece nessun tentativo di fermarli,
assolutamente. Se voleva fuggire da lei, abbandonarla, lasciarla
sola e senza sostentamento da quel mascalzone che era, be',
lei non gliel'avrebbe impedito. Prese un taxi e and a Marshall
Field's, sebbene detestasse quel posto, e quando torn al 25 di East
Cedar Street non c'era traccia di lui a parte i mobili, era scomparso
anche lo spazzolino da denti. Anche stavolta si giur che non
avrebbe chiamato in ufficio e anche stavolta cedette. Come aveva
sospettato, era a Taliesin e non lo si poteva raggiungere.
Questa volta per non torn. E per quanto la cosa le rodesse,
ogni minuto di ogni giorno, rimase l in quella casa vuota. Tutte le
volte che sentiva un rumore in strada, il suono di un passo sul vialetto
o una voce che si levava in un saluto, era sicura che fosse lui,
sicura che fosse tornato da lei, ma rimaneva sempre delusa. Di nuovo,
ancora. Col passare dei giorni, si fece forza: aveva anche lei le
sue risorse. E poi aveva la sua siringa e una ricetta di un medico
molto previdente di cui aveva trovato l'indirizzo sulla rubrica del
telefono. E adesso quella era casa sua e che le venisse un colpo se
aveva intenzione di andarsene.
Ovviamente gli scriveva, tutti i giorni, a volte due o tre volte al
giorno. E gli telefonava anche, ma quando riusciva a parlargli le
sembrava distratto (e anche in preda al senso di colpa), ma per
quanto si sforzasse di far finta di niente, come se fosse solo preso
dai lavori a Taliesin, non la si poteva biasimare se la sua voce saliva
oltre il livello accettabile perch in fin dei conti era soltanto una
donna, come gli ricordava sempre, non un ricordo. O forse no? Poi
le lettere di lui, fino a quel momento amichevoli, sollecite, gentili
(anche se distaccate;, come se scrivesse a una zia o a una sorella lontana
per una missione all'estero) si fecero pi risolute, come se finalmente
si fosse reso conto che lui e lei non avrebbero mai potuto
riconciliarsi. Quella che le fece pi male, quella che la fece uscire
di casa e salire su uno scompartimento di prima classe di un treno
per Albuquerque(3), le si rivolgeva nei toni teneri del ricordo, soprattutto
parlando del suo charme e della magia di conoscerla e
amarla e di quanto si sentisse male per averla abbandonata. Ma era
una lettera di addio, su quello non c'era dubbio. Perch era un omiciattolo.
Perch l'amore, per lei, quanto meno, portava inevitabilmente,
passo dopo passo, alla rovina. La ragione  andata!  le scriveva,
rafforzando quell'apostrofe con la sua punteggiatura enfatica.
La carit  andata... Questa  l'ora della Paura... dell'Odio...
della Vendetta... del Castigo... e poi del Rimpianto... della Vergogna...
dell'Umiliazione... della Cenere.  la Via maestra... che ogni
Animo ambizioso mi ascolti! Il sesso  la maledizione della Vita!
Medit su quella brutta frase per tutto il triste viaggio attraverso
il paese: il sesso dunque era la maledizione della vita; non la pensava
cos la sera di Natale, quando l'aveva presa due volte una dietro
l'altra e poi di nuovo il mattino seguente, nonostante la celebrazione
della nascita di Cristo e gli inni sacri del coro degli angeli.
O nelle settimane successive quando se l'era portata in casa come
una favorita dell'harem e sapeva come far breccia in lei tutte le
volte che lo prendeva il desiderio, ovvero in qualsiasi momento del
giorno e della notte perch era assatanato come un caprone, l'uomo
pi assatanato con cui avesse mai avuto a che fare, persino in Francia,
persino in Italia. E ora, tutto a un tratto, il sesso era la maledizione
della vita. Distorceva tutto, quell'ipocrita, facendo apparire
che la colpa fosse di lei, riducendo l'enormit di quello che c'era stato
fra loro a una volgare espressione di gratificazione sessuale,
neanche fossero due scimmie nella giungla o qualche schifezza del genere.
Be', lei non ci stava. E cos rispondeva alle sue lettere, pagina
dopo pagina, le emozioni che le bruciavano nelle dita, nella penna
stilografica, l'inchiostro che bruciava la carta davanti a lei.
Gli si scagliava addosso, certamente, ma esprimeva anche tutta
la pienezza del proprio amore, e non si trattava di un'infatuazione,
gli ricordava, ma di un amore maturo e spirituale in sfida alle
grette convenzioni di una societ rinchiusa nelle sue meschine
regole(4). Non sarebbe andata a Taliesin nemmeno se l'avesse supplicata.
Non poteva. Perch l aleggia uno spirito la cui presenza
non deve essere offesa da chi l'ha veramente amato. E continuava
su questi toni, profondendo a piene mani tutti i riferimenti gotici
a cimiteri, agli alberi di tasso e a demoni amanti che le vennero
in mente, poi attaccava con le rimostranze. Lui, cos superiore
a tutti, non poteva rendersi conto, con tutta la sua sensibilit e il
suo acume intellettuale, che fissarsi con un fantasma era cos falso,
di cattivo gusto, sentimentalismo da quattro soldi, una scusa patetica
e inconsistente rispetto al vero amore e alla lealt? Poi gli chiedeva,
umilmente e sinceramente, se non fosse disposto ad accettare
riconoscente un povero cuore colmo d'amore che lui aveva mutilato
al di l dell'immaginabile. Quello che era nel torto era lui,
non se ne rendeva conto? Non si rendeva conto di tutto quello che
lei gli offriva, nonostante la condanna di quella societ spietata e
grettamente moralista che faceva di lei una reietta per il peccato
di amare lui? Mentre scriveva, assorbita, distratta, risentita e traboccante
d'amore tutto insieme, sent che le forze le tornavano.
vincer! esclam. Vedrai! Quando il fumo della battaglia
si poser sar di nuovo un arcobaleno (e, nome imperituro) un altare
di fuoco che tu hai cercato di precipitare nell'inferno. Intreccer
una corona di fiori e te la metter attorno al collo. Tu lo chiamerai
un giogo da schiavo e la maledirai, ma non importa. Tu temi
la luce che io ti do. Ti rannicchi nelle tenebre. Vieni, prendi la mia
mano, io ti guider. E il commiato, che nelle sue restrizioni suggeriva
mondi interi di amore e sofferenza e appassionato rimpianto,
era, semplicemente, Miriam.
Poi arriv, confessata e assolta, all'alto altare dell'ovest, Albuquerque,
Santa Fe, Taos. Andava in giro scalza al mattino. Venerava
il cielo. Beveva eau naturelle e mangiava pane non lievitato. Si
avvolgeva in tuniche diafane e lasciava che il tocco salvifico di Ges
e di Mary Baker Eddy raggiungesse la sua anima. Il tempo era
una montagna. Le acque scorrevano, il vento soffiava. Guardava le
aquile librarsi nelle correnti sopra i monti Sangre de Cristo come
se nelle ali avessero tutta la forza dell'universo... o forse erano avvoltoi,
ma che importa. Lei era l. Viveva in quel momento.
Pian piano, le sue lettere si ammorbidirono. Lui era divorato
dal senso di colpa: l'aveva sedotta e abbandonata, e lei aveva rinunciato
a tutto per lui, anche al rispetto della societ, adesso se
ne rendeva conto e le chiedeva perdono. Le mand del denaro.
Aveva bisogno di lei. La voleva. La implorava di tornare da lui, e
non soltanto a Chicago, ma a Taliesin, e di diventare la sua amante.
E lei? Lei lo lasciava cuocere, godendosi il potere di arrivare fino
a lui all'altra estremit di quel paese impervio e serrare la sua
presa su di lui. E che importava se anche fosse stata solo una questione
fisica? Aveva bisogno di lei. E si sarebbe reso conto di ci
che lei poteva dargli al di l di quello, al di l del maledetto sesso:
s, gli ributt in faccia la frase. Avrebbero camminato insieme nel
mondo, gli scriveva, mano nella mano, passo dopo passo, cos sublimi
da sfidare gli stessi di.
A luglio era tornata a Chicago. Alla fine di agosto era a Taliesin(5).

Note.
1. Miriam, per come la conosco, aveva una certa tendenza alla drammatizzazione, anche
se forse qui O'Flaherty-San ci ha aggiunto qualcosa di suo.
2. Wrieto-San scelse come simbolo il quadrato perch ai suoi occhi rappresentava probit,
solidit, le virt della schiettezza e, naturalmente, rappresenta le linee rette delle sue
opere del primo periodo e di quello medio. Per contro, noi giapponesi riteniamo che la forma
ideale sia il cerchio, per via della sua armonia perfetta, priva dei singoli spigoli del quadrato.
Ma Wrieto-San era casomai un irriducibile individualista, un uomo a s, come si dice,
il cowboy solitario dei film western. Personalmente, mi piace pensare che fu proprio
l'influenza giapponese a fargli adottare il disegno circolare della sua ultima opera importante,
il Guggenheim Museum di New York.
3. Perch Albuquerque? A quanto pare non lo sa nessuno. Ma Miriam, come abbiamo
visto, tendeva ad andare verso ovest pi che verso est, che invece, viene da pensare, sarebbe
stata una destinazione pi naturale. Forse (ma  solo una mia ipotesi) era pervasa da un
residuo di quel grande spirito pionieristico americano e di un suo personalissimo senso del
destino manifesto.
4. Si veda nota a p. 86.
5. Apparentemente  un mistero come due persone simili potessero decidere liberamente
di tornare insieme. O'Flaherty-San sostiene che il collante era sessuale non meno che
sentimentale, ma noi eviteremo di addentrarci nella faccenda perch, come si pu immaginare,
certi argomenti sono rigorosamente interdetti fra il patriarca dai capelli bianchi di un
clan irreprensibile e di antico lignaggio (buzoku) e il suo pr genero, anche (o forse a maggior
ragione) se quel pr genero  americano.

 Capitolo 4.
CARNE E OSSA.

Si sentiva solo, per dirla tutta. Nonostante le giornate a Taliesin
fossero piene e lui tutto preso a mandare avanti il lavoro, nonostante
la compagnia dei figli e le cure di Mamma Breen, nonostante le
cavalcate, la vita di fattoria, i picnic, i passatempi, i giochi da tavolo
e i canti attorno al fuoco di sera fino a quando gli pareva che gli stessero
per scoppiare i polmoni, si struggeva per un tocco di mani femminili.
Miriam aveva ragione. Mamah era un fantasma, morta e sepolta,
e con i fantasmi non ci si poteva andare a letto. Il pensiero poteva
sembrare cinico, Mamah era sotto terra da nemmeno un anno
e gi svaniva dai suoi ricordi come se non ci fosse pi da un secolo,
e forse quello era uno scherzo della mente, un meccanismo di difesa,
un modo di allentare le spire del cordoglio perch non gli strizzassero
fuori tutta l'aria dai polmoni e non gli prosciugasse il sangue
dal cuore, ma con gli occhi dell'animo non vedeva altri che Miriam.
Miriam che si spogliava a lume di candela, che lo tentava, mostrandosi,
nuda sull'angolo del letto, che lo tirava gi sopra di s,
Miriam con il seno esposto e la dolce curva serica del ventre, il vestito
strappato, che gridava Guardami, sono carne e ossa, carne e ossa !
Be', lo era anche lui. E cos si ritrov ad affondare il naso nelle
sue lettere per carpirne quel vago sentore, chiedendosi nel frattempo
che cosa ci facesse l in New Mexico: si era trovata un altro
amante, era cos? Era una donna di una bellezza senza pari, elegante,
arguta, brillante, e se lui non aveva mai visto niente di simile
a Chicago, che cosa dovevano aver pensato di lei gli hidalgo sotto
il cielo aperto? Se la immaginava fra le braccia di un alto figuro
baffuto col sombrero, un incrocio abbronzato fra Tom Mix e Teddy
Roosevelt, e la sua mancanza lo colp come un dolore fisico. Che
poi, a pensarci bene, era un dolore fisico. E lui lo placava con un
gesto giovanile, impuro e solitario, solitario fino in fondo.
Era l alla stazione di Chicago ad aspettarla quando lei scese
dal treno in mezzo alla baraonda di facchini, bagagli e allo scalpiccio
di piedi, la macchina che vomitava lapilli e cenere, il vapore
che si levava e i piccioni che si posavano come una neve aviaria,
gente che piangeva, famiglie nuovamente unite, abbracci di fidanzati,
persino un paio di pastori tedeschi che scodinzolavano e
saltellavano dalla gioia, ma lei sembr non riconoscerlo, non subito.
Scese sulla banchina con incedere maestoso a un tempo imperioso
e irresistibilmente sensuale, i facchini negri che le si affannavano
attorno e tutta una serie di uomini che alzavano lo sguardo
dal giornale e sigari che cadevano uno dopo l'altro come tessere
del domino fino in fondo alla fila. Sent che il sangue gli defluiva
dalle estremit per convergere in quel punto essenziale - conosceva
quegli occhi, quei fianchi, quei seni - ma come, non lo vedeva?
Non lo riconosceva? Si fece avanti, svuotato nelle sue sicurezze,
chiedendosi se ce l'avesse ancora con lui... o si trattava forse
di un problema di vista? Aveva una certa et, e quell'occhialino
era qualcosa di pi che un aiuto... Miriam!  grid, la voce rotta
per la tensione sbirciando da dietro un muro di uomini anonimi
curvi sulle loro valigie da quattro soldi e mettendosi in piena
vista, il bastone levato in alto e il mantello che sventolava liquido
gonfiato dal vento. Lei si ferm. Si gir verso di lui. Lui si strapp
il berretto dal capo e lo agit energicamente. E poi? Poi se la ritrov
fra le braccia.
Com' stato il viaggio? le chiese, scortandola in strada fino
alla macchina seguiti dai facchini mentre la rovente aria estiva entrava
dalle porte aperte.
Oh, caro, caro, non ti dico.
 stato cos terribile? Abbozz un sorriso, pronto a prenderla
con levit, ma il sangue gli ribolliva, gli era bastato il tocco di
lei, il suo profumo...
Il caldo fece lei, senza rallentare il passo, poi dette indicazioni
ai negri che stavano caricando le sue cose in macchina. Come
qua. Caldo come qua. Ma peggiore. C'era la polvere, sempre
polvere, e persone cos sconsiderate (e mi dispiace doverlo dire,
stupide, stupide e distratte) da lasciare le finestre spalancate giorno
e notte. Insetti. Potrei scrivere un trattato sugli insetti nel West e
nel Midwest. Ma basta parlare di me, parliamo un po' di te. Mi
sembri pi magro. O appesantito. Decisamente appesantito attorno
alla vita. Hai messo su qualche chilo? Dunque la vita di
campagna, e qui gli concesse il primo sorriso,  cos riposante? Giornate
senza una nuvola, la linfa che scorre negli alberi, il placido dondolio
dell'amaca? E cos?
Lui intanto era partito, partito per uno dei suoi discorsi, trovando
il suo ritmo come un fantino che sente la falcata della propria
cavalcatura sul rettilineo, continuando a blaterare dei problemi
strutturali che stavano incontrando, le bizze delle maestranze,
la posa della pietra che stavano estraendo e la qualit del legname
che arrivava dalla segheria, per non parlare della fluidit del disegno
e delle modifiche concettuali che apportava giorno per giorno,
e poi Paul Mueller, ovviamente, i contributi di Paul, e i giapponesi,
di come le loro comunicazioni si stessero facendo sempre
pi cordiali e di come fosse ormai sicuro che il grande progetto si
sarebbe realizzato. Avevano gi attraversato mezza citt quando lei
lo ferm. Allora, gli disse con un'occhiata civettuola da sotto
l'ampia tesa fiorita del cappello, non ti sono mancata?
S. Gli era mancata. Di nuovo quell'afflusso di sangue al basso
ventre. Poi part con il discorso successivo, con tutta la fluidit e la
grazia spontanea che aveva ereditato dal padre predicatore(1). Si stava
autoaccusando, chiedendole perdono e indulgenza, promettendo
fedelt e amore e snocciolando tutta una serie di scuse, quando
lei lo blocc di nuovo. Oh,  molto gratificante, disse lei alzando
la voce per farsi sentire sopra il frastuono del motore e i guaiti
di qualche bastardino che da un isolato e mezzo si scagliava contro
le ruote, ma dove mi stai portando? Altra occhiata da sotto
la falda del cappello. Adesso il suo sorriso era pieno, gli occhi vivaci,
le labbra tumide. E lei se le umettava. Se le umettava con la
punta rosa della lingua. E per far cosa?
Lui si impappin, la ferita di Taliesin ancora l in mezzo a loro
aperta e sanguinante, e il flusso oratorio, la danza delle parole, si
interruppe. Io, be', pensavo che noi, magari... se tu non hai niente
in contrario, voglio dire, so bene che devi essere esausta...
Il Garfield? disse lei, e il modo in cui lo disse, con tale naturalezza,
grazia e lascivia, glielo fece sembrare la cosa pi eccitante
che avesse mai sentito.
No rispose lui sorridendo, e per la prima volta da quando
erano saliti in macchina allung una mano per una carezza intima,
in alto sulla coscia, dove la stoffa del vestito, quando era scivolata
sul sedile, le si era incollata addosso. Pensavo al Congress.
Due giorni dopo (ma aveva forse altra scelta?) la fece trasferire
nuovamente nella casa al 25 di East Cedar Street, facendo del
proprio meglio per passar sopra ai suoi umori e alle sue bizzarrie
dietetiche, ai suoi fioriti discorsi sull'arte e la letteratura e sulle sue
continue insistenze per convincerlo a posare per un busto di marmo.
Non aveva tempo per posare per un busto, continuava a protestare
lui (gentilmente, sempre molto gentilmente). Era un architetto
in attivit, preso dalle cose del mondo. E poi, i busti erano roba
da eroi morti, per militari e via dicendo. No, ribatteva lei, neanche
per idea: e allora il busto di Balzac realizzato da Rodin? Di Hugo?
Certo, erano in bronzo, ma il marmo era fatto per durare, come
lui stesso. Doveva essere stato lui a dirle che l'architettura era
fatta per durare, ma si tenne quel pensiero per s. Ci che voleva
era innanzitutto armonia, e questa volta era ben deciso a ottenerla,
a darla per acquisita, perch aveva patito il lungo, avvilente logorio
della sua assenza. Che problema c'era a coccolarla, a fare i
conti con un cuscino qua e l e mangiare francese una volta ogni
morte di papa? Lei era la sua stella, la sua torcia, la sua energia. Era
innamorato? Non lo sapeva dire. Per era al suo fianco quando andava
ai concerti, quando usciva a cena o semplicemente a fare due
passi, ed era l nel suo letto di notte, tiepida, amorevole e sapiente
come nessun uomo potrebbe mai sperare o sognare di avere.
Inevitabilmente, la questione di Taliesin torn fuori. Riaffior
una mattina da una conversazione del tutto normale durante la colazione.
La nuova cuoca, una ragazza dal viso volpino, un occhio
errabondo e un accento da minatore di carbone della West Virginia,
amante delle cose semplici, frittelle e carne salata, uova al tegamino,
avena e caff nero bollente, aveva appena servito la colazione
per poi correre a nascondersi in cucina, e lui stava commentando
un articolo di giornale sui costi di costruzione per uno dei
nuovi grattacieli che stavano sorgendo lungo la Michigan Avenue,
quando Miriam, alzando lo sguardo dal proprio giornale, disse:
Non sarebbe ora che tu mi portassi su in Wisconsin?.
Era vestita tutta di bianco, con un lungo abito di seta aderente,
e i capelli le ricadevano sciolti sulle spalle. Da una mano pendeva
l'occhialino, oscillando pigramente da una parte all'altra come
l'orologio di un ipnotizzatore. Nell'altra mano, in delicato equilibrio,
una tazza di t sospesa a mezz'aria. Sorrideva, tranquilla,
spensierata, la faccenda ormai priva di implicazioni, come se si trattasse
di una domanda sul tempo o sui colori che secondo lui le donavano
di pi.
Non esit un istante. Da quando le aveva scritto di tornare da
lui si era reso conto di quanto fosse stato egoista a
richiederle tutto il suo impegno e la sua lealt tenendola intanto sulla corda senza
darle nessuna certezza sulla propria condizione. Non c'era da
stupirsi che avesse i suoi momenti di malumore. Se ne assumeva lui
la colpa. Interamente. Poggi il giornale e la guard dritto negli occhi.
Partiamo domani in macchina le rispose(2).
La giornata era serena, la strada sgombra. Lui fischiettava, giocherellando
con il cambio, la leva dell'aria, sentendosi leggero come
i batuffoli di nuvole che correvano lass attraverso il tetto celestino
del mondo. A ogni curva della strada, a ogni albero o mucca,
che si trattasse di una Frisona, una Jersey o una Bruna Americana,
che diventava oggetto di una conversazione spontanea, non
riusciva a trattenersi, la lingua correva per conto proprio, pervaso
dalla gioia del possesso come il potente distillato irlandese che i
suoi lavoranti si scolavano di nascosto e che lui sentiva nel loro fiato
o vedeva nel balletto ebbro dei loro occhi fin troppo verdi. Miriam
era seduta accanto a lui, stranamente silenziosa, un tenue sorriso
sulle labbra. Lui si chiedeva come facesse a essere cos calma.
Come potesse non provare ci che provava lui, quella spumeggiante
allegria che gli faceva venir voglia di mettersi a cantare. Pigi sull'acceleratore,
superando in velocit un trattore che trainava un carro
con un grosso carico di granturco, sollevando con le ruote due
piccoli vortici di polvere e la parte posteriore che scodava tirata
dalla motrice e a un tratto si mise a cantare, a cantare per lei, per
il piacere di farlo. Cant Clementine due volte da cima a fondo e
poi Old Kent Road, e che importava se i contadini lo guardavano
e la sua voce si diffondeva sulla strada dietro di lui come il gracchiare
delle anatre estive che si spostavano da uno stagno all'altro
portato dal vento. Era felice. Di una felicit pura.
Per pranzo si fermarono a Cross Plains, dopo di che lei si fece
ancora pi calma, tanto che sembrava in stato comatoso, o persa
in un sonno a occhi aperti. Lui continuava a lanciarle occhiate, i
capelli al vento, gli occhi fissi davanti a s, tutta la sua figura perfettamente
composta, come se fosse in equilibrio su un filo invisibile,
e alla fine sprofond nel silenzio anche lui. Aveva avuto un
pensiero. Un pensiero tormentoso e inquietante, che aveva cercato
di scacciare per tutti i giorni precedenti. Aveva a che fare
con ci che sapeva del temperamento di Miriam, della facilit con cui
poteva passare dalla luce alle tenebre, dalla calma alla furia improvvisa,
e a come si sarebbe combinato con gli umori di sua madre,
per non parlare di quelli della signora Breen. La signora Breen
regnava sulla casa come il Kaiser regnava sull'esercito. E sua madre,
neanche lei un fiorellino avvizzito, si irritava con la governante
per una serie di ragioni (Non ti permettere di chiamare Mamma
quella donna, almeno finch in casa ci sono io)(3). Dato che le
opere costruttive procedevano rapidamente, lui la trasfer nell'ala
nuova (dietro sua stessa insistenza) anche solo per una visita prolungata
fino a che i lavori non fossero terminati e il progetto completato,
e fin l tutto bene. Almeno per il primo giorno circa, fino
a quando lei e la signora Breen non cominciarono a bisticciare per
qualsiasi cosa, da come cuocere correttamente un uovo al modo di
rifare un letto, apparecchiare la tavola o lucidare l'argenteria. Come
avrebbero reagito a Miriam? O per meglio dire, come avrebbe
reagito Miriam a loro? Distrattamente, allung una mano e la pos
sopra la sua, che si gir e gli fece un vago sorriso mentre il vento
le scompigliava i capelli e il sole glieli tirava in avanti e la strada
si scioglieva come burro sotto il suo bagliore. Come tutti i giocatori,
poteva solo sperare che andasse tutto bene.
Miriam sembr risvegliarsi alla vita mentre si avvicinavano costeggiando
il fiume Wisconsin e Taliesin improvvisamente si materializz
sul versante della collina davanti a loro.  quella? chiese
lei protendendosi in avanti sul sedile quando lui si ferm all'ingresso
principale per darle la possibilit di ammirare la casa nella
sua prospettiva migliore. E quello  il lago di cui mi hai parlato?
E la diga? E che cos' quello laggi sulla sinistra?
Tan-y-deri rispose lui. La casa di mia sorella Jennie. E vedi
un po' pi in l? Quella  Romeo e Giulietta.
Si fece tutta rossa in faccia. Lo prese per il braccio all'altezza
del bicipite e lo attir a s per baciarlo. Uno dei tuoi primi progetti
mormor. Che tenero.
Tenero? fece lui. Non so se lo definirei tenero.
Parlo del sentimento, naturalmente, del senso della tradizione.
Il tuo primo mulino a vento conservato qui nella tua propriet
e ora questa casa grandiosa, questo palazzo di luce e aria.  bella.
Pi bella di quanto avrei mai potuto sognare.
Ti piace?
Piacermi? L'adoro.
Lasciata l'auto in moto, usc per aprire il cancello, osservando
qualche piccolo dettaglio, il fossato accanto al vialetto eroso dai
temporali della settimana precedente, le erbacce che spuntavano
tra i fiori selvatici, il blu iridescente delle libellule che vagavano nell'aria,
poi risal in auto, ingran la marcia e si avvi su per la collina,
pensando che avrebbe mandato gi Billy Weston o uno degli
altri a chiudere il cancello dietro di lui perch non voleva rovinare
quel momento, tutto preso com'era a guardare il volto di Miriam
via via che appariva la casa. Llewellyn, il figlio pi piccolo (dodici
anni quell'estate, si stava abituando alla vita di fattoria come se ci
fosse nato) sbuc dal nulla e si mise a inseguire la macchina su per
la salita con propulsione di gambe e braccia saettanti, la testa bassa,
i gomiti che spingevano, guadagnando terreno mentre Frank
rallentava per dargli modo di raggiungerli. E anche per lui quello
era una gioia, un piacere che Kitty gli aveva negato fintanto che
Mamah era stata la signora del posto, Mamah la sua nemica giurata,
la sua nemesi, morta e sepolta, cos ora poteva riavere i figli con
s per i lunghi mesi estivi, Lloyd e John sposati e sistemati ma arrivati
anche loro per darsi da fare con la ricostruzione, Frances in
vacanza dal college, Catherine e David che facevano la spola avanti
e indietro fra Taliesin e Oak Park.
Era perfetto. L'ideale. Il momento pi pieno della sua vita. Tutti
insieme e anche Miriam l, e come avrebbe potuto Kitty trovare
da ridire su una donna che non aveva mai conosciuto e mai avrebbe
conosciuto perch doveva capire che fra loro era finita e lui doveva
vivere la propria vita a modo suo? Quello era l'inizio di una
cosa nuova, se lo sentiva, una cosa migliore, e si ferm sul piazzale
sull'onda della speranza e dell'ottimismo.
Tutti si fecero attorno, i bambini, Billy Weston, persino la signora
Breen, e mentre l'aiutante scaricava le loro cose lui port Miriam
in cima alla collina per darle un attimo di respiro e farsi un'idea
del posto. Non voleva soffocarla. Il viaggio doveva averla sfinita
(non stava bene, se ne rendeva conto) ma era straordinariamente
calma e graziosa e piena di apprezzamenti per la casa e aveva
centinaia di domande che li accompagnarono per tutto il t e un
lungo giro fra le stanze e le opere d'arte prima che lei manifestasse
il desiderio di riposare un po' prima di cena.
C'erano segnali inquietanti? Sua madre fece sapere di essere indisposta
e non usc dalla sua camera. I bambini (soprattutto Catherine,
la pi bisognosa e la pi sensibile e dunque una delle pi avvelenate
dalle invettive di Kitty) lanciavano occhiate torve tutto attorno.
Erano tutti sufficientemente ben educati da nascondere i
propri sentimenti, ovvio, ma lui si rendeva conto che conquistarli
sarebbe stata una lotta: Miriam era un'entit ignota, magari non
quella megera e sfasciafamiglie come Kitty aveva dipinto Mamah,
ma non era nemmeno la loro madre, e ne avrebbe sentito gli effetti
in mille modi. Ma la cosa peggiore, fin dal principio, fu la signora
Breen. Nell'istante stesso in cui Miriam entr per andare a stendersi,
gli si incoll al braccio, muggendo un intero catalogo di domande
per le quali apparentemente non chiedeva una risposta, dato
che del cornetto acustico non c'era traccia. Era irrefrenabile, furibonda,
il volto contratto e gli occhi che gli balzavano addosso.
Dove avrebbe dormito la signora? voleva sapere. Doveva aspettarsi
richieste particolari dal punto di vista alimentare? Perch lei,
Mamma Breen, era a pezzi, sfinita che peggio non si poteva tra sfamare
tutti quei lavoranti in aggiunta ai familiari, e lei proprio non
ce la faceva pi. E perch la signora non si era tolta le scarpe alla
porta, chi pensava che pulisse le tracce di fango che si lasciava dietro?
Parlava francese? Mangiava carne di maiale? Era sposata? Contava
su una domestica a sua disposizione?
Lui parl per tutta la cena, ininterrottamente e con un tale fondo
di disperazione che quasi non tocc cibo, il che (non mangiare)
non era da lui, e lo notarono tutti. Sua madre gli si sedette di fronte,
in un silenzio glaciale, e per quanto Paul Mueller cercasse eroicamente
di fare conversazione, Llewellyn cinguettasse un aneddoto
sulle rane nello stagno superiore e Miriam stesse dando il meglio
di s, c'era decisamente qualcosa di falso nella serata. Dopo cena si
sedette al piano(4) accompagnandoli in una serie di canzoni, a cui Miriam
tuttavia non si un (forse tutto ci era troppo alla buona per
lei, una sofisticata parigina?), e la madre lo fece senza entusiasmo.
Nettamente. Anzi, per tutta la serata parve non far altro che fissare
Miriam con un'attenzione tale che sembrava dovesse farle uno studio
a carboncino. Andarono a letto presto, Miriam alloggiata per
decenza in una delle stanze degli ospiti, per quanto a lui della decenza
non importasse un accidenti, non sotto il suo stesso tetto, e
gli tocc cercare la strada al buio per andarla a trovare a letto.
Il giorno dopo cominci sotto buoni auspici, Miriam si alz presto
e a colazione sembrava ben sveglia, mentre la signora Breen si
rinchiuse in cucina e lasci che a servire in tavola fosse una delle domestiche.
La conversazione si orient principalmente sul tempo;
quel mattino l'erba era carica di rugiada e c'era un alito di vento da
nord, il che secondo lui era segno che l'ondata di caldo delle ultime
settimane stava finalmente passando, sebbene Paul e Lloyd dissentissero
citando qualche sciocchezza dall'Almanacco dell'agricoltore
a proposito della Pyrrharctia isabella e della sua livrea estiva. A
suo parere tuttavia era innegabilmente pi fresco e quello era un bene:
Miriam sarebbe stata meglio e se fosse stata meglio le sarebbe
riuscito pi facile adattarsi alla vita naturale della campagna. Era
quello che pensava, visto che lei sembrava straordinariamente sensibile
alle temperature estreme, straordinariamente sensibile pressoch
a tutto, per la verit, ma d'altronde era ci che ci si doveva
aspettare da un raffinato temperamento artistico come il suo.
Lui mangi con grande appetito; era in piedi dalle quattro e
mezza a lavorare in studio, girare per i terreni, accudire gli orti e badare
ai cavalli, pervaso di energie e illuminato da idee che gli sorgevano
quasi senza sforzo, nei momenti pi improbabili, come se
l'ispirazione fosse un capriccio dell'inconscio e non qualcosa da conquistare
attraverso lo sforzo e la concentrazione e l'uso di una matita
e una squadra. Ormai l'edificio principale era ampiamente terminato,
ma c'era ancora moltissimo lavoro da fare nelle nuove ali e
naturalmente c'erano sempre progetti sul tavolo, progetti remunerativi,
perch i costi di ricostruzione erano andati oltre le pi folli
previsioni e, come al solito, si ritrovava penosamente al verde...(5).
Nel corso della giornata (che effettivamente fu calda, sopra i
32 gradi a mezzogiorno, nonostante che, lavorando fianco a fianco
con i manovali, lui insistesse a ripetere che era molto pi fresco
del giorno prima) la perse di vista. Al mattino l'aveva portata a fare
un giro, spiegandole tutto ci che poteva sui lavori in corso, ma
poi le era venuto mal di testa forse a causa del caldo o per qualcos'altro,
e si era ritirata. Vuoi che ti accompagni? le aveva chiesto,
e lei gli aveva risposto con un sorriso che poi era sfumato in una
smorfia. Non sono un'invalida aveva risposto con fermezza, anche
se la voce l'aveva tradita. Credo di potercela fare per questi,
cosa saranno, trecento metri? Quando gli capit di pensare nuovamente
a lei, erano le cinque passate.
Sua madre lo affront l'attimo stesso in cui mise piede in casa.
Quella donna esord, la bocca atteggiata a un'espressione tesa.
Mi spiace dirlo, Frank, ma non  una signora, e non  nemmeno
una persona civile. E una donna volgare e scurrile, ecco quello che
. Quel genere di linguaggio andr anche bene con i francesi,
a quanto ne so, da quelle parti va di moda, ma a casa mia io non intendo
tollerarlo, non quando ci sono a portata d'orecchio i miei nipoti
e anche i domestici. Proprio no. Te lo devo dire, Frank, non
lo tollerer.
Lui voleva fare un bagno, anzi, una nuotata nel lago. Aveva la
camicia incollata alla schiena, le mani e le braccia sporche. Era
sfinito. E decisamente non dell'umore giusto. Mi dispiace, mamma,
dovremo fare qualche... qualche aggiustamento. Miriam ha
avuto un periodo di grandi tensioni, sai, venire a stare quass in
campagna, e...
Lei ti sminuisce. Non  alla tua altezza. Si d delle arie.
A quel punto comparve la signora Breen, gli occhi che lanciavano
fiamme, il cornetto acustico in mano: si erano forse alleate,
avevano firmato una tregua e deciso di unire le forze per respingere
congiuntamente l'invasore? Fra il pranzo e la cena era stata
dichiarata una guerra? Era sbigottito e rest l senza parole, voltandosi
da un volto infuriato all'altro.  proprio sgradevole, tuon
la signora Breen, vedere una simile mancanza di rispetto. Lo sapete
quali orribili appellativi ha rivolto a vostra madre? Noncurante
che nei paraggi ci fossi io?
Si era affacciato alla porta della cucina, con l'unico desiderio
di un bicchiere d'acqua prima di mettersi il costume da bagno e
chiamare Llewellyn per un tuffo nel lago, ed ecco che si ritrovava
sul banco degli accusati. Sono sicuro che sia solo un malinteso
disse. Perch Miriam...
Un malinteso? La signora Breen che aveva alzato il cornetto
acustico ora lo lasci ricadere lungo il fianco, le scapole appena accennate
che si abbassavano come ossa in un sacco. Chiamare vostra
madre vecchia strega impicciona? E anche a me. Affibbiarmi
nomi che io non userei nemmeno per il diavolo in persona. E tutto
perch non scatto a ogni suo capriccio e volere, perch ho tutta
una casa da mandare avanti se non lo sapete e non sono stata assunta
per fare la serva di nessuno... e chi si crede di essere quella l
per comandarmi come se fossi una schiava della sua piantagione in
Tennessee o da dove vengono i suoi gloriosi antenati, perch s, anche
di quello ci ha fatto una testa cos.
Frank si intromise sua madre. Frank, ora tu mi ascolti...
Lui alz le mani in segno di resa. Le parlo io disse, irritato,
arrabbiato, tutta la soddisfazione per la giornata di lavoro svanita
come se non avesse concluso niente: Sisifo, era cos che doveva sentirsi
Sisifo ogni volta che arrivava in cima alla montagna. Subito.
All'istante. Questo pu soddisfarvi? Come se non bastasse aver lavorato
tutto il giorno sotto il sole insieme ai manovali, sgobbato l
fuori in questa calura, quando tutto ci che voglio  farmi una nuotata
e un po' di tranquillit prima di cena. No. Devo anche fare da
paciere, quando voi altre... si controll. Sua madre si stava mordendo
le labbra. Aveva gli occhi lucidi. Dov' ora?
Dov'? gli ribatt la signora Breen. Dov' stata tutto il giorno,
in camera sua. E non permette a nessuno di entrare.
Non rispose ai colpi battuti alla porta. Prov a girare la maniglia,
ma doveva esserci qualcosa che bloccava la porta. Miriam!
chiam a voce alta. Miriam, sei l? Niente. Neanche un bisbiglio.
And alla finestra, ma doveva aver bloccato anche quella, l'anta
bloccata, una qualche stoffa (il copriletto?) fissata con le puntine
che gli impediva di vedere all'interno. Sent che l'irritazione lo stava
prendendo(6). Batt un colpo sul vetro con il palmo della mano,
grid nuovamente il suo nome. La gente lo guardava (due muratori
che stavano scendendo alla taverna si erano fermati accanto alla
rimessa a godersi lo spettacolo, a cui adesso si era aggiunta una
domestica con in mano un secchio di avanzi per i maiali) e lui imprecava
sottovoce. Possibile che non si potesse avere un po' di riservatezza?
Era forse chiedere troppo? Un attimo dopo era di nuovo
alla porta e stavolta vi si appoggi con le spalle e sent che qualcosa
cedeva, un qualche mobile che veniva spostato indietro e nella
porta si apr uno spiraglio sufficiente a dargli uno scorcio della
stanza oscurata.
In un primo momento non vide niente. Poi, quando gli occhi
si abituarono all'oscurit, vide che aveva appeso al muro una serie
di oggetti in penombra, incurante degli stucchi e del rivestimento
in legno (altra vampata di irritazione), e di cosa si trattava? Disegni?
Miriam! chiam nuovamente, poi, visto che non rispondeva,
si accan contro la porta con tutto ci che gli capit a portata
di mano finch la barricata, un cassettone con sopra la scrivania e
due sedie, non si rovesci con un rumore di legno schiantato che
avrebbe svegliato un morto, lui si ritrov dentro la stanza. Che era
vuota. Accese la luce e le pareti presero vita: disegni, s, decine di
disegni, tutti schizzi della sua testa vista da ogni angolazione possibile,
i tratti monumentali e marcati, i capelli come serpenti che
sbordavano dai margini e le orbite infossate come quelle di Beethoven,
ma lasciate lugubremente vuote... E quello che cos'era? Vestiti
ammucchiati sul letto come per una vendita di beneficenza,
cappelli e scarpe e biancheria sparpagliata sul pavimento, una
tazzina da t in frantumi, una manciata di chiodini e il martello con
cui aveva crocefisso i singoli disegni. Le sue pantofole. La vestaglia.
Il piano verticale della porta del bagno.
Miriam?
Spinse la porta, percorso dai primi brividi di allarme come da
una debole corrente elettrica, ed eccola l. Seduta nella vasca da bagno.
Addormentata. O in meditazione, forse stava meditando. In
cerca di frescura, aveva mal di testa, no? Ecco, doveva essere cos.
Miriam? prov ancora.
Aveva gli occhi serrati, le palpebre leggermente bluastre, le ciglia
scomposte, la testa rovesciata all'indietro contro il muro... e la
bocca, la bocca spalancata rivelava lo scuro canale della gola. Era
addormentata, certo che s, addormentata, tutto l. Il suo primo
pensiero fu che si fosse appisolata mentre faceva il bagno, ma aveva
addosso la camicia da notte, la stoffa fradicia, come dipinta su
braccia e gambe, e nella vasca erano rimasti s e no un paio di centimetri
di acqua, che scendeva gi dallo scarico gorgogliando sommessamente.
Fu allora che si accorse dell'ago, e fu uno shock, come
se l'avessero schiaffeggiato.
Un ago. Una siringa. Quelle cose che i medici usano per fare le
iniezioni. Stava infilata nella liscia pelle bianca in alto nella coscia,
fuori posto, incongrua, profondamente incongrua, e la prima immagine
che gli venne in mente fu un parassita, una zecca o una sanguisuga
gonfia attaccata in un punto dove non doveva stare. Senza
pensarci, chiuse le dita attorno all'aggeggio, freddo metallo e vetro,
e lo estrasse delicatamente dalla carne, dove rimase una macchiolina
di sangue, una contusione giallastra attorno al foro, e lo
pos sul lavandino. Svegliati le disse a voce bassa, prendendola
per il polso. Miriam, svegliati.
Nessuna reazione.
La tir verso di s, le dette uno schiaffo, due, ancora, finch
non vide che cominciava a sbattere gli occhi, ma dove diavolo erano
i sali? C'erano dei sali in casa? Aveva un alito cattivo, che lo invest
in volto con un odore di piante di palude, mazzasorde e pontederie e altre ancora che crescevano a mollo nell'acqua dello stagno.
Era spaventato, i pensieri andavano in una direzione e subito
dopo in quella opposta. Doveva chiamare il medico? Sua madre?
La signora Breen? Ma si trattava di una questione privata, no? Fra
lui e Miriam? Qualche sbaglio con le sue medicine, niente di cui
preoccuparsi, davvero, ma non sarebbe stata meglio a letto?
La cinse con le braccia e cerc di sollevarla, tutta gocciolante,
dalla vasca, ma era sorprendentemente pesante, la pelle scivolosa,
fredda come pesce, e ci volle del bello e del buono per spostarne
il peso e infilare le mani sotto il corpo. La testa le ricadde in avanti,
contro la sua spalla, sentiva i capelli bagnati sulla guancia, e con
un'ultima contorsione e un risucchio riusc a prenderla fra le braccia,
usc di sbieco dalla porta e vide che le sue labbra si stavano
muovendo. Frank, mormor, che succede? Che stai facendo?
I piedi gli si impigliarono in qualcosa, uno dei vestiti appallottolati,
e per poco non cadde.
Frank. Adesso la sua voce era pi forte, la voce che le conosceva,
la voce di Miriam, seccata e polemica. Mettimi gi. Che cosa
credi di fare?
Tutto a un tratto sent che aveva la parte bassa della schiena in
fiamme e per un pelo, vacillando e incespicando, non gli cadde, ma
riusc ad arrivare al letto dove la lasci andare; lei rotol allontanandosi
da lui e il materasso emise un lungo gemito sibilante.
Miriam, per l'amor del cielo disse, in piedi davanti a lei, il respiro
affannoso, la camicia bagnata, roteando gli occhi come cuscinetti
a sfere. Questo, questo ago...
Lei si tir a sedere contro la testata del letto, abbracciandosi le
ginocchia. I capelli bagnati le ricadevano sul volto come muschio,
come fronde di salice, e lui che cosa pensava, dov'era? La mia medicina,
Frank gli disse. Lo sai quanto io sia malata. Sai che sono
sfinita, mentalmente e fisicamente, e che qualsiasi, qualsiasi, le si
arroch la voce, venata dall'emozione, turbamento, qualsiasi crudelt
o acredine non pu che, che... distruggermi...
Riusc soltanto a fissarla. Era totalmente disorientato, alla deriva
senza n remi n timone, il mare gonfio e agitato sotto di lui.
Sent la propria voce che diceva: Lo so che  difficile ma prima o
poi questo caldo finir....
Devono andarsene, Frank. Adesso la sua voce era ferma, determinata,
quella che lui conosceva. Entrambe.
Per un momento sulla stanza cal il silenzio e lui pot sentire i
colpi lontani dell'accetta che calava sul ceppo, uno dei lavoranti
che spaccava la legna per la stufa, e poi l'improvviso grido aspro di
una ghiandaia, talmente vicina da sembrare che fosse l nella camera
con loro. Stava elaborando quel pronome numerale duale.
Entrambe?
O loro o io, Frank. O loro o io.

Note.
1. William Cary Wright (1825-1904). A quanto pare uno degli uomini pi carismatici e
affascinanti della sua epoca, ma anche inaffidabile, troppo sbrigativo e disinvolto nelle questioni
economiche nei confronti della madre di Wrieto-San. Anna divorzi da lui per rifugiarsi
fra le braccia accoglienti della propria famiglia, i Lloyd Jones delle ricche tenute agricole
della Wyoming Valley, nel Wisconsin. A quel tempo Wrieto-San aveva diciassette anni.
Di l a poco cambi il suo secondo nome da Lincoln a Lloyd.
2. Mi dispiace, ma qualsiasi cosa dica O'Flaherty-San sull'intesa sessuale, questo mi sembra
uno di quei passi suicidi verso l'oblio che Wrieto-San comp ripetutamente. Non poteva
ignorare che la comunit (e la stampa) lo avrebbero condannato universalmente per aver
insediato una nuova amante al posto della prima, come se avesse imparato ben poco dalle
tragiche conseguenze. O, peggio ancora, come se gliene importasse ancora meno.
3. Anche in et avanzata, Anna Lloyd Jones Wright era una donna imponente, alta 1,74,
statura a cui il celebre figlio non arriv mai, nonostante i tacchi rinforzati. Fu lei a scegliere la
professione per lui quando era ancora in culla e sempre lei a farne il proprio okasan ko.
4. Il famoso Steinway, che aveva perso le gambe mentre veniva portato fuori da una finestra
per salvarlo dall'incendio del 1914. Sempre pieno di risorse, Wrieto-San aveva adattato
a mo' di sostegni temporanei degli sgabelli da disegnatore.
5. Alla fine, anche Miriam sarebbe stata spremuta e avrebbe contribuito allo sforzo ricostruttivo
con parecchie migliaia di dollari di soldi propri, cosa di cui a suo tempo il signor
Fake sarebbe stato minuziosamente messo al corrente.
6. Per usare un eufemismo. Come ho gi detto, le ire di Wrieto-San erano una forza della
natura, incendiaria, selvaggia, sferzante, per non parlare del potere caustico della lingua.

 Capitolo 5.
IL VILLINO DELL'AMORE.

Se era quello il gioco che volevano, duro e rude, con gli artigli
di fuori, be', lo sapeva fare anche lei. Per tre giorni interi se ne rest
in quella stanza soffocante, al buio, mentre Frank implorava lei
e quella mezza scema della servetta che doveva avere non pi di sedici
anni, brutta come una rapa e sgraziata e stupida per di pi, di
servirle t freddo, limonata e torte. Un sacco di tempo per pensare,
e difatti pens. La sfrontatezza di quell'arpia, quella megera,
quel sacco d'ossa, con il suo accento irlandese tutto tendine di pizzo
che andava di qua e di l come se fosse lei la padrona di casa...
E cosa aveva avuto l'impudenza di rispondere alla banale richiesta
di un'insalata condita come si deve e un panino al pollo freddo con
un filo di maionese e una fetta di formaggio che non puzzasse troppo?
Non sono la cameriera, signora, e se vuole qualche vettovaglia
al di fuori dei normali orari dei pasti dovr servirsi da sola come
tutti. Vettovaglia. Orari dei pasti. Era riuscita a stento a impedirsi
di strappare il cornetto acustico dagli artigli di quell'odioso
rettile e spezzarglielo in due.
E poi la madre. Nessuno le avrebbe tolto dalla testa che c'era
un vecchio drago in agguato sul suo gruzzolo. Dal primo istante in
cui avevano incrociato gli sguardi, in quel salotto delizioso con tutte
le cose di Frank in mostra come se si trattasse di un museo (e lo
era, un museo, pi raffinato e profondamente toccante di qualsiasi
altro al mondo) c'era stata reciproca antipatia. Gelo. Come se in
mezzo a loro si fosse frapposta una parete di ghiaccio, un ghiacciaio
millenario. Frank l'aveva accompagnata in stanza sottobraccio
e senza darle nemmeno la possibilit di riprendere fiato (tutta
quella rara bellezza) ecco l la madre come una morta tornata in vita,
alta, ossuta, capelli bianchi, lo sguardo abrasivo e le labbra serrate
cos forte da stupirsi che avesse ancora qualche dente in
bocca. Enchante aveva mormorato Miriam afferrandole la mano,
ma la vecchia signora non aveva detto niente in risposta, limitandosi
a guardare Frank e a commentare, con un tono che pareva si
stesse scrollando il fango dagli stivali: Quindi  lei la parigina?.
Solo allora guard Miriam negli occhi. O forse dovrei dire parigina
passata per il Tennessee?
Tre giorni. Che andassero al diavolo. Tutti quanti. A quel punto
preferiva tornarsene a Taos, libera da tutte quelle beghe e quei
malanimi; chiuse gli occhi sul soffitto vuoto e si vide correre e saltare
in un campo fiorito nella fredda e traslucida luce scultorea di
alta montagna, le braccia spalancate, la pura seta bianca che le danzava
intorno nella brezza. Ma Frank non era a Taos, Frank era l.
Quello era il suo covo, il suo rifugio, la sua torre d'avorio che brillava
nel deserto di zotici e di cattivo gusto, e il suo posto era accanto
a lui. Che si preoccupava per lei, non le sfuggiva, vedeva la
gravit sul suo volto, sentiva la sua voce debole e mortificata, l'uomo
pi amorevole del mondo. Doveva essere andato venti volte al giorno
a informarsi sulle sue condizioni (Le serviva qualcosa? Si sentiva
meglio? Non voleva venire a tavola per cena?) e di notte la inondava
di tutto il suo bisogno di lei.
Nell'oscurit, sdraiati fianco a fianco, lei gli faceva i complimenti,
complimenti per le sue visioni e il suo genio e il modo in cui
il suo spirito grande e generoso si rifletteva nelle travi che si elevavano
sopra di loro e lo spazio sacro che aveva saputo creare all'interno.
Gli prendeva la mano. Gliela stringeva. E avanti con i complimenti,
perch i complimenti erano il suo argomento principe e
il suo stile, ma c'era anche un altro argomento e cominci ad affiorare
gi mentre sentiva il respiro di lui rallentare e lass in alto
la notte correva. Frank, bisbigli, Frank, sei sveglio?
Strappato al sonno, la voce impastata: Sono qui.
Tua madre, Frank. E quella terribile governante. Non posso,
alzando la voce, non tollerer insulti di questo genere ancora a
lungo. Chi  che dev'essere la padrona di questa casa? Dimmelo,
Frank. Dimmelo.
La sera del terzo giorno riemerse dalla sua stanza in tempo per
la cena, prendendo posto a tavola accanto a Frank come se si fosse
sempre seduta l tutte le sere da quando era stato completato il
tetto e la tavola portata dentro dalla porta. Questa volta (e non gliene
importava un accidenti che a qualcuno piacesse o meno) partecip
attivamente alla conversazione, non tralasciando di intervenire
su ogni punto, che si trattasse di politica, pascoli, moda parigina
o del tempo, chiarendo a tutti, a tutti quanti, alla madre di Frank
e ai figli adulti di quest'ultimo, all'adolescente con quello sguardo
aperto e schietto che una volta, tanto tempo fa, doveva aver avuto
Frank, ai disegnatori, all'architetto in visita e a sua moglie e a chiunque
fosse l che lei era all'altezza di chicchessia e che da quel momento
in avanti la baracca avrebbe ballato al suono di una musica
nuova, la sua e soltanto la sua.
Lei sapeva una cosa che gli altri ignoravano. Sapeva che
Nellie Breen avrebbe dovuto fare armi e bagagli di l a qualche giorno,
non appena Frank fosse riuscito a trovare qualcuno che la sostituisse,
e che al mattino avrebbe avuto una lunga conversazione
con la madre, sottolineandole il fatto che le sue stanze (insomma,
l'edificio stesso) non erano ancora terminate e chiedendole,
soprattutto con il cambiamento di stagione e il freddo che
ormai stava per arrivare, se non fosse pi comodo per lei tornare
a Oak Park. Almeno momentaneamente. E sapeva anche che
in quella stanza soffocante e oscurata ci sarebbe tornata solo per
raccogliere le proprie cose e dare ordine alla cameriera di portarle
dall'altra parte del cortile, nel loggiato e quindi nelle camere
di Frank.
Non aveva per fatto i conti con la tenacia di Nellie Breen.
Nellie Breen non si sarebbe lasciata liquidare tanto facilmente, perch
Nellie Breen era capace di attizzare i fuochi come nessun altro, una
persona ottusa e rozza e maldicente che chiss come era riuscita a
mettere le grinfie su Frank e non avrebbe mollato tanto facilmente.
Ci fu una scenata, la voce di Frank che cercava di sovrastare le
alte lagnanze stridule della vecchia asserragliata in un angolo della
cucina come un tasso nella tana tanto che nella tenuta chiunque
doveva averla sentita compreso il porcaio in fondo alla collina, e
Miriam, stesa a letto con una cuccuma di caff e un romanzo appoggiato
sul ventre, sent che cominciava a salirle il sangue alla testa.
Era una serva, santo cielo, un nessuno. Un bel calcio nel sedere,
ecco quello che pensava lei, farla allontanare fisicamente da quel
luogo, perch mai Frank si dava tanta pena? Perch non se ne occupava
il sovrintendente della tenuta?(1) O sua madre? Poi per si
trattenne: non voleva certo scendere in lizza anche lei, nemmeno
per cinque minuti, e proprio a fare il lavoro sporco.
Siete licenziata sent Frank gridare a un tratto, la voce che
rimbombava per tutto il cortile dalla finestra aperta della cucina,
un ruggito vero e proprio. Lo volete capire? I vostri servizi
non sono pi richiesti. Punto. Quante volte lo devo ripetere? La vecchia
gli rispondeva senza peli sulla lingua, con parole che tagliavano
l'immobile aria caliginosa del mattino come spade vorticanti:
Credete forse di potermi sbattere fuori cos? Senza un motivo?
Per poter stare qui insieme alla vostra.... La voce di Frank si alz
a coprire la sua, vi fu una serie di colpi dal timbro metallico, fracasso
e clangore di tegami, utensili da cucina e forse anche posate,
poi il suono secco e forte di una porta che sbatteva. Un attimo dopo
lo vide attraversare il cortile, le spalle contratte dalla collera, e
lei corse alla finestra, in un vortice di emozioni (quella stronza, quella
stronza, lui era il suo eroe, senza macchia e senza paura, com'era
possibile non accorgersene?) e grid il suo nome come se la propria
vita dipendesse da questo.
Lui si ferm di colpo, si gir per vedere da dove arrivava quella
nuova minaccia. Qualcosa nella sua postura, le spalle, i pugni, la
bellicosit di quella grossa testa da corpulento gnomo gallese, le riport
alla mente le scenate fra loro al 25 di East Cedar Street prima
che lei se ne andasse in New Mexico sconfitta, e la indusse a
fermarsi per un attimo. La fissava con occhi di brace, la sua collera
ora si allargava comprendendo anche lei, come se fosse colpa
sua, gridando come se lei gli avesse appena scagliato una freccia
nella schiena. Che c'? Che cosa vuoi?
Fu un momento emblematico. Lei lo cap, sent la consapevolezza
percorrerla come un lungo brivido, ma era l alla finestra aperta,
a poco pi di dieci metri di distanza, e senza pensarci protese le
braccia verso di lui. Frank disse con voce sommessa trascinando
l'unica sillaba alla maniera continentale (Fraaank) e vide il
cambiamento sul suo volto. Vieni qui. Vieni da me.
Un momento dopo era l alla finestra, le braccia aperte per accoglierla,
irrigidito dalla rabbia residua. Bene, Frank mormor
stringendolo a s; era come essere sul palcoscenico, perch quella
nella finestra di fronte non era forse la faccia della madre? S. S.
Un'immagine spettrale, che svan subito. Lo afferr, lo avvinghi,
lo attir a s. Bene ripet. Bene per te.
Sei settimane dopo scoppi lo scandalo e si dovette ricalibrare
tutto quanto.
In quel momento erano a Chicago, lui per lavoro, lei che approfittava
per fare qualche spesa, nella speranza di trovare qualcosa
di adatto all'inverno in quell'ultimo desolato avamposto di civilt
che comunque era pur sempre preferibile alla barbarie pura
del Wisconsin rurale, Spring Green, santo cielo... No, non aveva
nessuna intenzione di andare a trovare Norma, neanche per idea,
visto che ormai Norma sembrava essere diventata la paladina dei
valori morali dello stato dell'Illinois e si scagliava contro la madre
per lettera e via telefono perch viveva apertamente con un uomo
sposato, come se una figlia simile incatenata a un matrimonio avvilente
e triste con un uomo che le era inferiore sotto ogni punto
di vista potesse capire qualcosa della passione e di una vita spirituale
superiore. Era appena rientrata in albergo dopo una visita alla
modista, al sarto e a una mezza dozzina dei negozi meno assurdi
che comunque avevano in vetrina articoli che a Parigi si portavano
due anni prima, quando qualcuno buss alla porta. Era
Leora(2). Con l'aria agitata. Non so come ho fatto a non vederti... strano,
ti sto aspettando nella hall da ore...
E come mai? Di che si tratta?
Lei si limit a sospirare e ad abbassare lo sguardo, lanciando
una rapida occhiata nel corridoio dove due uomini dalle cravatte
colorate, le voci scherzose che si intrecciano, stavano entrando in
ascensore, poi sgattaiol nella porta e si accasci sulla sedia pi vicina
come fulminata sul posto. Lui non c', vero? sussurr, stringendo
le labbra per far vedere tutta la sua preoccupazione, lo sguardo
che passava da lei alla porta della camera da letto.
Chi? Frank?
Non c', vero?"
Diamine, no...  in ufficio. Al lavoro. Lo sai, lavora continuamente,
come un fuochista, giorno e notte, la vigoria di quell'uomo
e qui fece un sorriso non cos misterioso, perch aveva gi
messo al corrente Leora, in maniera piuttosto dettagliata, delle loro
nottate insieme.
Hai una sigaretta?
Senza rispondere, and al tavolo vicino alla finestra dove c'era
la sua borsetta aperta, ne tir fuori il portasigarette con uno sguardo
assente al mosaico di tetti inondati dal sole sotto di lei e, pi in
l, la grande distesa azzurra del lago, e torn indietro porgendoglielo,
pensando intanto ai cappelli che aveva comprato (e alle scarpe)
e meditando di provarli davanti a Leora, di cui apprezzava
l'opinione, anche se a dire la verit Leora non era certo molto originale
nell'abbigliamento. Un attimo dopo accendeva la sigaretta
di Leora e anche una per s (al diavolo Frank: lei fumava quanto
le pareva, dove e quando voleva) e prese posto sulla poltrona accanto
a quella di Leora. Allora, disse, soffiando fuori una densa
nuvola azzurrina di tabacco turco, cos' tutta questa storia su
Frank? Qualcosa sui giornali?
Quella domestica disse Leora, la voce ancora un bisbiglio come
se temesse che qualcuno la stesse ascoltando, sebbene Frank
non fosse l e le pareti fossero ragionevolmente spesse per quello
che ci si poteva aspettare da un albergo americano. La signora
Breen.
Be'? Che c'?
Sembra che sia entrata in possesso di alcune lettere, lettere che
tu hai scritto a Frank quando eravate lontani. E le ha portate ai
giornali.
Ma come...? La risposta le arriv prima ancora di aver terminato
la domanda, e naturalmente comunque stava pensando ad
alta voce: l'odiosa faccia grinzosa di quella donnetta grassoccia le
si present agli occhi della mente e se la vide mentre rovistava nei
cassetti di Frank con il pretesto di spolverare e pulire o che diavolo faceva a Taliesin quando non era davanti alle sue maleodoranti
padelle di vettovaglie unte, insipide e troppo cotte. Che donna infida...
Come aveva potuto Frank legarsi a persone simili? E difenderle,
addirittura? Mamma Breen, la chiamava, e prima che lei gli
aprisse gli occhi la lodava anche, quella donna, per la sua efficienza
e, incredibile a dirsi, per la sua cucina.
Ti ho portato qualche ritaglio, nel caso non abbia ancora visto
i giornali. Leora, la testa china sotto la tesa rigida del cappello, frug
nella borsa. Eccoli qui disse porgendole una pagina del giornale
del mattino accuratamente ripiegata e piantandole addosso i suoi occhioni
come aspettandosi che collassasse sotto il peso di quelle quattro
righe stampate. Accusa Frank di aver violato il Mann Act(3).
E denuncia te come straniera indesiderabile, incredibile la faccia tosta
di quella donna... il giornale scrive che ti vogliono espellere.
Di fatto, senza gli occhiali non riusc ad andare molto pi in l
dei titoli (nuovo scandalo al villino dell'amore di wright),
ma prima che potesse alzarsi dalla sedia e andarli a cercare, sent
la propria voce che diceva: Espellermi? Ma il mio passaporto attesta
chiaramente che sono una cittadina americana.  ridicolo. Me
l'avranno anche rilasciato al consolato in Francia, ma... tu lo sai che
sono americana. Lo sanno tutti. Espellermi, di che diamine stanno
parlando?(4).
La voce di Leora si fece gelida. Francamente, Miriam, non lo
so. Per stanno trascinando il tuo nome nel fango. E anche la tua
reputazione. Si schiar la gola, scosse la cenere dalla sigaretta e allung
la mano verso il ritaglio. Dicono che tu e Frank (fra l'altro,
ti definiscono la nota scultrice parigina) avete convissuto nel suo
villino dell'amore' in aperta sfida a ogni corrente regola morale e
che la signora Breen ha ritenuto di farsi avanti per una questione
di coscienza. A quanto pare  molto devota. Cattolica, il peggio,
proprio il peggio. Ha detto anche... Leora esit. Sbatt le ciglia.
Al punto che Miriam pens che si trattasse di un tic, come quel tale
idropisico che se ne stava seduto tutto il giorno a La Rotonde, il
volto contratto a sputare in un fazzoletto e che ormai doveva essere
morto, a furia di strizzare gli occhi, rabbrividire e sputare. O forse
di esasperazione. Magari era quello che l'aveva ucciso.
Sentiva in fondo alla gola l'oltraggio come un ferro rovente, anche
se era lusingata (la nota scultrice!) e si alz dalla poltrona con
un brivido di trepidazione e risentimento. Cosa ha detto?
Be' altro sfarfallio di ciglia che ha ritenuto di farsi avanti per
via dei bambini.
Bambini? Quali bambini?
I bambini di Frank. Dice che erano l anche loro.
I bambini di Frank? Le ci volle un momento. Una serie di
immagini le attravers la mente: Thomas con il pannolino, le bambine
che giocavano con le bambole, i capelli con i boccoli e i vestitini
che si allargavano tutto attorno come paracaduti all'arrivo a
terra, i vivaci occhi neri di bambinetto nel girello, ditine di mani e
piedi immacolate, pelle rosea fra la schiuma del bagnetto; ma niente
di tutto ci sembrava aver a che fare con Frank. Bambini? Frank
non aveva bambini.
 quello che dice lei.
Ma sono tutti grandi. Sono adulti. Due sono sposati, santo cielo.
E il pi piccolo, che comunque avr dodici o tredici anni,  tornato
a scuola la settimana che sono arrivata io. A Chicago. A Oak
Park, da sua madre.
Leora si strinse nelle spalle. Tu lo sai. Io lo so. Ma sono sempre
i suoi bambini.
La reazione di Frank fu di caricarla in macchina quella sera stessa
e tornare nel Wisconsin come due fuggiaschi. Il giorno dopo, ormai
erano i primi di novembre, i campi bruciati dal gelo, le finestre
strette nella morsa del ghiaccio, rilasci una dichiarazione alla
stampa in cui negava tutto. Il suo legame con Madame Noel, sosteneva,
era puramente spirituale ed era assurdo pensare che lui
portasse avanti una storia d'amore sotto gli occhi della madre, che
ormai da mesi viveva a Taliesin. Madame Noel era un'anima brillante
e di grande sensibilit che trovava ristoro soltanto in compagnia
di artisti come lei e che quindi faceva parte dell'atelier di
Taliesin come lui stesso e numerosi architetti, disegnatori e artigiani.
Inoltre, insieme al suo avvocato, il signor Clarence Darrow, stavano
valutando l'opportunit di citare in giudizio la signora Breen,
una domestica licenziata e invelenita che aveva scritto parecchie
lettere minatorie sia al signor Wright che a Madame Noel, accusandola
di avergli sottratto beni personali e aver fatto un uso improprio
della sua corrispondenza personale.
Una volta che i giornalisti se ne furono andati, mand i disegnatori
nei campi con la scusa di riparare gli steccati o di raccogliere
le stoppie o cose simili e la port nello studio. Miriam, sono
davvero spiacente di tutta questa pubblicit disse, scivolando
sulla sedia dietro la scrivania come nell'acqua del bagno. Era
l'ultima cosa di cui avevamo bisogno, soprattutto dopo... fece un
gesto vago. E mi dispiace che ti abbiano trascinato in questa storia.
Ma siediti, siediti, mettiti comoda.
No, Frank, non mi siedo. Era irritata per pi motivi, non ultimo
il fatto di aver dovuto interrompere bruscamente il soggiorno
a Chicago per finire a mangiare frittelle e gelarsi le ossa l in quel
tetro e uggioso angolo sperduto in mezzo al niente, sempre avvolto
dalle nuvole e dalla puzza di stalla. E non ho intenzione di nascondermi
chiss dove come se avessi qualcosa di cui vergognarmi.
Io non mi vergogno del nostro amore, Frank... E tu?
Lui prese gli occhiali e ci giocherell un attimo prima di metterseli
sul naso come se volesse esaminarla pi attentamente(5). Sembrava
un ispettore contabile, uno zootecnico, gli occhi deformati e slavati.
Certo che no, ma il punto non  questo, neanche a parlarne.
Lei lo interruppe subito. E allora qual  il punto?
Semplicemente, non mi posso permettere, e tu Miriam lo sai
meglio di chicchessia, altra pubblicit. Soprattutto nel vicinato, non
dopo quello che  successo qui in estate prima dell'ultima...
Ancora quella donna morta. Si torna sempre a lei, non  cos,
Frank? Be', io ti dico che non ho intenzione di nascondermi. Io voglio
proclamare a tutti la verit di quello che siamo e non me ne importa
un fico secco di quello che pensano gli altri. Te compreso.
Maledizione, Miriam! Si alz cos bruscamente che rovesci
la sedia. Nell'agitazione cominci a roteare le braccia come se dovesse
scacciare una mucca dal giardino, e su di lei quel gesto ebbe
un effetto raggelante. Non si sarebbe lasciata intimidire. Assolutamente
no. Tu non capisci. Tu parli di...
Io ti amo, Frank.
...amore, certo, amore, ma non  di questo che stiamo discutendo.
Ci di cui stiamo discutendo  lo scandalo, Miriam, quel genere
di scandalo che rischia di distruggere tutta la reputazione che
pazientemente sono riuscito a costruirmi con i miei vicini...
Lei rimase assolutamente rigida. Quella  la sola verit, Frank.
Ed  l'unica cosa che tutti devono sapere.
No, Miriam, non  cos. Pubblicheranno le lettere e Clarence
dice che ormai  troppo tardi per fermarli.
Le lettere. Al diavolo le lettere. Lei non tentenn un istante.
Non gli tolse gli occhi di dosso un istante. Bene disse sprezzante.
Facciano pure. Che tutto il mondo sappia che cosa provo per
te. Che vedano che cosa significa un vero, nobile e buon amore, un
amore eterno, un amore che brilla come la stella pi luminosa del
firmamento.
E a quel punto (che avesse preso freddo?) si port il fazzoletto
al viso e si tampon gli occhi (che si arrabbiasse pure, che se la
prendesse con lei) e sommessamente, molto piano e delicatamente,
si soffi il naso(6).

Note.
1. All'epoca un giovane architetto di nome Russell Williamson. Non ho trovato tracce
contabili del suo compenso, ma sospetto che lavorasse per il solo vitto e alloggio, antesignano
dei futuri apprendisti.
2. Che all'epoca, prima che il marito andasse in pensione dalla borsa valori e si trasferissero
nel clima pi mite della costa occidentale, viveva ancora a Chicago. Vedi
p. 286.
3. Il Mann Act, approvato appena cinque anni prima per contrastare magnaccia, ruffiani,
papponi e macr che portavano le donne da una parte all'altra del confine di stato per
farle prostituire, avrebbe perseguitato Wrieto-San, come abbiamo visto. L'intento era combattere
le autentiche violenze della tratta delle bianche, in cui giovani immigrate venivano
avvicinate con l'offerta di un posto di lavoro (spesso appena sbarcate a Ellis Island), per
poi ritrovarsi drogate, chiuse in una stanza e sottoposte a stupri di gruppo, deprivazioni alimentari
e brutalit fino alla completa distruzione di ogni dignit e senso della persona, dopo
di che venivano vendute come prostitute. La signora Breen dev'essere stata fra le prime
a cercare di sfruttare la legge come strumento persecutorio e intimidatorio.
4. Bizzarro presagio degli avvenimenti futuri. Non si pu fare a meno di chiedersi se
questa esperienza non avesse influito sulla decisione di Miriam, una decina di anni dopo, di
denunciare Olgivanna all'ufficio immigrazione con il medesimo pretesto.
5. Wrieto-San godeva di una vista perfetta. Stando alla sua autobiografia, tuttavia, dopo
la tragedia dell'agosto 1914 ebbe la sensazione di un repentino invecchiamento e acquist
un paio di occhiali. Di rado l'ho visto indossarli, e mai in pubblico, per questioni di vanit
personale.
6. Sebbene per tutta la vita affermasse il contrario, posso solo immaginare che in linea
di massima Wrieto-San vedesse la pubblicit di buon occhio, poich faceva circolare il suo
nome presso l'opinione pubblica e solleticava il suo orgoglio. E la stessa cosa vale anche per
Miriam. Forse, mi viene in mente in questo istante, ognuno cercava nell'altro un faro di reciproca
visibilit, riflettendosi nell'altro con accresciuta luminosit.

 Capitolo 6.
LA SERPE DELL'IPOCRISIA.

Quella sera la cena fu dimessa, anatra di fresca macellazione
cotta nel suo stesso grasso, con una mezza dozzina di contorni insapori,
fra i quali l'unico riconoscibile sembrava una specie di intruglio
a base di patate sepolte sotto striscioline di quelle che potevano
solo essere erbacce raccolte sul ciglio della strada, opera della
moglie grassa e sgraziata di uno dei lavoranti e servita in una zuppiera
senza coperchio dalla goffa sedicenne. Era apparecchiato solo
per tre, la tavolata pi piccola a cui si fosse trovata da quando
era arrivata a Taliesin. Non che per lei facesse alcuna differenza, a
parte che gruppi pi numerosi davano luogo a conversazioni pi
allegre e una conversazione allegra era un aiuto contro la noia mortale
di quel posto. I figli di Frank erano tornati da un pezzo alle rispettive
mogli, dato che la maggior parte dei lavori erano terminati,
e l'architetto in visita insieme alla moglie era rientrato in Germania...
o erano austriaci? Paul Mueller si stava occupando di qualcosa
nell'ufficio di Chicago e Russell Williamson e gli altri disegnatori
erano andati a un concerto a Madison. Il terzo coperto era
per la madre di Frank, ma la madre di Frank si era fatta venire le
paturnie per le notizie sui giornali e rimase nella sua stanza.
Be', allora direi che siamo in due fece Frank, alzando il bicchiere
(acqua liscia pura per un brindisi. A noi fece, e lei fece doverosamente
tintinnare il bicchiere contro il suo, sforzandosi di
inalberare un sorriso. Nel calice, cui aveva provveduto personalmente
prima che Frank entrasse nella sala, un giovane Chablis secco
che aveva trovato presso il suo vinaio di Chicago, il cui palato e
aroma la riportarono per un attimo di l dall'Atlantico nei vigneti
della Borgogna in una giornata d'autunno di tanto tempo prima
quando era da poco innamorata di Ren(1), che dopo la morte di
Emil era stato cos meravigliosamente gentile con lei. Almeno fino
a quando non era diventato un bastardo. Un traditore. Come tutti
gli uomini, se gliene davi anche solo mezza possibilit. Quel pensiero
la inacid e il sorriso svan bruscamente. Gli scocc un'occhiata
severa.
Come dicevo poco fa, non possiamo permetterci di risvegliare
l'attenzione della stampa pi di quanto abbiamo fatto finora,
grazie alla signora Breen, maledizione a quella donna. Mi dispiace
di doverlo dire, ma  cos.  lei la colpevole, chiaramente, e queste
accuse verranno sicuramente spazzate via da quelle sciocchezze che
sono. La cosa che mi fa star male, anzi, che mi manda su tutte le
furie,  questo squallido tentativo di infangare la tua persona, e bisogna
fermarlo. Alz lo sguardo dalla sua anatra, gli occhi segnati
da rughe di preoccupazione, e sospir. Ed  per questo che ho
chiesto a mia madre di fermarsi ancora qui da noi. Almeno fino a
che tutta la faccenda non si sgonfier.
 sbagliato, Frank, e tu lo sai.
Sbagliato o no, non lascer che la stampa si prenda gioco di
te, e di me. Di me, tanto per cambiare. Se voglio trovare lavoro, e
sai benissimo in quali ristrettezze mi trovi al momento, semplicemente
non possono pi esserci voci, o anche solo bisbigli, di scandali.
Dio sa che le lettere saranno gi sufficientemente motivo di
imbarazzo.
Lei era calma, perfettamente composta, e finch lui non ebbe
finito sorseggi il vino osservandolo da sopra il bordo del bicchiere.
Voglio parlare con loro disse posando il bicchiere e prendendo
coltello e forchetta. L'anatra era l davanti a lei. Le dette un
solo sguardo, pieghe di grasso giallastro e un'insipida carne grigiastra,
fumante, che nuotava nel suo sugo, e rimise gi la forchetta,
allineandola accuratamente con il piatto, prima di proseguire.
Spiegher tutto. Ti ripeto: non voglio nascondermi.
Lo farai. Il tono era secco e dispotico e a lei non piacque
neanche un po'. Neanche stesse parlando a uno dei suoi disegnatori
a proposito della cattiva esecuzione di una tavola o a un bracciante
che aveva osato esprimere il proprio parere sull'applicazione
del concime. Te ne starai qui a Taliesin, lontano dai giornalisti,
fino a quando non lo dir io. Mi hai capito?
Capirlo? Parlavano la stessa lingua, giusto? Ma lui aveva capito
lei? Non le piaceva subire imposizioni. Emil ci aveva provato e
lei allora era appena una ragazza. Se n'era pentito amaramente. E
cos anche Ren. Si port il bicchiere alle labbra, lasci che il liquido
freddo e limpido (il gusto della Francia, il gusto della civilt)
le placasse la gola e i nervi, e anche la collera. Non si prese nemmeno
la briga di rispondere.
Il giorno dopo sellarono due cavalli e andarono a fare un giro
per le colline; tutto aveva una luce nuova e benevola, il tanfo del
giorno prima dissolto dall'aria e dall'esercizio fisico. Era un eccellente
cavallerizzo e questo la fece sentire nuovamente fiera di lui.
Attraversarono i campi al piccolo galoppo, il vento sulla faccia, perfettamente
isolati dal mondo, come Heathcliff e Catherine che calcavano
le zolle con tutto lo sfrenato eccesso del loro amore intenso
e segnato. Fu tonificante. Inebriante. E quando la madre di Frank
strisci fuori dalla sua tana per pranzare con loro, quasi non ci fece
caso. Anche il pomeriggio fu gradevole. Pass buona parte del
tempo a leggere davanti al fuoco mentre Frank e uno degli uomini
andavano a Madison per qualche commissione e lei era cos assorbita
dal suo libro, cos presa dallo svolgimento della vicenda
(due uomini e una donna, la missione notturna, sangue e onore e
il secco schiocco del lazo del vaquero mentre i due amanti fuggivano
al riparo della notte argentina)(2) che al loro ritorno alz appena
lo sguardo. Pass un momento, una piccola irritazione, l'ombra
che cadeva sulla pagina mentre lui se ne stava silenzioso davanti alla
sua sedia, prima che lo salutasse. Aveva ancora addosso cappello e cappotto. Il volto scuro. Hanno pubblicato le lettere disse,
lasciandole cadere il giornale in grembo. Poi gir sui tacchi e usc
dalla stanza senza altre parole.
Seccata, lei cerc di riprendere la lettura, ma le parole si mescolavano
e si dilatavano impedendole di coglierne il senso, cos
dopo un istante pos il libro e prese il giornale.
Il titolo, un'esplosione su tutta la pagina, che lanci faville e
schegge nei meandri pi riposti del suo cervello frastornato, le
mozz il fiato: LE LETTERE DI MIRIAM A WRIGHT FRA GIOIA E DISPERAZIONE.
Non aveva mai provato una cosa simile. Vedere il suo
nome l, stampato a caratteri neri, le provoc uno chock, ovviamente,
ma anche qualcos'altro, qualcosa di indefinibile, e mentre
ancora sbirciava il sottotitolo (La donna respinta: il suo pianto, il
suo dolore) ne avvert il calore. Tutto a un tratto, dalla sera alla mattina,
in un colpo solo si ritrovava famosa. Nota a migliaia, centinaia
di migliaia di persone. Era l'amore di Frank Lloyd Wright e lo
sapeva il mondo intero, non pi respinta. Quella consapevolezza le
dette un brivido, in ogni sua cellula e fibra, e che importava essere
in esilio, che importava se il cielo fuori dalla finestra era cupo,
sporco e deprimente come un vecchio tegame di stagno nell'acquaio
della cucina? Quelle erano le sue parole, le sue stesse parole,
diffuse in tutto il mondo!
Chiaramente, andando avanti a leggere (certo che aveva proprio
un dono letterario, un modo tutto suo di formulare la frase,
questo doveva riconoscerselo) non pot fare a meno di rammaricarsi
di qualche piccola espressione infelice. Davvero aveva chiamato
Frank un piccolo vecchio patetico? Aveva detto veramente
Me ne vado: la minaccia' alla tua sicurezza non esiste pi. Vivi
pure la vita penosa che desideri? O ancora: Tu non vuoi essere
POSSEDUTO (SCHIAVO) dall'amore, dalla tenerezza, dalla gentilezza,
dalla devozione, ma SEI posseduto da una tirannia il cui influsso
 disastroso per la felicit di coloro che ti amano. Parole
che avevano poco senso. E che, se avesse potuto, si sarebbe rimangiata.
Ma in quel momento era sovreccitata, disprezzata, esclusa
dal gregge, quello la gente doveva capirlo, e quel pensiero, di
quanto lui fosse stato bestiale, di quanto tagliente e sarcastica fosse
stata la sua lingua, semplicemente meschino e cattivo, le rinfocol
la rabbia. Lesse tutto da cima a fondo, colonna dopo colonna,
soppesando ogni parola con un misto di euforia e struggimento,
e poi rilesse tutto una seconda volta.
Quando fin rimase seduta a lungo a fissare il fuoco, lottando
per controllare le proprie emozioni. L'euforia iniziale era ormai svanita,
sostituita dal dubbio. Cos non andava bene, non andava affatto
bene. L'impressione generale che ne avrebbe ricavato un qualsiasi
lettore del Tribune sarebbe stata poco generosa, di questo
se ne rendeva conto. Invece di un vero e nobile cri de coeur da uno
spirito grande e generoso all'altro, stelle perfettamente allineate e
della medesima potenza, quelle lettere, quelle lettere quanto mai
private e personali sarebbero state viste come le farneticazioni di
una donna rifiutata, sconfitta in amore, disperata e patetica. Qualcuno,
i pi meschini, avrebbero addirittura potuto riderne. E come
se ci non bastasse, si era firmata Tua e peggio ancora Amami
con tutto il tuo amore.
Alla fine, le finestre ormai scurite dal calar della sera e la casa
ormai avviata a un silenzio interrotto solo dallo scoppiettio e il crepitio
del fuoco, si tir su e and a cercare Frank. Non era nella camera
da letto, cos lei torn sui propri passi attraversando il loggiato,
la piccola sala da pranzo e poi il soggiorno, senza incontrarlo lungo il percorso. Dalla cucina usciva un odore di
cavolo, mangiare da contadini, nocivo quanto insapore, e la cuoca e la cameriera,
che si affaccendavano l'una a tagliare la legna, l'altra attorno
ai fornelli, quasi non alzarono la testa quando lei si affacci alla porta.
Sembrava che nessun altro fosse in attivit. Il che era strano, o
forse no. Forse era cos che andavano le cose laggi in campagna,
tutti rintanati per sopravvivere all'interminabile inverno, ogni speranza,
allegria e umana aspirazione seppellite sotto un cumulo di
coperte, a letto col buio e in piedi con le vacche. Il pensiero la gett
in preda all'ansia, ma Frank dov'era? Non capiva che lei aveva bisogno
di lui, che le lettere erano tutte sbagliate, che era lei quella
esposta al giudizio e magari anche al ludibrio del pubblico, che era
lei a portare il fardello, non lui?
Pens che forse Frank era uscito: quando era teso, con qualsiasi
tempo, si metteva gli stivali e andava a camminare, insensibile
com'era al caldo, al freddo, alla pioggia o alla neve. Frank l'uomo
da fattoria, Frank il gallese, che spargeva il concime e sapeva valutare
un maiale, un contadino a dispetto del suo genio. Mise persino
la testa fuori nell'aria rigida e ne invoc il nome per tutto il cortile
prima di pensare allo studio. Che poi fu dove lo trov, seduto
a un tavolo da disegno sotto il ritratto a olio della madre, unico dipinto
della stanza, e il motto che aveva attaccato alla parete: UN UOMO
 CI CHE FA. E che cosa fa un uomo, si chiese lei. Rinchiude
la propria amante in una segreta? La zittisce? Lascia che i giornali si facciano beffe del suo spirito, del suo amore, della sua vita?
Cos non va, Frank gli disse.
Lui alz lo sguardo da quello che stava facendo (il suo eterno
disegno, era come un bambino, proprio come un bambino, un beb,
ecco quello che era) e le dette uno sguardo amaro(3). Lo so, Miriam.
Credimi, stiamo facendo tutto il possibile per mettere un punto
fermo a tutto ci.
Un punto fermo?  troppo tardi, no? Lo sai che impressione
mi fanno quelle lettere? Lui la guardava con i suoi occhietti furbi,
con uno sguardo truce, accusatorio. Quello di una donna rovinata,
Frank. Di una pazza. Una pazza che ti ama.
E quale fu la sua reazione? Quell'ometto, quel pesce freddo
che non si alzava nemmeno dallo sgabello per prenderla fra le braccia
e giurarle il proprio amore, che non le dava retta? Non posso
farci niente, Miriam. Quel che  fatto  fatto.
Il giorno dopo si svegli in una cupa luce lattiginosa e un silenzio
innaturale, come se il mondo intero avesse perso l'udito. Accanto
a lei il letto era vuoto. Di l dalle finestre, una cortina di grigio
nevischio, e ovviamente non c'erano tende da tirare (Frank non
credeva alle tende) consentendo al mondo esterno di riversarsi direttamente
nella stanza. Avrebbe potuto benissimo essere in Alaska
o in un posto simile, il fuoco spento nel camino, il respiro sospeso
davanti al suo volto e la brina sul bicchier d'acqua posato sul
comodino. Faceva troppo freddo anche solo per alzarsi e andare
in bagno. Deprimente. Tutto a un tratto il pensiero vol alle lettere,
tutta la vergogna, la stupidit, poi si ricord della siringa, ma rimase
ancora l e ammesso che la cameriera fosse entrata a vedere
se aveva bisogno di qualcosa, lei non se ne accorse. Il sonno era come
una pietra che le opprimeva il petto. Chiuse gli occhi. Quando
si risvegli stava ancora nevicando, faceva ancora freddo, ma qualcuno
aveva acceso il fuoco e i bisogni corporali si facevano sentire
con un'urgenza che non poteva pi ignorare. Trov le pantofole e
la vestaglia e si avvi verso il bagno.
Che era anch'esso primitivo, a dispetto dei Buddha di bronzo,
dei vasi Han e dei tappeti orientali, visto che l'acqua del rubinetto
sembrava ghiaccio liquido e se voleva farsi un bagno, e lei voleva,
doveva mandare qualcuno a prendere la legna e ad accendere la
caldaia in cantina. Si lav alla meglio, di umore pessimo, pensando
che per mettere a tacere lo stomaco aveva bisogno di t e pane
tostato, ma mentre si spazzolava i capelli davanti allo specchio, cento
colpi, mattino e sera, proprio come le aveva insegnato sua madre,
si sent una debolezza nel ventre e dovette sedersi un momento.
Quasi per caso, distrattamente, certo, la sua mano sfior la trousse
dove teneva la siringa e le bast un istante per capire che ci di
cui aveva bisogno era un'iniezione che la rimettesse in sesto. Era il
freddo, si disse, quel lungo e implacabile inverno che procurava a
tutti geloni e febbri, come a Parigi, ma l almeno poteva rifugiarsi
in una galleria o in una sala da concerti o in qualche caff o in uno
dei salons artistiques. Parigi, pensava, Parigi, e sent il calore diffondersi
in tutto il corpo.
Fu allora che sent le voci. La voce di Frank e quella di un altro
uomo, anzi no, erano due, che si sovrapponevano mormorando.
Sembravano allontanarsi dal loggiato dalla parte del soggiorno,
e la cosa le parve strana; Frank non le aveva fatto cenno dell'arrivo
di ospiti, per quanto fra una cosa e l'altra potesse essergli
sfuggito di mente. Improvvisamente il cuore le balz nel petto: era
la possibilit di una tregua, una temporanea sospensione dalla vacuit
della vita di campagna, fosse anche solo per un'ora o due. Ma
chi poteva essere? Frank si circondava sempre di persone interessanti,
artisti, musicisti, architetti e scrittori, molti dei quali con ottime
conoscenze, e anche se quelle occasioni non erano mai brillanti
come i salotti parigini, spesso erano piacevoli e rilassanti. E
rilassarsi era ci di cui aveva bisogno al momento, pi di ogni altra
cosa.
Apr la porta appena appena per sentire meglio. La voce di
Frank dominava, apparentemente stava tenendo un discorso, ma
d'altronde teneva sempre discorsi estemporanei su una serie inesauribile
di argomenti, pontificando, come amava dire (non del
tutto benevolmente, ne era sicura) uno dei suoi ex disegnatori; la
sua bella voce pastosa di tenore si fece pi acuta, mentre quelle degli
altri due cercavano di interromperlo, ma che stava succedendo?
Stava forse mostrando qualcuna delle sue stampe per venderla?
Possibile che Clarence Darrow fosse venuto fin l dalla citt? Un
cliente? Poi, improvvisamente, grazie a un gioco di correnti d'aria,
la voce di uno degli ospiti le giunse chiara (Quindi ci state dicendo
che fra voi e Madame Noel non c' nessun legame sentimentale?
Che si tratta di una semplice affinit spirituale come con la signora
Borthwick?) e cap. Giornalisti. C'erano i giornalisti.
Frank disse qualcosa che non afferr bene, probabilmente andava
avanti e indietro per la stanza, poi anche la sua voce le arriv
chiara. S,  cos, ho assunto Madame Noel come governante, dato
che, come sapete, la signora Breen  stata licenziata...
Governante? Lei una governante? Era questo che pensava di
lei?
Tuttavia, riprese l'altra voce, una voce sottile, stridula e insinuante,
non potete negare che queste lettere diano tutt'altra impressione.
Lei non sent la risposta di Frank perch tutto a un tratto si
mise in movimento, si vest in fretta e furia (abito lungo di seta,
quello bianco, un collier di perle e i suoi anelli) pensando che quella
era la sua occasione di mostrare loro la verit dei fatti, di farsi
conoscere nel profondo del suo cuore, e di farlo sapere anche al
mondo. Si sentiva quasi in sogno mentre attraversava con passo
leggero il loggiato con le finestre che si affacciavano sulle grigie
folate di ghiaccio, i piedi scalzi come una ragazzina e il vestito che
le fluttuava sul ventre e sulle gambe con quell'eleganza semplice
portata alla perfezione dai greci. Citerea. Era Citerea dal capo cinto
di violette, che sorgeva dalla spuma, una dea che scivolava sul
tappeto ed entrava nel soggiorno, dove i due sconosciuti, uno calvo
e l'altro no, gli occhi tutti per lei, quasi si fecero venire un'ernia
balzando dalla sedia per porgerle i loro ossequi: S stava
dicendo loro, incantata dal suono della propria voce. S,  tutto vero:
io lo amo!
La rivelazione non fu esattamente come lei si era aspettata.
Frank si arrabbi con lei, almeno in un primo momento, ma si mise
al suo fianco e cos, l'uno accanto all'altra, il fuoco che ardeva e
la bufera che infuriava fuori dalle finestre dando luogo a un'atmosfera
romantica che anche lo sceneggiatore pi dotato avrebbe faticato
a riprodurre, erano la miglior difesa di un amore che sfida le
convenzioni, che non teme di anelare al sublime incurante dei commenti
meschini da parte di gente gretta e mediocre. Prima lei espose
il suo pensiero, poi lui fece la stessa cosa, in un gioco contrappuntistico
finch cantarono entrambi all'unisono il medesimo dolce
canto d'amore, con i due giornalisti che scarabocchiavano i loro
bloc notes fino a consumarsi le dita. Ovviamente, la fotografia
che pubblicarono sotto il titolo LO AMO!  DICE LA SIGNORA MAUDE
MIRIAM NOEL DI FRANK LLOYD WRIGHT, per quanto esibisse bellamente
i suoi occhi da cerbiatta, una deliziosa spalla nuda e uno
sguardo perso in lontananza dal fascino irresistibile, in qualche modo
lasciava a desiderare. In particolare, nonostante la didascalia recitasse
Ecco la sua prima foto pubblicata, non le assomigliava. Incredibilmente.
Anche se era indubbiamente all'altezza del suo modello,
di chiunque si trattasse, e l'articolo che l'accompagnava fosse
estremamente lusinghiero.
Come avevano potuto commettere una gaffe simile? Chiunque
la conoscesse capiva all'istante che quella non era lei, eppure, eppure
l'immagine era ingrandita a tutta pagina e avrebbe potuto essere
una sua rappresentazione idealizzata, pi giovane di un paio
d'anni, forse appena un po' pi soda sotto il mento, ed era attraente.
Molto attraente. Tutti l'avrebbero invidiata e a questo punto era
proprio ci che lei desiderava pi di ogni altra cosa perch non era
una reietta n tanto meno si struggeva per amore, no, lei aveva il
suo uomo, uno dei veri grandi personaggi dell'epoca, e nessuno poteva
dire altrettanto.
Due giorni dopo, il 10 di novembre, il Chicago Tribune pubblic
un articolo in cui Nellie Breen negava di aver mai tentato un
ricatto, ma in qualche modo rimase impigliata nelle sue stesse macchinazioni(4).
Con le spalle al muro, la donna a quanto pare aveva
consegnato ai giornalisti una copia originale della propria lettera
datata 22 ottobre nella quale avvertiva Frank e Miriam di essere
passibili di arresto in forza del Mann Act grazie alle prove in suo
possesso (chiaramente le lettere che aveva sottratto dal cassetto della
scrivania di Frank), prove cos schiaccianti da rendere improbabile
persino un loro rilascio su cauzione. Ma non si limitava a quello:
formulava anche una richiesta. Che cosa voleva per eliminare
quelle prove? Voleva che si lasciassero. Lasciassero. E che non si
rivedessero mai pi. E in proposito era pi che chiara, quella vecchia
megera intrigante, artritica male in arnese: Ovvero, che non
possiate ospitarla a Taliesin o a Cedar Street, n ricevere sue visite
o vivere con lei.
Se quello non era un ricatto, che cos'era allora? Miriam, furibonda
con Frank per averle nascosto la lettera, per quanto con
intento amorevole o misericordioso, non riusciva a credere all'audacia
della donna che, dopo tutto, non era migliore di un ladro
comune. Anzi, la prima volta che vide l'articolo ne fu talmente
infuriata da scagliare il giornale dall'altra parte della stanza, dove
and a sbattere contro il muro e cadde sul tappeto come un
uccello ferito.
Era ancora l quando and allo scrittoio, cos contratta dall'odio,
il disgusto e l'umiliazione che prese un goccio di sherry per
calmarsi, ma se ebbe qualche effetto lei, nello stato d'animo in cui
si trovava, non se ne accorse nemmeno. Nel frattempo era tornata
a Chicago, almeno quello: avevano preso il treno il mattino dopo
la pubblicazione della foto di quella sua sosia avvilente (Adesso
non c' pi bisogno che mi nasconda, Frank era stato il suo commento
acido, stretta al suo braccio mentre camminavano sulla banchina
tra la folla di cronisti e di passanti curiosi), ma fuori dalla finestra
la scena era non meno opprimente, grigia e tetra che in Wisconsin.
Be', a lei andava bene, si adattava al suo umore. Nero, nero,
nero. E assetato di sangue. Come osava, come osava quella
stronza tutta merletti e pizzi dettare le regole a lei, o in ogni caso a
chicchessia? Chi  che l'aveva nominata paladina della morale del
mondo?
Nel cassetto in basso, chiuso a chiave perch Frank non lo potesse
aprire, c'era una risma della carta da lettere che lei aveva ordinato
a dispetto delle sue obiezioni, lo stemma degli Hick che
splendeva sulla pagina sotto le loro iniziali intrecciate. Ne tir fuori
un foglio intonso e lo lisci per bene sulla carta assorbente, ingoiando
un'altra lunga sorsata di sherry mentre ci meditava sopra.
Poi prese la penna, una Waterman nuova, regalo di Frank, uno
strumento da scrittura cos docile, delicato e grazioso che avrebbe
potuto essere un dito aggiuntivo, e senza pensare lasci che le
idee fluissero sulla pagina come se per tutta la vita non avesse fatto
altro che scrivere lettere ai giornali. Il cronista, quello calvo,
sembrava che proprio non riuscisse a ricordarsene il nome, quel
giorno a Taliesin l'aveva presa da parte e l'aveva incoraggiata a scrivere
la sua versione dei fatti. La sua filosofia, i suoi desideri, qualcosa
di s che il pubblico potesse comprendere. Chi era lei, al di
l dell'enigma, roba del genere. Sarebbe stato molto pi gratificante
di qualsiasi cosa lui o i suoi colleghi avessero potuto scrivere,
perch era lei al centro della vicenda, lei che conosceva la vera
verit non solo su Chicago e le sue apparenti virt, ma anche su
tutto il continente.
Quando torn in s aveva riempito circa cinque pagine, praticamente
senza una sbavatura, la pagina riempita dalla sua calligrafia
delicata con tutta l'autorit e l'eleganza che da ragazza le erano
valse il primo premio in copisteria alla Thornleigh Academy for
Women. Parl del matrimonio come di una logora lettera morta,
almeno quando manca l'amore, pallida ombra di ci che dovrebbe
essere un'intesa autentica e amorevole, per poi rassicurarli, il
suo pubblico, tutte le persone brillanti di Chicago, e anche il popolino,
i macellai, i carrettieri e chiunque, che lei e Frank non intendevano
denunciare il matrimonio in quanto tale, ma semplicemente
aderire a una legge superiore. Perch c'era una sola fedelt,
ed era quella che si rifletteva in una condotta dedita a una concezione
della vita e dell'amore vitale, nobile. Era questo a cui le persone
dovevano puntare, questo e nient'altro.
Poi, con tutta l'eloquenza di cui era capace, proseguiva demolendo
Nellie Breen, una domestica prezzolata, una ladra, un
esempio della falsa morale del ceto medio incline alla disonest,
al furto, pur di sostenere le proprie menzogne, la serpe dell'ipocrisia
che pian piano moriva in tutto il mondo se le persone ascoltavano
il proprio cuore e non le imposizioni di uomini morti e sepolti.
Infine, la penna che correva cos rapida sul foglio come se
uno spirito fosse risorto dalla tomba per prenderle la mano e
guidargliela (Emil, con tutto il suo talento letterario intatto, o forse
suo padre), urlava al mondo: Non mi compatite. Non sono la
vittima di un amore non corrisposto. Qualunque donna sarebbe
orgogliosa di trovarsi al mio posto pagandone il costo senza esitazioni.
Quando ebbe terminato, and alla finestra a guardare ci che
restava del giorno. Finalmente sentiva di essersi sgravata, libera da
ogni cosa, e sebbene non stesse nella pelle di mostrare la lettera a
Frank (che per era in ufficio) o a Leora, a chiunque, chiuse
la busta, vi incoll un francobollo e and a prendere il cappotto nel
guardaroba. Si studi nello specchio mentre lo abbottonava, si sistemava
il cappello e si infilava i guanti, guardandosi dritto negli
occhi, ma non troppo in profondit. C'era un'aura attorno a lei,
certamente, e uscendo nel freddo e incamminandosi per la strada
verso la buca delle lettere all'angolo, sentiva gli occhi della gente
su di s e si voltava con grazia verso tutti, uomini e donne, con un
sorriso.

Note.
1. Cognome e provenienza sconosciuti. Potrebbe essere l'amante
a cui Miriam si riferisce oscuramente quando parla del proprio tragico amore, forse quello stesso cui si avvicin
con un coltello in mano. Vedi nota a p. 94.
2. O'Flaherty-San qui forse pensa a The Wild Pampas (Lippincott, Boston 1915) di H.
(Harriet) R.R. Fleck, uno dei romanzieri preferiti di Miriam.
3. Non lo si pu dire con certezza, ma pare che in quel momento stesse lavorando ai
progetti per le sue rivoluzionarie case standard American System Ready-Cut, ci che oggi,
con una tipica abbreviazione americana, si chiamerebbero pre-fab.
4. La simpatia del pubblico a quel punto la abbandon, e Wrieto-San fu abile a scegliere
la via del rifiuto di denunciarla per appropriazione indebita delle lettere. Ma ormai il
danno alla sua reputazione era fatto e ancora una volta pass per un venale cascamorto, oltre
che vagamente ridicolo.
 
Capitolo 7.
SOTTO LA LUNGA OMBRA DEL MONTE FUJI.

Frank stava urlando, tuonando a pieni polmoni fino a far rimbombare
tutta la casa, e tutti, non ultima Miriam, erano sulle spine
ormai da tre giorni e passa. C'erano ospiti in arrivo. Quando doveva
arrivare gente, lui diventava sempre impossibile, sistemava e
risistemava continuamente le sue stampe, i paraventi e le porcellane,
ammassando i mobili prima tutti in un angolo e poi nell'altro
per poi spostare tutto in centro alla stanza, dove sarebbe rimasto
per ben quindici minuti prima che cambiasse nuovamente idea.
Dedicava ore soltanto a disporre i fiori o a drappeggiare i suoi tappeti
cinesi, turcomanni o persiani su una sedia o l'altra perch cadessero
proprio in quel modo l, e stavolta (erano in arrivo dei giapponesi
e lui era cos su di giri che sembrava dovesse entrare da quella
porta l'imperatore in persona) and a una cassapanca in legno
di rosa e ne tir fuori le sue tuniche giapponesi del diciottesimo secolo(1)
per metterle in mostra accanto alle stampe. Ma che cos'aveva
da sbraitare adesso?
Di qualsiasi cosa si trattasse, una macchia su un cucchiaio da
portata, polvere su un tappeto, un fuoco troppo scarso in una delle
camere degli ospiti, non erano problemi che la riguardassero.
Che se la sbrigasse la mezza dozzina di lacch che correvano di qua
e di l come se avessero le fiamme alle calcagna, la cuoca sapeva
cosa doveva fare e avevano fatto venire un'altra domestica per sovrintendere
all'organizzazione. No, il suo problema, il suo unico
problema, era pensare al proprio abbigliamento e accogliere gli
ospiti con semplice serenit eterea e il pi squisito inchino orientale.
E Frank naturalmente non aveva mancato di farle la lezione
su quest'ultimo punto, forma, durata e postura dell'inchino, finch
non le era venuta voglia di mettersi a urlare.
Ora, nell'intimit della camera da letto, con un bel mucchietto
di tizzoni nel focolare e sopra due ceppi di quercia appena spaccati
perch il locale era freddo come un sepolcro in quell'assurda
cittadella di pietra e stucco piena di buchi e spifferi e le finestre
che avrebbero potuto benissimo essere di carta trasparente
per quello che servivano a isolare dalle intemperie di fuori, si esercit
davanti allo specchio, chinando il busto e raddrizzandosi con
uno sguardo radioso e un sorriso pieno in volto che metteva in risalto
le fossette da bambina, Che piacere conoscervi, Hayashi-San,
enchante... anzi no, non era quello il modo giusto. Doveva restare
in silenzio e lasciare che fossero gli occhi a parlare per lei,
non era cos che facevano le donne orientali? Certo, loro non erano
altro che soprammobili, allo stesso livello dei cani, a meno che
non si trattasse delle cortigiane dipinte che civettavano tutta la
notte con frotte di vecchi sporcaccioni la cui unica virt erano le
tasche piene di yen. E poi quell'orribile liquore di riso. A Parigi
aveva conosciuto qualche giapponese (ai tempi l'orientalismo impazzava,
e lei supponeva che fosse ancora cos), persone tutto
sommato accettabili, le pareva, con una buona padronanza della
lingua francese, ma si trattava di artisti e da tutto ci che aveva
sentito Hayashi-San tutto era tranne che un artista. No, era un
uomo d'affari. Il direttore del vecchio Imperial Hotel di Tokyo.
Ed era l per farsi corteggiare. Be', d'accordo, pens lei inchinandosi
davanti allo specchio, allora l'avrebbe corteggiato. Per
amore di Frank(2).
Stava aggiustando la sua sciarpa di shantung azzurra su una camicetta
verde smeraldo dal collo a V che avrebbe ben figurato al
suo collo, pensando con una certa soddisfazione che quella era la
quintessenza dell'Oriente, magari con l'aggiunta di un filo di perle
e la spilla di giada di un grasso Buddha sorridente che aveva preso
come souvenir su una bancarella nell'avenue d'Ivry qualche anno
prima, quando Frank irruppe dalla porta. Era in uno stato
terribile. Aveva i capelli dritti in testa come un'aureola ammaccata e
gli occhi talmente arrossati che sembrava fosse rimasto in piedi tutta
la notte. Invece non era cos. Lei poteva testimoniarlo.
Dio mio, Miriam, a che cosa stai pensando? grid, cos agitato
che dalle labbra si vedevano partire schizzi di saliva. Vestiti.
Saranno in stazione da qui a qualche minuto, te ne rendi conto? Ti
avevo dato soltanto un compito, vestirti in modo da non sembrare
una, una ...evidentemente non trov un termine abbastanza offensivo
e continu da solo... e tu cosa fai? Stai forse cercando di
mandare tutto a monte?  questo che vuoi?
Lei cerc di ignorarlo, sedendosi sullo sgabello davanti alla toeletta
per sistemarsi i capelli, che si tir indietro con un pettine scimmiottando
le immagini delle geishe nelle xilografie di Frank, e gli
occhi, che allung verticalmente con due segni triangolari di kohl,
ma si sent irrigidire. Sembrare come cosa, Frank?
Ora non ho tempo per queste cose, Miriam la redargu, come
se non riuscisse a trattenersi and alla scrivania nell'angolo e la
avvicin di sette centimetri allo scrittoio. Vestiti e basta. Ora!
Lei lo osservava nello specchio, i suoi movimenti sconclusionati,
gli scatti delle braccia e quella specie di tarantella dei suoi piedi
sul tappeto, sforzandosi di essere comprensiva, i giapponesi si
sarebbero fermati a lungo il che avrebbe richiesto tutta la sua concentrazione
se voleva sperare di portarsi a casa l'incarico pi grosso
della sua vita, lei se ne rendeva conto e voleva dargli tutto l'amore
e l'appoggio di cui era capace, ma quel tono non le piaceva. Neanche
un po'. Sono gi vestita, Frahhnk gli rispose, strascicando le
sillabe nel suo migliore accento di Memphis.
Lui si gir bruscamente verso di lei e attravers la stanza in tre
falcate, chinandosi cos da portare il volto accanto al suo nello specchio.
Era sicura che stesse per fare un commento sgradevole, le labbra
piegate all'ingi, lo sguardo improvvisamente freddo come il
caff del giorno prima, quando a un tratto nell'altra stanza si ud
uno schianto, un'imprecazione sorda e il rumore di passi affrettati.
Frank trasal, gett un'occhiata stizzita sopra la spalla, poi torn
a rivolgersi a lei, ponendole le mani sulle spalle come gli artigli di
un uccello. Non cominciare sibil, la faccia vicinissima, il suo respiro
rovente nell'orecchio. Ti vesti e vieni ad accoglierli alla porta
(alla porta, mi hai sentito?) al mio ritorno dalla stazione. E per
l'amore del cielo, sistemati un po'.
Gelida, con tutta la calma che riusc a racimolare, gli stacc le
mani dalle spalle, poi si gir e si alz fronteggiandolo. Pensavo di
scegliere il tema orientale, questa tunica, la spilla di Buddha... Sto
facendo di tutto per accontentarti, Frank, tutto qua. Dovresti
accorgertene. Le si incrin la voce, suo malgrado. Non c' proprio
nessun bisogno di essere crudele.
Sei ridicola!  le url. Guardati. Una vestaglia, santo cielo? E
quel trucco assurdo? Sembri una caricatura... Dico davvero. Vuoi
forse insultare i nostri ospiti?
Lei ribatt, con la massima tranquillit e fermezza che pot, che
anche lui era in costume orientale: quei bizzarri pantaloni di lino
larghi sulle cosce e stretti attorno alle caviglie che parevano usciti
da un'illustrazione delle Mille e una notte, zoccoli di legno, la tunica
corta che gli arrivava alle ginocchia e un buffo cappellino che
sembrava un incrocio fra uno zucchetto cardinalizio e una ushanka
russa... Perch mai non poteva farlo anche lei?
Quello che mi metto addosso non sono fatti tuoi.
Potrei dire la stessa cosa.
Poi arriv una voce dall'altra stanza, nuovi problemi in arrivo:
Signor Wright, signor Wright, potreste venire qui un momento,
per favore?.
Senti, disse, ti supplico, Miriam... sei la pi affascinante, la
pi brillante donna del mondo, ma a me basta che tu ti vesta normalmente,
come se dovessi andare a teatro o a cena fuori nella Michigan
Avenue. Non a Tokyo. Non a Yokohama Bay. Qui, negli Stati
Uniti.
Adesso era insicura... magari la vestaglia di seta era troppo informale,
magari aveva ragione, e forse s, l'ombretto era un po' vistoso...
ma ci nondimeno doveva contraddirlo. Mi vesto come mi
pare e piace disse.
Signor Wright! Signor Wright!
S, arrivo grid da sopra la spalla per poi girarsi di nuovo verso
di lei. Quello che voglio, Miriam, ci che pretendo, ci che mi
serve pi di tutto,  qualcosa di decorativo.  Fece una pausa, squadrandola,
cercando di farle abbassare lo sguardo, di intimidirla, e
che insolenza, che arroganza, da mandarla su tutte le furie, come
se potesse farle la predica, e come se lei fosse disposta ad ascoltare
anche una sola parola. Qualcosa di decorativo, Miriam, non
una zavorra.
Tuttavia mezz'ora dopo, quando la carrozza, seguita dall'automobile,
arriv su dal vialetto ed entr nel cortile, lei era sulla porta,
con il collier, le perle, un abito di satin grigio a met polpaccio
e sopra la mantella blu mezzanotte e un cappello che le incorniciava
il volto perfetto. E quando vide Hayashi-San vestito all'occidentale,
con tanto di ghette, baffi e capelli pettinati all'indietro, fece
un inchino profondo quanto le consentiva il cappello e sussurr
Komban iva" con il tono pi delicato possibile, proprio come le
aveva insegnato Frank.
Quella sera la cena fu una vera tortura, pi o meno quello che
dovevano provare, secondo lei, i flagellanti che sfilavano per le vie
di Roma, i corpi striati di sangue secco, umiliazioni rituali e via dicendo.
Almeno per lei, comunque. Frank, per parte sua, se la godeva
come non mai, la voce che si levava e poi scendeva con l'ineluttabilit
delle onde che si abbattevano sulla rena mentre offriva
all'intera compagnia le sue idee sul carattere giapponese, sullo stato
salottiero dell'architettura contemporanea, sull'impiego dei materiali
naturali, sul confronto fra il samisen e il banjo e pi o meno
qualsiasi cosa gli passasse per la testa, insieme a un fuoco di fila di
battute, aneddoti, brani di canzoni e limerick cos vecchi che probabilmente
erano defunti gi il secolo prima. Le pietanze erano
uniformemente orribili. La cuoca si era cimentata con il tema giapponese,
preparando il solito maiale in salsa, pesce fritto e cavoli lessi
accompagnati da mucchietti di riso bianco bollito cos insopportabilmente
colloso che sembrava provenire da un pentolone di
gomma da masticare Wrigley. E poi quelle bacchette. Frank aveva
chiesto a Billy Weston di ricavarne da legno di pino, come se
Hayashi-San e gli altri non erano in grado di infilzare un pezzo di carne
con i rebbi di una forchetta, e i giapponesi le guardavano come se
non avessero mai visto niente di simile in vita loro. Esilarante, no?
Frank era a capotavola, ovviamente, mentre lei era seduta al
suo solito posto, alla sua destra, Hayashi-San e la sua piccola moglie
dipinta di fronte e la madre di Frank dominava l'altro capo del
tavolo, dove Russell Williamson e Paul Mueller con la moglie cercavano
di trovare argomenti di conversazione con i due silenziosi
studenti che Hayashi-San si era portato dietro. L'architetto che faceva
da consulente ad Hayashi-San, un ometto smilzo sulla quarantina
dal viso assolutamente immobile, Yoshitake-San, si trovava
subito a destra di Miriam e per tutta la cena si volt verso di lei
a intervalli regolari con qualche breve commento gutturale nel suo
inglese rudimentale.
Buona sera le disse subito quando presero posto, dopo di
che ripet la stessa frase pi volte di seguito e lei, stando al gioco,
rispondeva al saluto, osservazione o quello che era, fino a che, la
terza o la quarta volta, cominci a prendere un significato del tutto
diverso e tutto ci che le riusc di fare fu trattenersi, visto che a
quel punto sarebbe stato pi adeguato un Buona notte. Il tempo
 gradevole, vero?  fu il commento successivo. Poi, dopo essere
rimasti in silenzio per tutta la dissertazione di Frank sull'estrazione
della pietra locale negli strati sedimentari in cui si presentava
in natura in modo da lasciare intatto il paesaggio, si schiar la
gola e le chiese se potesse accenderle il fuoco. Prego? fece lei, e
lui tir fuori un portasigarette, gliene offr una e gliel'accese mentre
Frank lasciava trapelare fugacemente la sua disapprovazione.
Lei sorrise e Yoshitake-San, accendendosi anche la propria, ricambi
il sorriso.
Fu al dolce (se non aveva sbagliato il conto, si trattava dell'ottava
portata della serata) che Frank cominci a spostare le proprie
attenzioni sulla moglie di Hayashi-San. Mentre stavano servendo
il t, prese la sedia e si inser fra Hayashi-San e la moglie,
e Miriam non riusc a fare a meno di irrigidirsi. Ma certo, pens
fra s, perch mai non avrebbe dovuto ronzarle attorno da quel
moscone che era: lei era giovane, no? E carina? Per quanto fosse
un'orientale. Eh gi, era una bambolina di porcellana, la moglie,
fasciata nella sua tunica di seta nera con pallidi crisantemi che
dall'orlo salivano graziosi verso il ventre e il rigonfio delle sue
puntute tettine giapponesi come se lei stessa fosse una delle stampe
di Frank improvvisamente animatasi, e quando le parlava lei
sbatteva quelle ciglia esagerate e apriva la bocca in un sorriso sui
denti grossi e irregolari(3). Teneva quasi sempre lo sguardo fisso in
grembo, tranne quando Frank la stuzzicava con qualche domanda
scherzosa sul kimono o le sue impressioni sull'America, ma a
un certo punto si gir verso di lui e gli fece una domanda, come
se facesse parte di ci che ci si aspettava da lei. Vorrei chiedervi
una cosa, Wrieto-San e qui scocc un'occhiata a Miriam e
anche alla signora Wrieto-San, cosa significa questo termine maledettamente?
Frank rise. E anche Miriam, suo malgrado (lo detestava quando
dedicava le sue attenzioni a un'altra donna, qualsiasi donna, come
se cos facendo l'abbandonasse pubblicamente, la disonorasse,
la respingesse, ma il suono di quelle parole buttate l,
signora Wrieto-San, era musica per le sue orecchie) si scopr a sorridere. Adorabile,
pens. Cos infantile. E commovente.
Maledettamente? ripet Frank, un'inflessione leggera nella
voce, mentre ora l'intera tavolata guardava la moglie,
Takako-San, e tutti sorridevano pregustando il seguito.
Perch lo chiedete?
 un'espressione che avete sentito spesso da quando siete arrivata
nel nostro paese?
Una piccola smorfia, gli occhi che si allargavano: era molto giovane,
Miriam lo vedeva, meno di vent'anni o appena di pi, giovane
e molto aggraziata. E civettuola. Ma non era questo che si insegnava
in Giappone? Da quelle parti le donne non servivano soltanto
a quello?(4). Oh, certo, Wrieto-San, disse la moglie con un
sommesso filo di voce, tutti i giorni. Continuamente. Anche stasera
qui. L'avete pronunciata voi stesso.
E Frank, sorridendo, seduttivo (da imbestialirsi, come se lei
non esistesse, come se non fosse seduta l dall'altra parte del tavolo
con il sorriso che le avvizziva sulle labbra), ammiccando vistosamente
a beneficio della tavolata e di Hayashi-San in particolare
(non c'era ragione di irritare lui), rispose che maledettamente era
un avverbio educato per dire molto. Come in, mmh, vediamo...
Paul, aiutami un po'... Ma prima che Paul potesse replicare, continu:
... una serata maledettamente piacevole. Oppure questo
burro  maledettamente fresco. Dopo mangiato si pu ringraziare
l'ospite per la cena maledettamente buona.
Takako-San si mosse vezzosamente sulla sedia, spalanc gli occhioni
e gir lo sguardo sulla tavolata come se fosse seduta al posto
d'onore (ed era proprio cos, proprio cos) e cinguett: Allora
ringrazio voi, Wrieto-San, e la signora Wrieto-San, per questa cena
maledettamente buona.
Ovviamente risero tutti, era stata una bella scenetta, e Frank e
Hayashi-San la vezzeggiarono come un cagnolino o una scimmia
con il dono della parola, ma Miriam, nonostante il sorriso, si sent
percorrere da una fitta di odio verso di lei. Odio che la segu anche
in soggiorno, dove si sedettero davanti al fuoco e Frank sciorin
i suoi tesori, in particolare le stampe, per ascoltare gli scontati
complimenti di Hayashi-San, poi ci fu l'inevitabile giro della casa
che si protrasse fino a dopo mezzanotte e Hayashi-San, a dispetto
della sua buona creanza, cominciava a sbadigliare.
Bene, sospir Frank, accettando finalmente la sua imbeccata,
sebbene gli stesse facendo gli occhiacci da pi di un'ora, dovrete
essere tutti stanchi, il viaggio in treno pu essere snervante,
lo so... magari continuiamo domani mattina. Forse vi farebbe piacere
vedere la casa dai campi. O a dorso di cavallo. Se lo gradite,
possiamo sellare i cavalli, oppure prendere l'autovettura. Ma prego,
permettetemi di mostrarvi le vostre stanze...
Seguirono gli elaborati saluti di buona notte, gli inchini di rito,
gli occhi di Hayashi-San, sfinito, praticamente fusi nella testa, i
due studenti silenziosi e impassibili come la statua del
Buddha Amida nel loggiato, la piccola moglie che si accomiatava con sorrisi tutti
denti, poi finalmente si ritrovarono soli nella camera da letto, Miriam
chiuse la porta dietro di loro e si diresse impettita verso il bagno.
Frank si era messo a fischiettare. Si piazz davanti allo specchio
allentando il nodo della cravatta, un'espressione soddisfatta
in volto, e fu quell'espressione, pi di ogni altra cosa, a farla scattare.
Era cos compiaciuto, no? Frank Lloyd Wright, il grand'uomo,
incantatore di stranieri, seduttore di donne, dio del proprio
universo. La luce sul comodino diffondeva un bagliore soffuso. Le
ombre si arrampicavano sulle pareti. Lei era a un millimetro dall'esplosione.
 andata benissimo, non ti pare? fece lui, scrollandosi di dosso
il camicione con le code sventolanti e agitando le braccia aperte
che pareva di assistere a uno spettacolo di clown del Barnum &
Bailey, quindi chi era lui per parlare di caricatura? Gir la testa di
scatto e lo scrut, le spalle nude e la nuca di quel suo testone. Si
aspettava davvero che lei ripercorresse l'intera serata? Compresa
l'umiliazione pubblica che le aveva inflitto? Era davvero cos insensibile?
Con Hayashi-San, dico continu, rivolto al muro davanti a
s mentre, in equilibrio prima su un piede poi sull'altro, si sfilava i
pantaloni. Era sulle sue, certo, ma i giapponesi sono fatti cos, 
la loro naturale riservatezza, per si capiva benissimo che era visibilmente
impressionato da Taliesin e dalle belle cose che vi abbiamo
raccolto... E anche Yoshitake-San, ma quello che decide 
Hayashi, si vede subito. No, non mi sorprenderebbe se si arrivasse a un
accordo reciproco nel giro dei prossimi giorni. Ovviamente con
una commissione del dieci per cento, pi le spese di viaggio e alloggio
presso il vecchio Imperial, per noi due e non meno di tre assistenti.
E voglio anche una macchina con autista, cos da poter girare
per le campagne per conto nostro, e per i negozi, naturalmente...
Lei non fiat. Si gir, si tolse i gioielli e li ripose sul vassoio, rimosse
con gesto brusco il pettine dai capelli. Le tremavano le mani.
Quanta cecit, quanta stupidit! Ma pensava veramente che lei
si sarebbe trascinata fino in Oriente insieme a lui per farsi trattare
a quel modo?
E come l'hai trovata Takako-San? Affascinante, no?
Adesso era troppo, adesso la scintilla era scoccata, adesso. Gli
si scagli addosso dall'altra parte della stanza, mentre si stava infilando
la camicia da notte sopra la testa, ignaro, pieno di s, spavaldo,
vanesio, l'incarnazione di Lotario, e senza nemmeno pensarci
cominci a colpirlo con entrambe le braccia tese, facendolo
barcollare contro la parete, l'indumento impigliato sopra la testa.
Vi fu il tonfo pesante di un corpo e gli sfugg un grido di sorpresa,
riusc finalmente a tirarsi gi dalla faccia il collo della camicia da
notte mentre lei continuava a spintonarlo mandandolo a cadere
goffamente in terra. Era cos stupito, cos assolutamente colto alla
sprovvista, che rimase seduto a fissarla imbambolato, non ancora
in collera, senza nemmeno difendersi, come se fosse vittima di un
disastro naturale, un terremoto, una valanga. Ma che...? balbett.
Che stai...?
La tua piccola Cio-Cio-San gli disse lei, torreggiando sopra
di lui, i pugni serrati. Aveva voglia di prenderlo a calci come un cane.
La tua puttanella.  per questo che vuoi andare laggi, per le
tue puttane? Wrieto-San?
Miriam, accidenti a te, accidenti a te! Si rimise in piedi, tirandosi
la camicia da notte come se fosse un cilicio e lei fece un
passo indietro: stava forse per picchiarla? Be', che facesse pure. A
lei non importava. Il giorno dopo avrebbe mostrato i lividi ai suoi
beneamati orientali, li avrebbe esibiti come cicatrici di battaglia.
No, gli grid, accidenti a te! Dimmi un po', dimmi, Frank,
 proprio come dicono i marinai, perch tu lo dovresti sapere, visto
che hai abbandonato la tua prima moglie laggi per andare a
sputtaneggiare con tutte quelle piccole geishe dai denti di capra
che puzzano di pesce, e se credi che io abbia intenzione di tollerarlo...
Non sai quello che stai dicendo.
Dimmi, grid lei, e non le importava che la sentissero fino a
Yokohama e ritorno  vero?  vero che hanno la cosina di traverso?(5).
Con la luce del giorno, cominci a vedere le cose con maggiore
chiarezza. E calma. Si era spinta troppo in l, ora se ne rendeva
conto, ma era fuori di s, non era riuscita a trattenersi. Eppure
Frank si era comportato bene, era lui nel torto e lo sapeva, l'aveva
presa fra le braccia e l'aveva tenuta stretta a s finch non le era
passata, poi l'aveva portata a letto. E l'aveva amata come nessun
uomo aveva mai fatto prima, nemmeno Ren nei suoi momenti migliori.
Ne rimase spossata e dorm tutta la notte senza dover
ricorrere alla siringa, fra sogni fluidi e pieni, il letto che ondeggiava sotto
di lei come la tolda di comando in mare aperto, e se non poteva
avere FS5 Paris si sarebbe rifatta con l'Empress of China, e se i bifolchi
del Wisconsin la trattavano come una lebbrosa, a Tokyo sarebbe
stata la signora Wrieto-San, l'audace e incantevole moglie del
grand'uomo. Li avrebbe meravigliati, con il suo stile, il suo contegno
e i suoi modi parigini e magari sarebbe tornata alla scultura,
avrebbe messo su uno studio tutto suo, da quelle parti i materiali
costavano niente, e i coolies (era cos che si chiamavano?) facevano
i lavori di fatica praticamente per un'inezia, per qualche yen,
pezzetti di carta. E soprattutto si sarebbe sottratta alle angustie di
Chicago e alla pochezza della vita in campagna.
Edo. Il vecchio Edo. Rimase a letto tutta la mattina, ben oltre la
colazione, a fissare le stampe alle pareti finch non ebbe la sensazione
di poterci entrare, infilarsi nelle loro profondit riccamente colorate
e starsene l rannicchiata in un grumo di incontaminata felicit.
D'altronde, che cos'era tutto ci, i paraventi di Frank, i vasi e
tutto il resto, se non una preparazione al viaggio della sua vita?
Quella sera, quando si sedettero a tavola, si incoll a Frank per
tutta la durata della cena e fu lei a condurre la conversazione, almeno
in buona parte: se Frank sapeva incantare Hayashi-San, lei
non era da meno. Quando si ritirarono in soggiorno per mettersi
davanti al fuoco, Hayashi-San non si staccava da lei un momento.
I suoi occhi, cos scuri da sembrare quasi neri, erano inchiodati su
di lei, vagavano sulle sue labbra, sui suoi occhi, la lingua, le orecchie,
la gola, e lei quegli sguardi li conosceva bene grazie alle centinaia
di serate nei salotti parigini. Intanto la sua mogliettina se ne
stava in un angolo come una marionetta dai fili tagliati mentre Frank
arringava l'architetto e gli studenti che annuivano diligentemente
(alla donna praticamente non rivolse un'occhiata; non osava) e sua
madre, la vecchia testa canuta che si alzava e si abbassava, serviva
il t personalmente. C'era un disco sul Victrola, fili che si riversavano
fuori dall'altoparlante in pulsanti onde di calore che sembravano
fluttuare nella stanza come se l'orchestra fosse l insieme a loro.
Hayashi-San la guard negli occhi. I tanti begli oggetti della
stanza rilucevano alla luce del camino. Si tolse la stola dalle spalle,
si appoggi allo schienale e si rilass. Sarebbe andata a Tokyo. Meglio
ancora: era gi per strada.

Note.
1. Ovvero i kosode. Tuniche estive leggere. Wrieto-San collezionava, oltre che stampe,
paraventi, sculture e porcellane, anche stoffe. Evidentemente, tutto ci che proveniva dall'Estremo
Oriente esercitava un fascino particolare su di lui, soprattutto, come abbiamo visto,
l'arte giapponese. Pecco di vanit se dico che la nostra arte popolare  all'altezza di quella
di qualsiasi altra nazione?
2. Aisaku Hayashi era stato mandato dal gruppo di investitori kura (e dall'imperatore,
che contribuiva al finanziamento per il sessanta per cento) per esaminare accuratamente
Wrieto-San, la cui fama di lavorare in modo singolare, per non parlare della propensione
a rifornire regolarmente i tabloid di scandali, richiedeva approfondimenti prima di perfezionare
il contratto per il nuovo Imperial Hotel.
3. Nel mio paese, un segno di bellezza. La moglie di O'Flaherty-San, la mia pronipote
Noriko, ha una dentatura simile e un sorriso di una grazia rara e toccante.
4. Un pregiudizio ingiusto, inutile dirlo. La mia compianta consorte, Setsuko (nata Takata)
che purtroppo O'Flaherty-San non ha mai conosciuto, era l'essenza della compagna ideale,
grandemente dotata come violinista, disegnatrice e casalinga, piena di grazia, intelligente,
bella, mia compagna ed eguale in ogni circostanza. Ne avvertir la mancanza fino all'ultimo
dei miei giorni, con un dolore profondo e ampio come l'abisso che separa questa vita
dalla prossima.
5. Una volgare idea gaijin che non merita nessuna considerazione, n pi n meno che
un tentativo di sminuire e svilire il nostro popolo, cosa iniziata dal Commodoro Perry che
continua ancora oggi. Possibile che Miriam si abbassasse al punto da farsene portavoce?
Purtroppo, accecata dalla rabbia, temo che la risposta sia s. Il che non vale a scusarla. (Un
redattore voleva cancellare la frase, ma invece noi la terremo per amore della verit. E di
O'Flaherty-San.)

 Capitolo 8.
DERUKUGIWA UTARERU.

Come uomo di mare non valeva granch ed era il primo ad ammetterlo.
Finch si trattava di sciacquettare con una barchetta a
remi, una canoa o anche una piccola vela sulle onde del lago
Mendota tutto bene, ma l'incessante beccheggio del mare aperto gli toglieva
ogni forza. E naturalmente, partire alla fine dell'anno(1), una
decina di mesi dopo la visita di Hayashi-San a Taliesin non faceva
che complicare le cose. Il primo giorno al largo di Seattle la nave
venne investita da una burrasca che arrivava dal Golfo dell'Alaska,
i ponti scivolosi come una pista da hockey, la cuccetta, da cui
non riusciva a tirarsi fuori se non per qualche intervallo in cui si
portava barcollando a prua, sospesa a mezz'aria come un tappeto
magico per un momento che levava il fiato, quindi ripiombava gi
violentemente come se tutta la magia ne fosse stata risucchiata fuori
per poi sollevarsi di nuovo e di nuovo ricadere gi. Andava su.
E gi. Su e gi e poi su e poi gi. Non riusciva a trattenere nulla
nello stomaco, neanche l'acqua, e quando riusciva a dormire i suoi
sogni erano tormentati dalle immagini del Titanic e del Lusitania
che affondavano fra il panico e il caos, e tutte le volte si svegliava
con la sensazione di cader gi dalle cascate del Niagara in una
botte.
Miriam era un fiore. Teneva il mare grosso come un fiociniere,
si sbafava tre pasti completi al giorno, si sgranchiva le gambe passeggiando
sul ponte e si attardava nella sala di prima classe, esortandolo
di continuo a prendere un cucchiaio di brodo, del t cinese,
un brandy (soltanto come digestif, naturalmente) e se ne stava
seduta accanto a lui, ridotto come uno straccio, per ore, 
leggendogli ad alta voce pagine qua e l di un libro di cinetica. Gli faceva
il bagno. Gli metteva pezze fresche sulla fronte. Gli massaggiava
i muscoli sfibrati. Era al suo meglio, tenera e materna, ma
niente riusciva a risvegliare in lui un minimo di volont o il pi piccolo
barlume di energia se non il pensiero del molo di Yokohama
sotto i piedi. Era stato lo stesso la prima volta che era stato in Giappone
con Kitty(2) e anche quando aveva attraversato l'Atlantico con
Mamah. Non era un marinaio. Non si sarebbe mai abituato. Se almeno
ci fosse stato un servizio ferroviario transcontinentale, rimuginava
buttato sulla cuccetta, e si immaginava un ponte sullo
stretto di Bering o magari una galleria profonda come il nucleo della
Terra. O ancora quegli altri Wright e il loro aeroplano? Oppure
un dirigibile. Perch non un dirigibile?
Ci furono lunghi momenti nelle due settimane di viaggio in cui
gli riusc di sedersi al tavolo da disegno e almeno esaminare i progetti
preliminari, ma era impossibile anche solo pensare di prendere
in mano una matita, con quei sobbalzi e rolli impossibili. Ebbe
tuttavia modo di passare in rassegna le cose daccapo, il problema
centrale essendo quello ingegneristico di affrontare la forza distruttiva
dei terremoti che con regolarit devastavano l'arcipelago
giapponese, tutta un'altra faccenda rispetto a costruire un edificio
a Chicago o a Oak Park. Ne aveva parlato e riparlato con suo figlio
John e con Paul Mueller, entrambi al seguito insieme alle mogli
per dare una mano nella fase di avvio, e con Antonin Raymond,
l'architetto ceco che si era portato dietro, e la sua idea era di appoggiare
la costruzione su una serie di pilastri(3), il cui sostegno sarebbe
stato affidato a travi a sbalzo, un po' come un cameriere che
tenga in equilibrio un vassoio carico sull'asse regolabile della mano.
I giapponesi volevano un albergo nuovo e spettacolare che sostituisse
l'antiquato Imperial progettato dai tedeschi il secolo precedente,
una struttura che simboleggiasse l'ascesa del Giappone alla
ribalta degli stati moderni, e lui glielo avrebbe realizzato: un edificio
che sarebbe stato la gloria di tutto il Giappone e che sarebbe
rimasto l fiero per cent'anni e pi anche se la citt attorno fosse
stata ridotta in polvere(4).
Al loro sbarco trovarono ad aspettarli Hayashi-San e una comitiva
di altre cinquanta persone, fra cui diversi dignitari, membri
della direzione dell'Imperial Hotel, architetti giapponesi,
rappresentanti della stampa e un numero imprecisato di giovani studenti
in estasi con l'aria di essere l l per cadere a terra morti per
l'emozione di guardare un volto bianco per quella che forse era la
prima volta in vita loro. Una banda attacc a suonare un motivo
che lui non riusc a riconoscere con una fanfara di ottoni e un tamburo
sconclusionato. Inchini da una parte e dall'altra. Doni. Sull'oceano
l'aria era gelida, ma il sole era stranamente caldo sulla faccia
e si ritrov sudato sotto il cappotto, buttato casualmente sulle
spalle. Si fece tutta la fila di benvenuto con Miriam al fianco, mormorando
Ohay? gozaimasu e inchinandosi a ciascuno ogni volta,
pervaso di fiducia ed entusiasmo come non gli era mai accaduto
di sentirsi. Era libero da tutto, libero da tutti gli scandali, dai
battibecchi e dai capricci di sua madre e delle zie, dalla lotta per
mantenere e mandare avanti Taliesin e tenersi finanziariamente a
galla, e mentre si inchinava all'ultima persona della fila, un anziano
dai capelli bianchi in costume da samurai, colse una frizzante
folata di Giappone nella brezza che soffiava dalla Baia di Yokohama,
un amalgama ineffabile di anguilla grigliata, incenso ed effluvi
umani, e cap che finalmente era arrivato a casa.
Segu una serie di cene (che come da tradizione potevano avere
anche pi di dodici portate), t formali e incontri cerimoniali apparentemente
con met della popolazione di Tokyo, saluti cos elaborati
e protratti in quei primi esaltanti giorni che in pratica quasi
non ebbe tempo di pensare all'albergo e allo sforzo sovrumano che
sarebbe stato necessario per portarlo alla realt delle tre dimensioni.
Dopo il viaggio da Yokohama in una berlina Mitsubishi nuova
di zecca su cui sventolava la bandiera del Sol levante, lui e Miriam
erano stati alloggiati in una suite al vecchio Imperial, un mostro
in legno, mattoni e stucco a tre piani in pieno centro a Tokyo
che esibiva facciate neorinascimentali e umidi saloni cavernosi nell'elaborato
e dozzinale stile del Secondo Impero. Si trattava di un
posto muffoso e rancido privo della sia pur minima attrattiva, ma
le cui stanze almeno si affacciavano sul cortile sottostante, dando
loro il beneficio dell'aria fresca e del sole. La sua prima priorit fu
di mettersi comodo perch, come spieg a Hayashi-San meglio che
pot in mancanza di un interprete affidabile, gli era semplicemente
impossibile lavorare in mezzo al caos, e come sempre faceva indipendentemente
da dove si trovasse e quanto temporanea fosse la
sua residenza, in un battibaleno trasform le stanze in uno spazio
armonico ed elegante. In men che non si dica, aveva comperato un
pianoforte a coda (irrinunciabile, insieme a un camino funzionante,
in qualsiasi casa), una mezza dozzina di tappeti come si deve e
paraventi e tendaggi decenti, letteralmente imperversando nelle
botteghe che trattavano stampe(5). Nonostante la barriera linguistica
Domo sumimasen, ukiyo-e arimasu-ka (ovvero: Scusatemi, avete
stampe da vendere?) chiedeva a tutti coloro che incontrava, come
un bambino in un negozio di dolciumi. Era arrivato alla fonte
e per le prime settimane l'albergo sembr passare quasi in secondo
piano.
Ma naturalmente non era cos. Era l'incarico di una vita. E una
volta sistematosi, una volta fatto il giro dei negozi di stampe tre o
quattro volte, allestito un ufficio locale e messi gli assistenti a lavorare
sui disegni, la routine di cene e t cominci a stancarlo.
Una sera, si trovava in un'ennesima sala da t, schiacciato contro
la parete su un antico tatami con le geishe che volteggiavano di
qua e di l e il suo ospite, uno degli onnipresenti banchieri, che faceva
lunghi discorsi imbevuti di sak su argomenti di cui lui non capiva
assolutamente nulla. Si chin sul tavolino di legno di rosa, inalberando
un'espressione attenta e sforzandosi di ignorare il dolore lancinante
alle ginocchia e alla base della colonna vertebrale, mentre
Miriam, in kimono e con un foulard turco ricamato attorno alla testa,
gli sedeva accanto con la schiena perfettamente dritta e le gambe
delicatamente ripiegate sotto il corpo, annuendo e prodigando
ampi sorrisi, come se non solo cogliesse ma apprezzasse profondamente
ogni perla di saggezza che Tanaka-San gli stava propinando.
Erano alla sedicesima o diciassettesima portata, non ricordava con
esattezza, un pezzettino di zenzero in salamoia, alghe e pesci crudi
uno via l'altro come se il cuoco avesse passato tutto il giorno a setacciare
la spiaggia e gli scogli e fosse fermamente intenzionato a
presentare tutte le specie della Baia di Yokohama su un piatto di ceramica
con la sua spruzzata di soia. Lui aveva voglia di una bistecca.
Aveva voglia di tornarsene in albergo e prendere goniometro e
squadra, aveva voglia di un bagno caldo e di un boccale di sidro invece
dell'insapore t verde, aveva voglia di cavar pietre e fare colate
di cemento e santo cielo andare avanti. Si chiese se la sua noia fosse
visibile. Se non stesse offendendo qualcuno. Si distrasse.
Poi, come per magia, una voce cominci a parlargli con un tono
e un accento cos perfetto che pens di essere stato trasportato
di nuovo nel Wisconsin. Dall'altra parte del tavolo, seduto acanto
a Yoshitake-San, c'era un giovanotto di poco meno di trent'anni,
che fino a quel momento, durante gli elaborati saluti, il concerto
preliminare di samisen, i brindisi con il sak e le prime sedici o diciassette
portate, era rimasto in silenzio. Aveva dei baffetti come
quelli di Hayashi-San e una piccola barba a punta. Wrieto-San, se
posso permettermi gli disse, inchinandosi da seduto. E signora
Wrieto-San. Altro inchino. Mi chiamo Endo Arata e ovviamente
siamo stati presentati nella confusione dell'anticamera, ma fino
a questo momento non abbiamo avuto l'opportunit di parlarci.
Sorpreso, Frank si limit a sorridere e annuire. Poi si esib nella
sua versione personale dell'inchino seduto e mormor: Sar un
piacere, ne sono certo.
A capotavola, Tanaka-San si era fermato, le mani intrecciate pazientemente
davanti a s. Il giovanotto a quel punto gli disse qualcosa
nella sua lingua e Tanaka-San, un uomo dal volto pieno sulla
cinquantina che riusciva ad aver sempre l'aria di uno che stava facendo
uno sforzo per deglutire un pesce rosso, anche quando parlava,
grugn: Hai.
Se me lo permettete riprese Endo-San, tornando a voltarsi
verso di lui con un nuovo inchino posso farvi da interprete, avendo
appreso i rudimenti della vostra lingua. Tanaka-San ha detto, e
vi prego di non offendervi perch il suo intento  unicamente quello di offrirvi un aforisma, uno dei nostri riveriti proverbi del passato:
Deru kugi iva utareru. E uno sguardo a Tanaka-San non si
riferisce a voi in special modo ma allo stile dell'architettura occidentale
in genere e al modo in cui a lui pare che i gaijin, vale a dire
gli stranieri, si comportano negli affari...
Accanto a lui sent Miriam che diceva, la voce ricca dei suoi toni
pi caldi: Delizioso, Endo-San. E che cosa significa?.
Letteralmente? Altra occhiata a Tanaka-San. Grossomodo
significa Il chiodo che sporge verr ribattuto dal martello.
Miriam, ora pienamente donna del Sud, la reginetta in bella
mostra: Oh, quindi devo ritenerla un'espressione architettonica?.
Frank si irrigid. C'era qualcosa nell'aria, qualcosa che la traduzione
non rendeva, un avvertimento, un monito. Guard Tanaka-San, il
bicchierino di sak stretto in mano e sempre alle prese
con il pesce rosso, e annu con aria grave prima di girarsi nuovamente
al giovane.
Non esattamente disse Endo-San con un altro inchino, aggirando
circospetto la domanda.  pi che altro... un'espressione
generale. Vedete, Tanaka-San uno sguardo, un inchino si riferiva
al tipo di collaborazione giapponese, in cui la squadra viene sempre
prima dell'individuo e ogni decisione  una decisione di gruppo.
Si rende conto e qui Tanaka-San forn una precisazione in un
fiotto gutturale di giapponese che alcuni occidentali fanno parte
di quelli che noi chiamiamo uomini singoli; ovvero persone che
agiscono dietro propria iniziativa senza considerare il gruppo allargato.
Ma voi, Wrieto-San, non siete cos, con rispetto parlando.
Che cosa stavano dicendo? Conserv un'espressione neutra intanto
che cercava di cogliere il senso di tutto ci. Non lo capivano
che l'Imperial era suo e soltanto suo? Che avevano scelto lui per il
suo genio, perch superava di una spanna qualsiasi altro architetto
al mondo e non avrebbe tollerato interferenze? Pass lo sguardo
da un uomo all'altro, poi a Yoshitake-San, mentre Miriam cercava
di riempire il silenzio con la sua voce musicale, assicurando
che lei e Frank erano entusiasti di essere l a quel magnifico ricevimento
pi di quanto si potesse immaginare. E li ringraziavano per
la loro cortesia. E generosit. E per la cucina squisita e assolutamente
deliziosa. Fece una pausa, un uovo di lompo color rosa acceso
su un incisivo, e scocc un sorriso radioso da un capo all'altro
del tavolo.
Questo per dire, Wrieto-San, con il vostro permesso, che sono
pronto a offrire il mio aiuto in tutte le fasi del percorso
Endo-San si ferm, sforzandosi di sfoderare un sorriso sia come interprete
che, nei limiti delle mie possibilit, come consulente.(6) Se in
macchina, tornando all'albergo, Frank era leggermente stizzito
(Buon Dio, cosa credono, di aver ingaggiato un lacch per obbedire
ai loro ordini? Se volevano un lacch perch non hanno fatto
progettare quel dannato aggeggio a uno dei loro architetti,
Yoshitake o Endo, o magari quel tizio con il cappello di
paglia e la yukata sudicia, che aveva l'aria di avere gran
bisogno di un lavoro), Miriam
era immersa in una nuvola di serenit. Agli occhi di tutta la
nazione era la signora Wright, le tributavano il rispetto e la deferenza
che si meritava, la invitavano ovunque nei pi esclusivi circoli
giapponesi e della comunit di espatriati, e se nel suo paese
non era ancora la signora Wright perch quella cocciuta della moglie
di Frank non si decideva a concedergli il divorzio, be', prima
o poi lo sarebbe diventata, ogni cosa a suo tempo. E l'albergo, per
quanto tetro, offriva un servizio di prima qualit, e avevano la loro
macchina con autista e un paio di domestici che provvedevano
a ogni loro bisogno. Certo, le strade erano di terra battuta, che
quando pioveva diventava fango, il che rappresentava una sorpresa,
le automobili erano rare come stelle cadenti, e il cibo, spaghetti,
miso, pesce in una forma o nell'altra tre volte al giorno era ben
lontano da ci che lei si aspettava (e cosa non avrebbe dato per una
charcuterie o anche solo un bistrot). Per il clima era accettabile e
la compagnia un miglioramento enorme rispetto a Chicago.
Stava pensando a tutto ci (l'invito per la sera successiva dal
conte e la contessa Lubiensky di Polonia, che avevano la casetta
pi affascinante e gli amici pi affascinanti, la principessa russa
Tscheremissinoff, il conte Ablomov e consorte, una donna molto
graziosa, in verit, sebbene il suo stile fosse piuttosto grigio, ma
davvero portava la crinolina?) quando la macchina si ferm davanti
all'albergo e Frank balz fuori con i suoi soliti modi impazienti,
quasi senza aspettare che lei si ricomponesse prima di offrirle il
braccio, come se volesse trascinarla su per il vialetto.
La serata era limpida e fredda. C'era un odore acre di fumo nell'aria,
i bracieri che i giapponesi usavano per scaldarsi i piedi (pareti
di carta e niente riscaldamento centralizzato, le case gelide come
ghiacciaie e naturalmente niente camini, altrimenti il fuoco
avrebbe distrutto l'intera citt tutte le sere) e l'onnipresente puzzo
di pesce in tutte le sue sfumature. Lanterne rosse di carta ovunque,
che oscillavano al minimo alito di vento. Le luci dell'albergo. Le
stelle lass. Mentre si avviavano su per il sentiero, non pot fare a
meno di notare il gruppo di portantine in strada, una cinquantina
o anche pi, con accanto i coolies in attesa. Doveva esserci qualcosa
nel salone, l'alta societ giapponese riunita per una serata in citt
che ballava accompagnata dall'orchestra sulla pedana, come avveniva
da ogni parte, Parigi, New York, Memphis. Quel pensiero la
fece fermare e si stacc da lui per fermarsi un momento a contemplare
l'insolito spettacolo.
Poi le giunse all'orecchio la musica, quella strana musica tintinnante
sostenuta da un ritmo ondulatorio che sembrava tirare la
melodia in tutt'altra direzione, negli abissi di un profondo mare
agitato, ma comunque bella, cos perfetta e inaspettata. Prov un
languore e un senso di libert, tutti gli occhi su di lei, tutti gli uomini
che si giravano a guardarla, e cap di amare quel posto, quel
momento, quella gente. Avrebbe potuto restare l per sempre, esattamente
l, cullata dolcemente dalla notte giapponese.
Miriam? Che stai facendo? Forza, andiamo? Frank era cinque
passi davanti a lei e si era voltato a darle un'occhiata esasperata.
Era impaziente, sempre di corsa, andare, fare, disfare, la serie
interminabile di impegni mondani lo sfiniva, i sorrisi
forzati, la scarsa padronanza della lingua, la successione di brindisi con il liquore
di riso che detestava e si limitava a far finta di bere.
Abbiamo fretta? Siamo forse impegnati in una gara sportiva?
Non possiamo fermarci un attimo qui a prendere un po' d'aria?
Hai paura che ti faccia male?
Il volto gli si contrasse in tutta la sua complessit, l'espressione
interrogativa, le rughe che partivano dall'attaccatura dei capelli diramandosi
in rughe ancora pi profonde che gli tagliavano la fronte
e arrivavano fino a quelle agli angoli degli occhi; mai si sarebbe
fermato a fare un po' di baldoria, ora se ne rendeva conto, ma che
importava, lei aveva altro da fare, aiutarlo, guidarlo attraverso le secche
dell'ineleganza e dell'indelicatezza verso il porto sicuro dell'educazione,
dell'eleganza, del contegno. Perch dietro tutti quegli
inchini e quei convenevoli, dietro le discrete sollecitazioni e gli occhi
da cerbiatto, lei capiva benissimo che quel popolo si offendeva
come niente, su quello non c'era dubbio. Se lo sarebbero divorato
se solo avessero potuto. Ma lei lo avrebbe impedito.
Ti prego, Miriam. Ho del lavoro che mi aspetta.
Ho voglia di una sigaretta.
Due coppie li superarono sui gradini, gli uomini squadrandola
apertamente, le donne zampettando ritmicamente sui loro zoccoli
di lacca che esageravano i movimenti delle anche: pi che camminare
ondeggiavano, ogni loro movimento un'allusione sessuale.
Non puoi fumartela dentro? La gente ci guarda. Forza, voglio
andare insistette, la voce che cominciava a incupirsi.
Tu non vuoi che fumi in stanza.
Lui sospir, poi fece per prenderle il braccio, ma lei si scost.
Se fossi un gentiluomo, gli disse, osservandolo mentre le lanterne
gli gettavano sul volto un'ombra rosata, come un accenno di
rossore, ti offriresti di accendermi la sigaretta. E rimarresti qui accanto
a me per tutta la notte, se quello fosse il mio desiderio. Adesso
lo stava stuzzicando, divertita. Tir fuori il portasigarette con
tutta calma e glielo tese in modo che lui potesse sfilarne una sigaretta
e porgergliela. Chinandosi per accendergliela, mormor il suo
nome due volte, rassegnato. Poco alla volta, passo dopo passo, in
momenti come quello o come poco prima quella sera stessa alla sala
da t quando gli aveva cavato le castagne dal fuoco, o ancora dalla
principessa Tscheremissinoff quando gli aveva fatto vedere come
si bacia la mano a una signora sussurrando Enchant o Je
suis desol de partir, lo stava addomesticando.
Il vento si lev pi forte, scuotendo i rami nudi degli alberi e
facendo dondolare le lanterne. Se la prese comoda, fumando la sigaretta
fino al mozzicone, poi si gir verso di lui, alla fine, quando
fu bell'e pronta. Mi sta venendo freddo, Frank disse. Entriamo.
Fra l'altro, domani sera dai Lubiensky voglio che ti metta il completo
blu marina, non uno di questi affari orientali. Nella buona
societ non  proprio ammesso.
Quella prima volta si fermarono tre mesi e mezzo, ripartendo
a met aprile, proprio quando il tempo cominciava a farsi pi mite
e i ciliegi stavano fiorendo. Verso la fine lei cominci a sentirsi
poco bene, un disturbo intestinale che la consumava, la dieta, senza
dubbio, l'anguilla, i ricci e tutto il resto, e sebbene una o due
volte fosse andata per conto suo a consultare medici taciturni e inespressivi,
non era riuscita a suscitare in loro la minima apprensione
per il suo problema o a farsi dare un consiglio di qualsiasi genere
e cos dovette razionare le pasticche di morfina. Il viaggio di
ritorno tuttavia le rec un certo sollievo, la cucina occidentale la rimise
in sesto: chi l'avrebbe mai detto che una cosa tanto banale come
una omelette potesse essere cos efficace? E poi naturalmente
c'era il vino, e la carne. Si buttava letteralmente sui cibi, non riusciva
a trattenersi. Filet mignon Lili, saut di pollo  la Lionnaise,
anatra arrosto, piccione, lombo di manzo e come pice de rsistance
vero pt de foie gras servito su fettine di vera baguette con una
deliziosa gelee de vin innaffiato da Sauterne.
Frank naturalmente fu uno straccio per tutta la traversata, poveretto.
Viaggiare per lui era proprio una tortura. Soprattutto su
un mare agitato. Lei lo accud meglio che pot, ma sulla nave c'era
vita, una bella compagnia per ingannare le monotone giornate di
viaggio, fra umidit e flutti grigi, e and a finire che pass un bel
po' di tempo a divertirsi allegramente, perch no? Si era gi dedicata
a lui a Tokyo, rinunciando a ogni idea di occuparsi dei propri
interessi artistici per aiutarlo in tutto, dalla scelta dei motivi per i
tessuti da usare in tutto l'albergo alle stoviglie e le posate (niente
bacchette, per carit, perch l si andava in cerca di tutto ci che
era rigorosamente continentale), tenendolo sempre concentrato
e attento in presenza di Hayashi-San, del barone Okura e di tutti
gli altri. La signora Wrieto-San. Aveva fatto il suo dovere.
Poi arrivarono a Los Angeles, dove Frank allest un altro ufficio
con un altro figlio (Lloyd), visto che John era rimasto a Tokyo
a sorvegliare i lavori preparatori per iniziare la costruzione l'anno
successivo. Frank aveva preso l'incarico di costruire una specie di
fortezza azteca in cima a una collina per un'ereditiera dal volto
grassoccio con velleit teatrali(7), ma fintanto che teneva le
mani lontane da lui Miriam non aveva niente da ridire. A Los Angeles
c'erano le palme, le spiagge oceaniche e, meglio ancora, il marito
di Leora era andato in pensione dalla borsa valori di Chicago e
stavano per comperare una tenuta a Santa Monica. Ovviamente,
le grane di Frank (era sempre sull'orlo del disastro, economico e
professionale) lo obbligavano a un'infinit di andirivieni fra Los
Angeles, Chicago e Taliesin (e Oak Park, dove la banca minacciava
di sequestrare la casa ipotecata della moglie e lui dovette vendere
freneticamente le sue preziose stampe per recuperare denaro).
Lei cerc di trovare il proprio ritmo. Inevitabilmente tutto ci
si ripercosse sul suo sistema nervoso (cominciava a pensare che
trascorreva pi tempo sui treni lei dei facchini negri), ma il dottore
la visit, la rassicur e le forn giusto il rimedio che le serviva.
Poi, proprio quando stava per rimettersi, di nuovo in Giappone,
pesce crudo, quelle leziose piccole geishe, inchini e convenevoli
e l'unico titolo onorifico che le importasse accettare o adottare,
signora Wrieto-San.
In qualche momento (e ripensandoci non riusc mai a stabilire
con certezza di quale viaggio si trattasse)(8), Frank cadde seriamente
ammalato. Era primavera, quello se lo ricordava, perch erano
fuori in campagna con il barone Okura, la principessa e qualcun
altro (e qui le balz alla memoria il nome di Olga Krynska, con un
oscuro groppo di odio e invidia) a rimirare i ciliegi in fiore, che in
quel momento erano al massimo del loro splendore. Per i giapponesi,
un popolo stranamente dedito alle piccole cose talmente in
armonia con la natura e i cambiamenti di stagione da sembrare una
nazione di satiri e ninfe dei boschi, la fioritura dei sakura era uno
dei momenti importanti dell'anno, e tutti, da chi abitava nei bassifondi
pi sordidi all'imperatore, celebravano l'occasione con grande
rigore. Quando il barone propose una gita nella sua casa di campagna
per andare a vedere i fiori, Frank, che si era ammazzato di
lavoro in un inferno di rumore e polvere mentre l'esercito dei suoi
muratori martellava quella precisa roccia vulcanica che lui insisteva
a voler utilizzare per la sovrastruttura dell'albergo, accett di prendersi
un po' di respiro. Che ne diresti di una piccola escursione
in campagna? fu il modo in cui Frank le propose la cosa. Perch
no? rispose lei, perch nonostante la compagnia brillante Tokyo
era pur sempre una citt brutta e sgraziata che scoppiava di gente,
i cui odori e suoni cominciavano a pesare anche a lei, soprattutto
ora che era costretta a lasciare le finestre aperte per non soffocare.
Una puntata in campagna sembrava proprio la cosa giusta.
Quel primo giorno il cielo era terso, i ciliegi schierati in file di
nuvole rosa che ammorbidivano l'orizzonte fino a perdita d'occhio,
ritti in solitudine su un pendio scolpito dove sembravano concentrare
la luce, una fiammata contro i grigi e i verdi monotoni del
paesaggio circostante come su un proscenio, e il gruppo trasform
l'occasione in un picnic, i cestini con il pranzo e lo champagne offerti
dal barone, chi intento a disegnare chi a leggere, sdraiati al sole
sulle stuoie a chiacchierare con il tono rilassato e leggero di chi
 pienamente appagato. In poche parole, una scena idilliaca. E anche
lei si stava divertendo nonostante Madame Krynska, la piccola
polacca senza nessun legame che i Lubiensky si erano portati dietro,
apparentemente con l'unico scopo di intrometterla fra lei e
Frank, come se lei potesse permettere che una cosa simile accadesse,
anche solo per un minuto... Lo champagne era ben freddo,
i panini erano di pane bianco, burro e cetrioli invece che riso e pesce
crudo, i domestici premurosi. Stava conversando con il barone
a proposito della loro comune passione per tutto ci che era gallico
considerando ad alta voce quanto quei fiori le ricordassero la
primavera parigina, in special modo quelle oasi urbane che erano
le Tuileries, il Jardin des Plantes, i giardini del Luxembourg (e anche
lui, come Hayashi-San, era completamente ammaliato da lei,
si protendeva verso le sue ginocchia raccolte in alto, gli occhi neri
inchiodati su di lei per non perdersi nemmeno una sillaba), quando
Frank, che negli ultimi cinque minuti non aveva proferito una
parola, improvvisamente ebbe un singulto come se gli avessero tirato
un calcio nello stomaco.
Era seduto accanto a lei, o meglio dietro di lei, in un gruppetto
fra cui i Lubiensky e la contessa Ablomov, e non appena lei si
gir allarmata cap subito che aveva un problema: sembrava tutto
a un tratto pi piccolo, afflosciato, la pelle pallida ed esangue, le gambe
rannicchiate come un bambino. Un altro singulto e poi, prima che
lei potesse allungare una mano o anche solo pronunciare il suo nome,
si rovesci su un fianco, le mani strette sull'addome, la faccia
scomodamente schiacciata contro l'erba vicino al bordo della stuoia.
Il suo primo pensiero fu che avesse un qualche attacco, proprio
quella settimana Leora le aveva descritto con penosi dettagli i problemi
di cuore del marito, e mentre si avvicinava carponi a lui ne
avvertiva gi la perdita, il futuro che le si richiudeva addosso come
una nera nube soffocante, senza che potesse nemmeno essere la vedova
di qualcuno, non essendo moglie di nessuno. Lo tir a s, gi
in lacrime, mentre lui tentava debolmente di respingerla. Frank,
che succede, che c'?
Sussultava. Scalciava. Si contorceva sull'erba. Stava cercando
di dire qualcosa, ma non riusciva a emettere le parole.
Ora gli altri si erano alzati in piedi, si erano fatti attorno in una
costellazione di volti preoccupati, ma sembrava che nessuno sapesse
che fare. Qualcuno diceva che si trattava di appendicite e allora
un altro disse che in quel caso bisognava operare, ma non stavano
forse correndo un po' troppo? Qualcuno non poteva chiamare
un medico? Fu allora che la Krynska, snella, giovane, i capelli
color del burro, vestita con una specie di tuta da atleta e con una
racchetta da badminton ancora stretta in mano, comparve sulla scena,
intrufolandosi nel capannello e inginocchiandosi accanto a lui.
Ha bisogno di acqua disse. Ghiaccio. Ecco, e alzatasi immerse
il fazzoletto nel secchiello del ghiaccio e lo premette sulla fronte
di Frank, proviamo cos. Va un po' meglio?
Miriam sent che lo champagne le andava alla testa. Era l inginocchiata
sul prato di quella tenuta baronale fra la corona di monti
che vegliavano sulla piana di Kant e quella polacca si inginocchiava
di fianco a lei come se stessero pregando su una salma, la
salma di Frank, la cosa pi strana del mondo. Fu presa dalla paura.
Dal disgusto. Dal terrore. Lui stava per morire, ne era sicura.
Ho bisogno, ansim Frank, e lei vide quanto era debole, provato
e mortificato, voglio, se qualcuno pu darmi una mano...
Che cosa, Frank? sent gridare dalla propria voce. Che cosa
ti serve?
Krynska gli mise le dita dietro le orecchie, tast, poi gli sollev
le palpebre e gli guard il bianco degli occhi. Quando poi rialz la
testa, il suo sguardo scivol su Miriam e si rivolse alle facce attorno
a loro. Temo che si sia preso quello che prima o poi ci prendiamo
tutti quanti in Giappone noi non asiatici, cio un'occhiata
in cerca del barone che stava gridando a uno dei domestici di andare
a chiamare un medico e quello che gli serve, all'istante,  un
po' di tranquillit. Premette una mano sul fazzoletto sopra la fronte
e abbass lo sguardo su di lui. E di un bagno.
La dissenteria era piuttosto comune in Estremo Oriente, dove
le primitive consuetudini sanitarie ne incoraggiavano la propagazione,
e le isole giapponesi non facevano eccezione. Con tutte le
volte che Frank aveva tessuto le lodi della pulizia del paese e della
sua gente, dei riti connessi al lavarsi le mani, di come i bagni pubblici
venissero tirati a lucido, della semplicit e dell'igiene del
tatami e degli abiti che indossavano, era inutile negarlo. Le
fognature erano inesistenti. I water non si erano mai visti. Nonostante il fascino
rustico dei gabinetti nelle locande e nelle case private, i paraventi
di bamb, le felci, porcellane, fiori, comunque ci si doveva
accovacciare sopra un buco nel terreno, tale e quale come facevano
i montanari nelle valli del Tennessee. Miriam poteva solo dirsi
fortunata a non essere andata gi anche lei insieme al resto.
Il barone fece arrivare il medico locale, che palp, auscult e
ispezion orecchie e naso di Frank e quindi conferm la diagnosi
di Krynska, dopo di che Frank dorm per buona parte dei due
giorni seguenti mentre Miriam gli stava accanto in uno stato di
spossatezza nervosa e gli altri passeggiavano sulla collina, guardavano
i contadini al lavoro a mollo nell'acqua, facevano giochi di
societ e rimiravano i fiori dei ciliegi fremere al vento. Poi di nuovo
a Tokyo, con l'autista che di tanto in tanto si fermava per dare
modo al povero Frank di liberarsi l'intestino, e dal pi insigne medico
di tutto il paese, che palp, auscult e ispezion orecchie e
naso di Frank e quindi lo mise a dieta stretta di acqua e riso in
bianco e nient'altro.
Lei era sbigottita. Prese l'uomo da parte e glielo disse. Tutto
qui quello che avete intenzione di fare? Dargli riso in bianco? Non
vedete che ha il febbrone?
L'uomo era alto per essere un giapponese, il mento ombreggiato
da quella peluria che sembrava affliggere tutti quanti. Parlava
un inglese minimale. Erano fuori dalla porta della camera da letto,
circondati dai manufatti che Frank aveva raccolto. Hai disse
con un inchino. Riso.
Ma sta delirando,  fradicio di sudore. Lui... lui di notte grida,
dice cose senza senso. Improvvisamente ebbe una visione di
suo figlio Thomas, colpito dall'influenza quando era piccolo, le
gambe come due bastoncini sotto le lenzuola sudate, i capelli incollati
alla fronte, le labbra secche e spaccate. All'epoca era sicura
che sarebbe morto e quel pensiero la paralizzava al punto che non
riusciva ad assisterlo, non riusciva a guardarlo, non poteva nemmeno
passare davanti alla sua porta senza mettersi a piangere.
Il dottore guard dall'altra parte della stanza dove
Hayashi-San, che aveva cercato con scarso successo di fare da interprete,
strinse le mani davanti a s e si inchin. Dissenteria disse il dottore.
Molto forte.
E voi non gli date niente? Una cura, una medicina? Le conoscete
le medicine, no? "Esasperata, si gir verso Hayashi-San. Spiegategli
medicina, come si dice medicina?
Hayashi-San si inchin nuovamente e disse qualcosa in giapponese
al medico, a cui il medico rispose con un inchino a sua volta
e poi si volt verso di lei. Riso in bianco disse. Solo riso in
bianco.
Pi o meno un mese dopo, tornando a casa da un giro per acquisti,
sentendosi pi giapponese che mai avendo mercanteggiato
con diversi venditori per un paravento di broccato, una statua del
bodhisattva Gaunyin su cui Frank aveva messo gli occhi e un bel
tavolino di legno di rosa intarsiato, lo trov seduto sul letto con
un'espressione compiaciuta. Nelle ultime due settimane era andato
migliorando sempre pi, passando dal riso in bianco al brodo,
al t e alla fine a spaghetti con pezzi di pesce e verdure, ma era sempre
irritabile, frustrato, imprecando con il capomastro, il domestico,
la dieta e il ritardo nei lavori che gli costava un sacco di soldi e,
naturalmente, non appena poteva se la prendeva con lei. Ora invece
era seduto contro la testata del letto, che era cosparso di libri
e carte, e fischiettava uno dei suoi motivetti da variet.
Mi sembra che ti senta pi in forze gli disse togliendosi il soprabito
e ripiegandolo su una sedia.
Non rispose. Si limit a continuare a fischiare.
Mi sono aggiudicata un tavolino assolutamente delizioso per
il momento sorvol sul bodhisattva, sapendo quante storie avrebbe
fatto, criticandone il minimo difetto, tormentandola per il prezzo
indipendentemente da quanto l'aveva pagato e un paravento
che mi  sembrato davvero... Ma cos' questo odore? Profumo?
Lui smise di fischiettare di colpo.
Accanto a lui c'era un vassoio, le cose per il t, due tazzine, biscotti
inglesi, mochi. Ma come? Non mi hai aspettato per il t?
Un sorriso gli balen sul viso, svanendo altrettanto repentinamente.
Lei vide che aveva i capelli ben ravviati e che indossava la
sua vestaglia migliore con una delle sue camicie dal colletto rigido.
E la cravatta. Ah s, disse, come se se ne ricordasse solo allora,
Olga  passata di qua a vedere come stavo, e abbiamo...
Olga? ripet lei(9).
In quel momento la porta del bagno si spalanc e comparve
Madame Krynska, La Krynska, Olga, con una salvietta in mano.
Oh, Miriam, cinguett, non sapevo che fossi rientrata. Che piacere
vederti. E continu a camminare nella stanza come se fosse
nel suo tugurio polacco, si chin su Frank e gli pos la pezza bagnata
sulla fronte, come aveva fatto quel giorno in campagna. Non
 una meraviglia il suo aspetto? disse, sempre china, con
un'occhiata da dietro la spalla, la sua manina curata premuta sulla fronte
di Frank e Frank che sembrava un volpino con la pancia piena
di fegatini.
Miriam era rimasta di stucco. La mascella pendula. Talmente
sbalordita dall'audacia di quella donna (e di Frank, il traditore, il
bugiardo, l'avventuriero) da non riuscire a spiccicare parola.
Ecco, chiocciava la Krynska, circondata dai capelli gialli cos
folti da sembrare frutto di una crescita innaturale, un vello attaccato
alla sua testa sopra il segno giallo delle sue sopracciglia polacche,
va meglio ora?
Nella sua stanza, nello stesso cassetto in cui teneva la siringa,
giusto di fianco, Miriam teneva anche una pistola. Era una cosina
piccola e lucida con appena due colpi e l'aveva comperata ad Albuquerque
il giorno stesso che era arrivata, quando si sentiva gi,
e non avrebbe nemmeno saputo dire come mai avesse pensato di
comperarla, non era certo il tipo da suicidarsi, neanche per idea,
nessun uomo avrebbe mai potuto farla arrivare a quel punto e nessun
uomo valeva tanto, nemmeno il grande e importante Frank
Lloyd Wright, ma sapere di averla, nella borsetta o nel cassetto della
scrivania, le dava un senso di sicurezza, una riserva di potere.
Non aveva mai sparato. Non ci aveva neppure mai pensato. Fino
a quel momento.
Miriam, la chiam Frank con la voce di un cane, una voce
carezzevole, falsamente ingenua, vieni qui a sederti con noi. Il t
 ancora caldo.
Ma lei era gi fuori dalla porta, stava gi attraversando l'ingresso
diretta verso la sua stanza e quel cassetto. Era perfettamente calma.
Infil la chiave nella serratura, apr il cassetto e vide la siringa
e accanto la pistola e le sue mani non tremavano come succedeva
a volte quando era agitata e aveva bisogno di tirarsi su con uno
schizzetto. La pistola (la chiamavano derringer e a Parigi conosceva
donne che arnesi simili se li portavano nella borsetta come se
niente fosse) era fredda al tocco, come se il lucido nichel che la ricopriva
fosse appena stato estratto dalle viscere della terra. La prese
in mano e attravers l'ingresso verso la camera da letto di Frank,
il mondo ben saldo al suo posto, le stampe, i tappeti e le statue, e
la Krynska curva sulla teiera, il pollice sul coperchio per alzarlo e
versare il t.
Fu un momento. Gli occhi di Frank balzarono verso di lei e si
ritrassero. Miriam, che stai...?
Io l'ammazzo, Frank, disse lei puntando l'arma, il dito sul
minuscolo grilletto, invasa da un'improvvisa ondata di eccitazione,
adesso non era pi calma, e la sua voce saliva e saliva fino a
diventare un grido, e anche te. Ammazzo anche te. Vi ammazzo tutti e
due! url. E me! Mi ammazzo anch'io!
Ovviamente non ammazz nessuno, men che meno se stessa.
Per l'avrebbe fatto, sapeva che l'avrebbe fatto, lo giurava, se quella
piccola polacca non fosse schizzata fuori dalla stanza e Frank
non fosse saltato fuori dal letto e non le avesse strappato la pistola
di mano. Ma comunque era finita. Lui era una bestia. Un criminale.
Non la amava e non l'aveva mai amata, a prescindere da quello
che le aveva detto. E ancor prima di venire a sapere che la madre
era in viaggio per Tokyo, quella vecchia strega, per prendersi cura
di lui finch era malato, come se lei non fosse perfettamente in grado
di farlo, come se non si fosse gi ripreso lasciandosi alle spalle
il riso in bianco e tutto il resto, se ne and. Gli chiuse la porta in
faccia, mise le sue cose in due valigie (no, non avrebbe versato una
lacrima, non per lui) e prese il treno che tornava verso i monti, verso
i ciliegi ormai sfioriti, diretta verso qualsiasi locanda che le avesse
dato ospitalit. Si trovava in Giappone e avrebbe vissuto in Giappone
come aveva fatto ad Albuquerque, senza di lui, libera da lui,
in esilio, una bianca in mezzo a tutti quei gialli.

Note.
1. 1916.
2. Nel 1905. Wrieto-San attribuisce a quel viaggio il risveglio dell'amore che mai pi lo
avrebbe abbandonato per tutto ci che  giapponese.
3. Circa duemila dita di cemento, per come se li immaginava lui.
4. Fu demolito nel 1968.
5. Wrieto-San fu uno dei pi eminenti collezionisti del mondo. Come abbiamo visto,
trattava le sue stampe come una sorta di moneta corrente, utilizzandole per pagare i debiti.
Incass circa 10.000 dollari dalla vendita delle stampe poco prima di lasciare il Giappone
al termine di quel 1917, per investire rapidamente quel denaro nell'acquisizione di una
collezione assai pi splendida e pi ampia di quanto fino a quel momento nessuno avesse
mai visto negli Stati Uniti.
6. Arata Endo , naturalmente, l'illustre architetto giapponese che progett, insieme ad
altri importanti edifici, il Minamisawa di Jiyu Gakuen e il Koshien Hotel. Divenne buon
amico e stretto collaboratore di Wrieto-San, dimostrandosi
prezioso nei rapporti fra Wrieto-San, che effettivamente aveva
la tendenza, a dir poco, a essere piuttosto imperioso, e il
gruppo degli investitori. Senza di lui, dubito assai che Wrieto-San, con tutto il suo carisma,
sarebbe sopravvissuto alle migliaia di malintesi e allo sfondamento dei costi che alla fine
comportarono i lavori.
7. Dovrebbe trattarsi di Aline Barnsdall. La sua dimora, come
sanno bene gli appassionati di architettura, sarebbe diventata nota come Hollyhock House, dal nome dei fiori
che crescevano sui fianchi della collina.
8. In totale, fecero cinque viaggi in Giappone fra il 1917 e il 1922, per una durata complessiva
di trentaquattro mesi. Purtroppo, il quinto fu anche l'ultima volta che Wrieto-San
mise piede nella nostra terra.
9. Ancora una volta, le ironie e le coincidenze nella vita di Wrieto-San hanno un che di
comico, quasi surreale: questa Olga prefigura quella che qualche anno dopo sarebbe diventata
la bte noire di Miriam.

 Capitolo 9.
L'ASSE DELLA FELICIT.

Pioveva a dirotto mentre a piedi andava dalla stazione alla tozza
locanda di legno sul fianco della collina, preceduta dal facchino
che le portava le valigie. Le scarpe erano da buttare in quella strada
di terra piena di buche che in quel momento sembrava pi che
altro il letto di un torrente, la pioggia che grondava e ribolliva dappertutto,
ma che importava, per quanto la riguardava potevano pure
buttarle via insieme alla cenere del camino. Voleva diventare come
la gente del posto. Sbarazzarsi delle cose terrene. Rinchiudersi
in s. E al diavolo Frank. Si concentr sulla schiena del facchino i
cui muscoli si contraevano e guizzavano per il peso delle valigie,
l'acqua che scorreva gi dal cappello di paglia che sembrava un imbuto
rovesciato, mentre la salita si faceva ancora pi ripida. Metteva
un piede davanti all'altro, facendo del proprio meglio per evitare
le pozzanghere pi profonde e con in testa solo un letto e un
bagno caldo. Non c'era nessuno per strada. Nessun movimento.
Soltanto pioggia.
Sal il gradino che portava all'ingresso, chiuse l'ombrello e si
appollai sul bordo di una panca di bamb per infilarsi un paio di
pantofole fra quelle appositamente allineate su una mensola. Si sentiva
odore di carbone e di ocha, l'acre t che sembrava aceto e che
apparentemente i giapponesi ingurgitavano a litri, e si godette un
momento di pace prima che una vecchia con una vestaglia e due
cameriere si precipitassero fuori a inchinarsi e salutarla, cercando
di nascondere dietro i sottili sorrisi inespressivi il proprio orrore a
vedere una donna bianca, una gaijin, bagnata fradicia e senza accompagnatore,
l sulla soglia di casa. Non parlavano inglese. Nessuno
lo parlava in tutto il villaggio, come avrebbe scoperto ben presto,
ma avrebbe potuto benissimo essere sordomuta e avrebbe avuto
comunque tutto ci che voleva. Aiutandosi con una specie di
pantomima per ampliare il suo scarso frasario sconnesso (Dozoi,
heya arimasu-ka, nemuri, yoku?)(1) fece vedere alla donna un fascio
di yen ripiegati e nel giro di qualche minuto si ritrov a piedi nudi
in una stanzetta spartana ad asciugarsi i capelli con una salvietta
mentre una delle cameriere le serviva il t.
Certo, era scombussolata, la scena nell'appartamento le tornava
in mente di continuo come l'immagine di una pellicola cinematografica
ripetuta all'infinito, ma la siringa la calm e a cena (un
kaiseki di dodici portate, preparate a puntino, dopo tutto cominciava
ad apprezzare la cucina, o era solo che stava morendo di
fame?) bevve liquore di riso e lasci che il rumore della pioggia si insinuasse
nei suoi sensi. Quando la cameriera ebbe portato via il vassoio,
si rec nel cubicolo di bamb fuori dal bagno e si dette una
buona ripulita da capo a piedi, scrutandosi nello specchio a tutta
altezza, strofinandosi lentamente le mani sui seni, fra le gambe, sul
fondo della schiena, sollevando persino prima un piede poi l'altro
per sfregare la pezzuola sotto le piante dei piedi e fra le dita con le
mosse lente ed esperte di un lustrascarpe, tanto che quando usc e
pass sulle lastre di pietra del bagno si sentiva pura e regale come
l'imperatrice in persona.
Due vecchi e quella che sembrava una donna, di cui si vedevano
solo le teste e le esili spalle ossute, sguazzavano nell'acqua bollente.
C'erano fiori, felci. Lanterne di carta. Rabbrivid, chiedendosi
se al palazzo imperiale facesse lo stesso freddo che faceva l su
quelle pietre gelide, poi scivol nell'acqua, i vecchi e la donna ben
attenti a distogliere i loro sguardi, e fu il paradiso. Quando riapr
gli occhi il posto era deserto, le lanterne si stavano spegnendo e la
cameriera era l con la sua vestaglia e le mormorava qualcosa nella
sua lingua dal suono dolce come il bisbigliare dei ciliegi fioriti al
vento, poi si ritrov nella sua stanza, sul futon, sotto le coperte, e
la pioggia batteva sul tetto con le sue mille dita.
Venne poi una successione di giornate in cui non vide nessun
altro che la cameriera e i suoi sbigottiti e silenziosi compagni di bagno:
ah, se la guardavano, occhiate sbieche rubate mentre attraversava
nuda le lastre di pietra, facessero pure, la guardassero cos come
mamma l'aveva fatta, perch lei non aveva niente da nascondere.
Il bagno era un miracolo. Se ne stava in acqua ore e ore, sognando,
finch il corpo si rilassava come se la carne si fosse staccata
dalle ossa. Pioveva ininterrottamente, giorno e notte. La siringa
era sempre a portata di mano. Mangiava riso fritto, riso bollito, riso
con salmone e uova di merluzzo, udon, spiedini di tofu. Beveva
t nero. Sak. E finalmente una bottiglia di buon whisky scozzese
che le aveva procurato la cameriera. C'era per caso una farmacia in
citt? C'era. Ci mand la ragazza con un tubetto vuoto di compresse
di solfato di morfina e lei glielo riport indietro pieno.
Intanto, quando riusciva a trovare le energie, la voglia, si sedeva
nella sua stanza al basso tavolo di mogano e scriveva lettere
a Frank sulla carta di riso sottile e increspata che la cameriera le lasciava
sul tansu nel ripostiglio. Erano lettere rabbiose, lettere che
attingevano a tutta l'amarezza e il rancore del passato e anche del
presente (Krynska, ma come ha potuto?), eppure al tempo stesso
erano sentimentali, si libravano sulle ali della poesia per fargli vedere
la forza salvifica del loro amore e il sacro vincolo che li legava
che nessuna perfidia, venalit n la sua sporca, fetida svenevolezza
avrebbe mai potuto rompere. Le lettere la spossavano. La
schiacciavano. Cadeva la pioggia. E la cameriera (graziosa, perfetta,
un'estensione della propria volont in kimono, tutta inchini)
portava le lettere all'ufficio postale e le spediva.
Frank le rispose nel giro di una settimana. Torn dal bagno ed
ecco l la lettera, sul tavolo di mogano fermata da una ciotolina per
lavarsi le dita e un giglio nel sottile vasetto di ceramica bianca. La
prima cosa che not fu la cura con cui aveva scritto l'indirizzo sulla
busta (aveva usato un pennello invece della penna, la sua kanji
antica ed elegante come quella di un maestro buddhista o di un sacerdote
shintoista), e questo la commosse. Se lo immagin seduto
al tavolo da disegno con il suo pennellino pi sottile, un'espressione
profondamente assorta sul volto mentre ne intingeva la punta
nel calamaio di pietra, mettendoci tutto il suo genio, creando
qualcosa di bello. Per lei. Prima ancora di aver letto la lettera, le
nove pagine di scuse, suppliche e rimorso (la colpa era tutta sua,
uomo egoista, sconsiderato, meschino e impostore, che quando vedeva
ci che voleva se lo prendeva, e al diavolo le conseguenze, ma
lei avrebbe mai potuto perdonarlo, perch Krynska non era niente
per lui e non l'aveva mai nemmeno baciata, glielo poteva giurare)
il suo cuore vol a lui. Lesse la lettera da capo a fondo una seconda
volta, poi una terza, fremendo in ogni suo nervo e fibra per
l'altissima considerazione nei confronti della nobilt di quell'uomo,
della sua grazia, della sua bellezza, della sua verit e saggezza,
e gli rispose immediatamente, e ci che gli scrisse era cos profondo
e vero che era come se si fosse tagliata una vena e gli avesse scritto
con il proprio sangue.
Ma non sarebbe tornata da lui. Mai. O almeno fino a che lui
non l'avesse resa sua pari, fino al giorno in cui non si fosse scrollato
di dosso il giogo del suo legame precedente, la sua Pussy o Kitty
o come si chiamava lei, e le avesse giurato fedelt davanti a Dio e
agli uomini cos che n Krynska n Takako-San potessero mai pi
essere una minaccia per lei. Lo mise bene in chiaro. Doveva farlo.
Per salvaguardare la propria sanit mentale.
La risposta (altre scuse, altre suppliche, altri rimorsi) arriv a
stretto giro di posta, e nell'attimo stesso in cui la lesse batt le mani
e si fece portare carta, penna e sak dalla cameriera e gli scrisse
una replica all'istante. Di l a un'ora la lettera era in viaggio e il giorno
dopo le arriv un'altra sua missiva, lettere che si sovrapponevano,
correvano avanti, si anticipavano a vicenda, tanto che nei due
mesi seguenti riuscirono a tener viva una conversazione grazie alle
lente ma apprezzabili poste giapponesi, addentrandosi con le rispettive
penne in ogni minuzia del loro legame, del loro amore, del
loro rispetto e delle reciproche doglianze (il fatto che lui russava,
le sue usanze alimentari, quell'abitudine di annusarsi i calzini quando
se li toglieva, la sua prepotenza, i suoi modi rustici, ma anche le
colpe di lei, per quanto ovviamente fossero piccola cosa in confronto
a quelle di lui), arrivando, al culmine di quella conversazione,
al resoconto amichevole e sereno delle loro occupazioni quotidiane
durante quel periodo di separazione.
La vita di lui era naturalmente un vortice di attivit. Era sul posto
di lavoro giorno e notte, a lottare con Hayashi-San e il barone
su ogni singolo cambiamento e rialzo dei costi, a combattere con
la permeabilit della pietra oya che veniva prelevata fuori citt (il
suo timore era che le infiltrazioni fossero inevitabili, per era di una
bellezza impareggiabile) e a provvedere alle esigenze di sua madre.
Perch s, era l. Ancora. Si era fatta tutta quella strada dalle pianure
piatte come una tavola e dalle frastagliate montagne del West,
si era sobbarcata due settimane in mare per correre al fianco del figlio
(ormai non pi) sofferente, e tutto per affliggerlo con le stesse
lamentele di sempre. Era una farsa, ecco cos'era, e Miriam, purificata
dal bagno bollente e colma della calma suprema che le dava
la siringa, rideva fragorosamente al pensiero di quella vecchia
allampanata (ma quanti anni aveva, ottanta, ottantacinque?) che
svettava sopra i giapponesi come uno scherzo della natura per poi
doversi coricare su un futon troppo corto e nutrirsi a riso e acqua
fino a che il suo unico desiderio era quello di non essersi mai mossa
dal Wisconsin, che era la sua terra(2).
E lei? Lei gli parlava del suono della pioggia, della bellezza smeraldina
delle macchie di bamb che crescevano qua e l sul fianco
della collina come un popolo in coda, silente in attesa di qualcuno
che non sarebbe mai arrivato e degli strani uccellini minuscoli che
li popolavano. Dei propri rituali giornalieri, delle letture, della scrittura
e del conforto dei bagni. Dei monaci dalla testa rasata nel tempio
con i suoi dragoni dipinti e il leggiadro torii, di come sentisse
di poter toccare gli spiriti con la punta del dito della sua anima
quando cantavano all'unisono, mentre le essenze bruciate degli incensi
si levavano attorno a loro in nuvole purpuree. Era pacificata,
ecco quello che gli diceva, e non accennava mai alla siringa, n
alla farmacia o alla cameriera devota che avrebbe sacrificato la propria
vita per lei se solo gliel'avesse chiesto. Tutto ci che voleva, gli
scriveva, era che lui la prendesse fra le braccia. Nient'altro. Cos il
suo mondo sarebbe stato completo. Ma non era l con il fiato sospeso.
E non sarebbe tornata.
Due mesi. Un buco nel calendario. Minuti lenti, ore ancora pi
lente.
Ogni giorno era la ripetizione di quello prima, ma lei non si annoiava
mai. L'incrollabile tranquillit dei santi era scesa su di lei,
che viveva come fluttuando liberamente sopra la terra in aereo o
in dirigibile, anzi no, sulle proprie ali piumate. Tuttavia, restava
l'impenetrabilit della lingua, la sua difficolt e durezza, tutta diversa
dal gioco serico del francese. E poi il pesce, l'eterno pesce,
quegli occhi opachi che la fissavano giorno dopo giorno, quelle carni
tagliate a crudo come una ferita, le code, le labbra, le viscere. E
il fango. E la pioggia. Due mesi. Era pronta a cambiare.
E cos quando una sera, dopo il bagno, il fruscio sommesso dei
piedi della cameriera sulle assi di legno dell'ingresso fu seguito da
passi pi pesanti, il passo di un uomo, lei si tir a sedere, attentissima.
E quando lo shoji scivol indietro con un leggero clic e lui si
profil sorridente sulla soglia, lei era gi in piedi, gi si dirigeva sul
tatami verso di lui, le braccia alzate come per volont propria ad
attirarlo verso di s. Miriam le disse, mentre la cameriera si dileguava
come l'ombra di un uccello e lei cadeva fra le sue braccia,
il sangue che le scorreva nelle vene cos impetuosamente che ebbe
paura di schiacciarlo. Ah, il suo odore! Il tocco delle sue labbra
sulla gola! Frank! grid. Oh, Frank, Frank, Frank.
Rimasero l insieme per cinque giorni. Lei gli mostr i sentieri
sul fianco della collina, il tempio, le botteghe, gli indic i piccoli
uccelli gialli e il buffo vecchio dal tabaccaio che aveva tagliato una
sezione perfetta nel cappello conico per poter vedere il cielo sopra
di lui. Frank trov un tesoro di stampe in un negozietto fuori mano
di cui nemmeno i commercianti di Tokyo sembravano conoscere
l'esistenza, contratt per una dozzina di rari esemplari, fra
cui almeno una che immediatamente entr nel pantheon delle sue
preferite, un Shunsh, molto colorata, che risaliva al 1777, dell'attore
Ichicawa Danjur V con una tunica rossa. Quando il denaro
pass di mano, sembrava quasi che lui stesse per mettersi a fare capriole
tutto attorno alla stanza, ma lei lo trattenne perch doveva
salvare la faccia per il venditore e i suoi figli e per tutti quelli che
erano usciti a guardarli mentre loro due camminavano sottobraccio
per la strada.
Fecero il bagno insieme. La sera, si sedettero fuori con addosso
il kosode a guardare il sole immergersi dietro le colline. Cenarono
e risero e scossero tutto il futon sul tatami come se fosse uno
scricchiolante letto a baldacchino sotto il peso di freschissimi sposini
nella pi antica locanda del Wisconsin. E quando ripartirono
per tornare a Tokyo, insieme, lei aveva una splendida promessa davanti
a s a cui aggrapparsi, pi rara e pi bella di tutte le stampe
del mondo: dopo tutti quegli anni, Kitty aveva ceduto e loro due
si sarebbero sposati.
Prima possibile.
Tre anni dopo, sventolandosi seduta all'ombra di un albero di
avocado nel giardino sul retro della piccola villa spagnola di
Leora a Santa Monica, stava ancora aspettando. Frank aveva tenuto fede
alla parola data, non poteva certo accusarlo di questo... O forse
s, poteva, visto che lui aveva recalcitrato approfittando di ogni
possibile dilazione e pretesto fino a farle credere che sarebbe morta
senza la fede al dito come la triste sgualdrinella reietta di un'operetta
morale. Per almeno ora era libero, questo almeno l'aveva
fatto. Il divorzio l'aveva ottenuto a novembre e a quel punto non
restava che aspettare i dodici mesi del periodo probatorio prima
che Frank potesse risposarsi, ma ormai il tempo correva anche per
quello: in poco pi di due mesi e mezzo lei sarebbe diventata la signora
Lloyd Wright.
Che cosa pensi di metterti? Per il matrimonio, dico. Leora
scosse la cenere della sigaretta sul bordo dell'urna che Miriam le
aveva portato dal Giappone, poi distolse lo sguardo, come se
l'argomento di cui parlavano fosse la tosatura dell'erba o il colore
dei tendaggi nella casa degli ospiti. Era in costume da bagno, un
capo di lana blu con una gonnellina bianca arricciata, i capelli bagnati
raccolti in un asciugamani, e lei allungava pigramente le gambe
muovendo i piedi per ammirarne la linea aggraziata e le unghie
a cui aveva appena applicato lo smalto. Non hai pi...?
Miriam si lasci andare a una risata. Dio mio, no. Cielo,  stato
tanto tempo fa. Ero appena una ragazza allora. Una bambina.
Sorrise a quel ricordo. No, quello che mi immagino  una piccola
cerimonia privata, qualcosa di non convenzionale, spirituale...
magari a mezzanotte.
Mezzanotte? Be', direi che non convenzionale lo sarebbe proprio.
La gente penser...
Questo  il punto: quello che pensa la gente non ci interessa.
E non vogliamo la stampa. Sai bene che scocciatura siano stati i
giornali.
Su quello Leora non aveva niente da dire. Torn a posare le
gambe sulle doghe di legno della sdraio e prese il bicchiere dal tavolo.
Il vento, una specie di scirocco californiano, secco come la
polvere, faceva volare per tutto il patio e nella piscina le foglie di
avocado dalla forma a badile. Sospir. Almeno non devi preoccuparti
per la madre disse.
La faccia della vecchia megera si materializz per un istante alla
mente di Miriam (Non osate chiamarmi per nome: per voi sono la
signora Wright, non ve lo scordate mai) come un ramoscello di legno
che sballottava sul torbido Wolf River. Gi, rispose, e ringraziamo
Dio per queste piccole benedizioni. 
Certo, ora che aveva vinto la guerra, riusciva anche a scherzarci
sopra, non che avesse mai mancato di rispetto ai morti. Ma c'era
stato un momento in cui quello non era argomento su cui si potesse
ridere. Taliesin era sempre stata un cimento per lei, ma quando
erano rientrati definitivamente dal Giappone(3) e Frank insisteva
a trascinarsela dietro per tutta l'America giocando a fare il personaggio
importante, sua madre vi si era asserragliata, incontrastata
signora della casa, e non aveva intenzione di retrocedere di un millimetro.
La vecchia dama aveva cominciato fin dal primo momento
in cui erano arrivati a trovar da ridire sul suo accento, sui suoi
vezzi, sul modo di vestirsi, contraddicendola in ogni parola per puro
dispetto. Se proponeva di aprire la finestra per respirare un po'
d'aria, la megera praticamente inchiodava le imposte. Bastava un
accenno al men (ma nessuno aveva mai sentito parlare di insalata?)
e lei dava ordine alla cuoca di fare lattuga lessa. Se Miriam voleva
che Frank la portasse a Chicago o al ristorante o anche solo a
Spring Green a guardare la polvere posarsi in strada, la vecchia dama
tutto a un tratto si faceva venire l'influenza oppure si
riacutizzava la sciatica e se non c'era il suo bambino a coccolarla si sarebbe
messa in un angolo a morire. Sembrava che non si fossero mai
lasciati. Erano tornati tale e quale al 1916.
E Miriam non l'avrebbe tollerato. Lo disse a Frank chiaro e tondo.
Solo che stavolta non se ne sarebbe rimasta a letto in camera come
un cane maltrattato, oh no, ora ne aveva abbastanza. Dette ordine
a Billy Weston di prendere la macchina e portarla a Spring Green,
dove contava di prendere una stanza in albergo fino a quando Frank
non fosse stato in grado di rispondere alla domanda che gli aveva
posto ai tempi (Allora, chi scegli: lei o me?) e crepi l'avarizia, perch
sembrava che l'unica cosa in grado di capire fosse quando lo si
colpiva nel portafoglio. Il cocco di mamma. Il cialtrone. E prima di
andarsene, con la macchina ferma sul vialetto e il motore che ronzava
e Frank che si torceva le mani nello studio o gi alle stalle o dovunque
fosse, lei and a passo di marcia verso la camera della vecchia
dama per dirle qualcosa di ci che pensava.
Era met pomeriggio, pi caldo che sotto il porticato del demonio
gi nell'Ade, e la colse di sorpresa, facendo sobbalzare Anna che
sonnecchiava sulla poltrona accanto al letto. Le finestre erano piene
di mosche. Odore di canfora, di unguento. Flaconi di medicine stipati
sul tavolo di fianco a lei. Due delle stampe di Frank appoggiate
sul cassettone, regali che aveva portato per lei. La testa della vecchia
scatt su. Fuori di qui ringhi con una voce gutturale.
Miriam salt i preliminari, perch si era arrivati al dunque, la
battaglia aperta finalmente. Lo sapete che state distruggendo
l'ultima possibilit di vostro figlio di essere felice, vero? le chiese.
Anna fece un gesto della mano per scacciarla e cerc di rialzarsi
dalla poltrona, ma ricadde a sedere. Non voglio parlarvi. Voi
siete una donna dappoco. Una sgualdrina.
E invece lo farete. Mi parlerete. Perch Frank mi sposer, che
vi piaccia o meno.
Un'occhiata di fuoco. Le labbra serrate, come se qualcuno avesse
tirato un cordino. Non fino a che sar viva io.
Si avvicin minacciosa alla donna, cos piena di odio, di rabbia
e di frustrazione che riusc solo a impedirsi di tirarla su a forza dalla
poltrona e scuoterla come un fagotto di stracci. Il brivido le risal
la spina dorsale e le fece fremere la nuca. Ebbe la sensazione
di essere l l per svenire, ma resistette. Doveva farlo. Doveva far
venire fuori quella cosa una volta per tutte. Allora non vi resta che
morire disse. Frank e io siamo fidanzati, lo capite? Fidanzati e ci
sposeremo. Non appena il divorzio sar definitivo, quel giorno stesso,
ve lo garantisco, io diventer la signora Wright e sar io a dare
gli ordini qui. E non permetter che voi o nessun altro intralci il
mio cammino.
Non fin l. La vecchia signora che strillava come una pavonessa
assetata, facendo grandi sforzi per tirarsi fuori dalla sedia e intorno
non c'era nessuno a sentirla e nemmeno ad aiutarla e Miriam
che la metteva al corrente della verit nuda e cruda. Poi l'albergo
e Frank che faceva avanti e indietro fra loro due, la crisi peggiore
della sua vita, giornate roventi e notti sudate, e nel giro di un mese
Anna se n'era andata e Miriam aveva Taliesin tutta per s, finalmente
trionfante(4).
E ora, seduta sotto l'albero di avocado nel giardino di Leora
mentre Frank dirigeva i lavori delle sue block house a Pasadena e
Hollywood e il marito di Leora bistrattava una pallina bianca su un
campo da golf, lei si prendeva un momento per digerire tutto quanto.
La sua nemesi era morta. E lei non voleva parlar male della morta,
e nemmeno pensar male. Tutto ci era acqua passata, un brutto
sogno che la luce del giorno aveva fugato. S, disse alla fine,
almeno quello. E stavo pensando di disegnarmelo io, l'abito, qualcosa...
non so, di artistico, tipo antica Grecia, una cosetta semplice.
Niente satin. Magari crpe de chine. E non bianco. Il bianco 
solo per la prima volta.  Fece una pausa e alz lo sguardo sulle folte
fronde sopra di lei, le foglie che danzavano alla brezza. Un grigio
talpa, magari. O perla. E ovviamente la pelliccia.
Leora fece una risatina sibilante e le concesse quel suo mezzo
sorrisino, quello che riservava ai momenti di intimit, di ironia e
via dicendo. Amen disse. All'aperto, di sera, in Wisconsin?
E per di pi in novembre?
Miriam si sentiva inattaccabile, in pace con s, con Frank e anche
con il fantasma della madre morta. Le stelle erano favorevoli.
Tutto a posto. Poteva concedersi il lusso dell'attesa. S, disse ricambiando
il sorriso, e la gioia che la pervadeva le dava quasi le
vertigini, non  esattamente Palm Beach, vero?
Pi tardi, dopo uno spuntino leggero e un po' di tempo passato
in piscina a giocare come ragazzine, spedirono il domestico cinese
a preparare un altro giro di cocktail ed erano tornate, ognuna
per conto proprio, alle riviste che avevano sfogliato distrattamente
per tutto il pomeriggio quando il cancello di ingresso si spalanc
e comparve il marito di Leora in completo da golfista con
un immacolato cappellino bianco, la sacca delle mazze a tracolla.
Dwight!  chiam Miriam. Vieni qui con noi, stavamo proprio
per farci un cocktail. S, dai! grid Leora.  proprio la giornata
giusta, non trovi? E per chiss quale motivo scoppiarono a ridere
tutte e due.
Miriam lo guard posare le mazze, appoggiarle con cura contro
la staccionata e attraversare il prato con il suo lungo passo elastico,
le spalle rilassate in quell'atteggiamento conciliante degli uomini
molto alti. Dwight le era sempre piaciuto. Era un uomo per
niente complicato, leale, leggero senza essere insulso, e
trattava Leora come se fosse l'unica donna sulla terra.
Se non disturbo disse, togliendosi dal sole. Faceva caldo l
sul campo da golf, e questo vento del diavolo... Rimase un momento
in piedi, le braccia lungo i fianchi e un sorriso sulle labbra,
e Miriam ebbe la sensazione che le guardasse la parte davanti del
costume e le rimirasse le gambe nude: be', tanto meglio. Era proprio
un uomo delizioso. E galante.
La conversazione prosegu tranquilla, leggera e divertente,
scambi scherzosi di tre vecchie conoscenze all'ombra di un albero
di avocado in un tardo pomeriggio, in lontananza la mezzaluna della
Baia di Santa Monica inondata dal sole; il cinese port i cocktail
ghiacciati su un vassoio di lacca e Miriam sent che l'umore saliva
ancora un po' pi su. Avevano gi attaccato il secondo cocktail
quando Dwight si addoss allo schienale della sedia e si dette una
pacca in fronte. Cribbio, disse con una smorfia, quasi me ne
scordavo... Avete sentito le notizie? Perch subito ho pensato a te,
e a Frank, dato che eravate laggi...
Notizie? Il sorriso di Leora si allarg stirandole le labbra. E
come facevamo a sentire le notizie, altra risatina, stavolta un po'
pi impastata, pi gutturale, in cui si sentiva il gin, visto che praticamente
non ci siamo allontanate dalla sedia e dalla piscina per
tutto il giorno?
Il terremoto. A Tokyo. Al club ne parlavano tutti.
Miriam sent svanire il sorriso. Frank era stato ossessionato dal
terremoto per tutto il tempo che erano stati in Giappone, e ce n'era
stato uno mentre si trovavano nelle loro stanze d'albergo, terrificante
nella sua repentinit, come se un treno merci fosse entrato
dalla porta e uscito dalla finestra, il tutto nel volgere di un minuto.
 stato...  grave? Insomma, si sa se ci sono stati danni...?
Dwight si volt verso di lei, le rigide foglie carnose sopra di loro
percosse dal vento. Lo sguardo gli si vel per un istante, poi
torn in s. Eh s, disse, s. Dicono che sia stato brutto. Edifici
crollati, incendi, tutto quanto.
E l'albergo? Hanno detto qualcosa dell'albergo?
Un attimo dopo salt su dalla sedia, il costume umido
incollato al corpo mentre attraversava il cortile a piedi nudi per correre
in casa a chiamare Frank. Il cuore le martellava nel petto mentre
se ne stava l gocciolante sul tappeto di Leora nell'ombra silenziosa
dell'ingresso in attesa che l'operatrice la mettesse in comunicazione
(si immaginava il peggio, l'Imperial un cumulo di macerie, il
barone, gli Ablomov e i Tscheremissinoff profughi, o magari feriti,
morti) quando Frank prese la linea. Pronto? Sei tu, Miriam?
Non ebbe bisogno di chiedergli se avesse gi saputo, la sua voce
le disse tutto. S, fece lei, e si sent pervadere dalla calma perch
gli sarebbe stata vicina in qualsiasi circostanza, avrebbe dato
prova di s, l'avrebbe difeso davanti al mondo intero, sono io. Ho
appena saputo la notizia.
Vi fu un disturbo in linea. Dicono, la voce era cos bassa che
lei faceva fatica a sentirlo, che si tratta del peggior terremoto di
tutta la storia del Giappone. E che il peggio  stato a Tokyo.(5)
Sai niente dell'albergo?
No. Niente.
Aveva la sensazione di non riuscire nemmeno a respirare. La
cornetta del telefono nella sua mano era un peso morto e le ci volle
uno sforzo di volont per tenerla all'orecchio. Non mi importa,
disse, il flusso delle parole cos veloce che quasi non riusciva a
farle uscire, perch io me lo vedo qui davanti anche in questo momento,
neanche una finestra rotta, un tributo a te, a te, Frank, anche
se tutta la citt attorno dovesse essere distrutta, e non mi importa
quello che dicono, non...
Rimasero nel limbo per dodici interminabili giorni.
La vicenda riempiva i giornali, titoli che strombazzavano il disastro,
i minimi dettagli carpiti alle macerie dagli avvoltoi della stampa,
ma di sicuro non c'era niente, non c'era da fidarsi di nessuno fino
a che non fosse arrivato un resoconto completo. Frank era cos
preoccupato che sembrava non riuscisse a starsene seduto per pi
di due minuti di fila. Camminava senza posa. Aveva perso l'appetito.
Girava la manopola della radio e consultava spasmodicamente i giornali,
restando indietro nel lavoro. Il momento peggiore fu quando
vennero svegliati nel cuore della notte dallo squillo del telefono, e
tutto per sentire un giornalista dell'Examiner, pieno di s, pieno
di Schadenfreude, gracchiare dall'altra parte della linea che l'Imperial
era andato distrutto chiedendo se Frank volesse rilasciare una dichiarazione.
Miriam emerse dagli abissi del sonno, obnubilata, drogata,
sommersa da una fiumana di mota onirica, dicendo: Cosa?
Cosa?. E sent la voce di lui l di fianco, nel buio, sfrigolante di indignazione,
la verit contro tutto il mondo: E con che autorit?
Come fate a saperlo? Siete andato e tornato con un tappeto volante?
No, no: statemi a sentire. Pu darsi che siano crollati il Teatro
Imperiale, l'Ospedale Imperiale, l'Universit Imperiale e tutte le migliaia
di altri edifici che vantano un legame con l'imperatore, ma se
c' una struttura ancora in piedi in quel paese devastato  il mio albergo.
E scrivetelo pure sul vostro giornale!.
Come l'am per quello, per il suo orgoglio e la sua sicurezza.
La schiena contro il muro, lottava come un leone. Quella notte distesa
a letto ascolt il suo respiro tornare normale, rallentare via via
che sprofondava nell'incoscienza fino a che giacque addormentato
accanto a lei, il suo uomo, il suo fidanzato, il suo genio personale,
Frank Lloyd Wright, artefice dell'Imperial Hotel, possa conservarsi
per mille anni. E mentre anche lei scivolava nel sonno, sentiva
i muratori scandire nel fragore delle onde che si abbattevano
Wrieto-San, Wrieto-San, banzai!
Finalmente, la sera del 13 settembre arriv il telegramma. Era
stato inoltrato dall'ufficio di Spring Green e raggiunse il loro appartamento
di Hollywood mentre stavano per iniziare la cena. A
Frank tremavano le mani mentre lo apriva. Poi si fece tutto rosso
in volto mentre leggeva ad alta voce:
SECONDO MESSAGGIO RICEVUTO VIA RADIO OGGI DA TOKYO ALBERGO
INTATTO MONUMENTO A VOSTRO GENIO CENTINAIA DI SENZATETTO
ALLOGGIATI GRAZIE A SERVIZIO IN PERFETTA EFFICIENZA
FIRMATO KURA IMPEHO(6).
E ora la stampa si scagliasse pure su di lui finch voleva. Ora
lei e Frank potevano aprire le porte e presentarsi mano nella
mano ai flash dei fotografi e Frank poteva camminare a testa alta ed
esultare e pontificare e lei, finalmente non pi nell'ombra, poteva
stargli accanto e gridare il suo genio al mondo intero. Era cos fiera
di lui. E lui, radioso, luminoso come una lampadina da cento
watt, con il suo sorriso pi splendido, era fiero di lei.
Sulla scia di tutto ci, il clamore della stampa e l'ondata di venerazione,
gratitudine e congratulazioni internazionali che fece
schizzare Frank anni luce davanti ai suoi concorrenti e ai suoi detrattori,
in un unico balzo eroico, il pi famoso architetto del mondo
e nessuno che osasse anche solo levare un mormorio per negarlo,
i due mesi seguenti corsero via cos veloci che lei quasi non
se ne accorse. Baci Leora prima su una guancia e poi sull'altra, alla
francese, gli occhi pieni e il cuore raggiante, dopo di che lei e
Frank tornarono in Wisconsin per prepararsi, un'altra comunione
di anime e corpi. Lei si sentiva una persona completamente nuova,
rinata, e in piedi vicino alle alte finestre del soggiorno che si affacciavano
sui lunghi viali di luce si sent rifiorire dentro, salire sempre
pi in alto fino a essere una vivace bandierina al vento che non
le avrebbe mai pi fatto sentire freddo. Gli alberi persero le foglie.
Il clima si fece pi rigido. Il lago ghiacci tanto che avrebbe potuto
reggere il peso di tutte le automobili e i trattori della contea. E
di notte il cielo era terso fino in cima al firmamento, le stelle appese
ai loro raggi come mille gelide schegge bianche di felicit. Per
lei. Per lei e Frank.
Avrebbero potuto sposarsi a Los Angeles o anche a Chicago
(senza clamore, certo, perch che loro si piegassero o meno alle
convenzioni e che lui legittimasse la loro unione con un anello e un
bacio come se fossero un Joe e una Jane qualsiasi erano solo fatti
loro), ma il simbolismo di Taliesin era irresistibile e quando lui glielopropose lei non ebbe un attimo di esitazione o anche solo di titubanza.
S, rispose, non c' posto al mondo che preferirei e
una volta tanto lo pensava veramente. Il cuore di lui era l, era l
che era sepolta la madre e anche la donna spettro, Mamah, il fantasma
con cui lei aveva dovuto confrontarsi per tutti quegli anni
trascorsi gratis al suo fianco. Era perfetto. Non desiderava niente
di diverso. E se il vento dal Canada ululava e i maiali mandavano
un tanfo terribile e i bifolchi se ne stavano interdetti nelle loro baracche
mentre lei riluceva sul fiume stretto nella morsa del ghiaccio
nelle ore in cui la notte era pi fonda, be', tanto meglio.
Adesso per si poneva il problema delle scarpe. Del vestito. I
fiori. La cena di mezzanotte. La torta. Ma poi, ci voleva la torta?
Aveva senso? Chi l'avrebbe mangiata? Fosse stato per Frank, il
pasto sarebbe stato a base di panini al formaggio e sidro, mentre lei
voleva champagne, crpes, caviale enon intendeva discuterne, nemmeno
un secondo. Se lui credeva che si sarebbe sposata senza un
brindisi con lo champagne e almeno la parvenza di un pranzo vero,
allora doveva essere ammattito. Fuori di testa. Uscito di senno.
Fece di tutto per mantenere la calma man mano che il giorno si avvicinava,
anche se aveva voglia di scagliarsi contro la cameriera, la
cuoca, Billy Weston e chiunque le capitasse fra i piedi, e capiva che
anche Frank era agitato. Pi di una volta sent la sua voce adirata
rimbombare negli antri della casa come l'eco di un tuono lontano,
ma a lei si mostrava sempre sereno, e lei faceva lo stesso con lui.
Anzi, e quando se ne rese conto ne fu cos toccata da ritrovarsi gli
occhi lucidi, erano pi affettuosi l'uno con l'altra di quanto non lo
fossero mai stati da quando si erano visti per la prima volta, quando
lei rappresentava l'incarnazione del suo ideale e ogni suo gesto
lo incantava.
La sera delle nozze si tenne nascosta, si fece il bagno, si vest e
si trucc con cura precisa e meticolosa che la accompagn in ogni
fase come se stesse ripassando il catechismo, e no, non le serviva
l'aiuto della cameriera e nemmeno quello della siringa. Era determinata,
calma, completamente assorbita dal momento. Sulle labbra
le aleggiava la poesia che aveva imparato a memoria per lui,
nella traduzione migliore che era riuscita a fare del rotolo appeso
nella camera del tatami su nel verde rifugio fra i monti sopra la piana
di Kant quando lui era andato a portarla via. Era stata scritta
da una donna vissuta mille anni prima alla corte dell'imperatrice,
in un'epoca dedicata all'appagamento dei sensi, alla bellezza, alla
poesia, all'arte e all'amore, e lei gliel'avrebbe offerta l, nel freddo
di quella prima notte, mentre le stelle correvano in alto e il giudice
declamava le frasi imperiture e l'anello scivolava nel suo dito.
La ripet a voce alta un'ultima volta, assaporandone il ritmo
e il dolce languore struggente dei sentimenti. I ricordi di un antico
amore, / si raccolgono come neve portata dal vento, mormor
guardandosi allo specchio, ancora bella, non ancora segnata, ancora
capace di ascendere sulle vette pi alte dell'amore e della grazia
piena, riducendo poi la voce a un sussurro, toccanti come anatre
mandarine / assopite una accanto all'altra sul pelo dell'acqua.
Tenne lo sguardo fisso un istante, scrutando dentro di s pi a
fondo che pot, poi usc per sposarlo.

Note.
1. Letteralmente, Per favore, avete stanza, sonno, bagno?.
2. La madre di Wrieto-San aveva ottantun anni quando and a Tokyo, dove godette del
rispetto di tutti coloro che vennero a contatto con lei. In Giappone, a differenza che in America,
si onorano i vecchi per il trascorrere degli anni e il lusso diacronico dei loro pensieri.
Sono oggetti d'arte viventi e sono persone, non gusci vuoti da buttare nel purgatorio di case
di cura e ospizi.
3. Nell'estate del 1922. Lasciarono il Giappone in luglio e a
met agosto erano a Taliesin.
4. Ma era proprio ci che voleva? Quanto alla madre di Wrieto-San, la sua salute si deterior
rapidamente quell'autunno e nel febbraio dell'anno dopo mor in una casa di riposo
nella cittadina di Oconomowoc, in Wisconsin, mentre Wrieto-San e Miriam si trovavano
a Los Angeles. A detta di tutti, lui non torn per il funerale.
5. In quel momento io mi trovavo a scuola a Washington, ma i miei genitori erano tornati
in Giappone, quindi il riverbero del terremoto di Kanto fece tremare la terra anche
sotto i miei piedi. Le comunicazioni erano interrotte. Le voci giravano incontrollate. Credo
di non aver dormito per una settimana, senza poter fare niente, terrorizzato per il mio
onorato padre e anche per i miei connazionali. Le stime parlavano di 150.000 morti mentre
gli incendi riducevano la citt in cenere. Quando finalmente arriv il telegramma di mio
padre (il loro appartamento era stato risparmiato; erano entrambi sani e salvi) uscii trasognato,
andai a sedermi in riva al Potomac e piansi con la testa fra le mani, vaso vivente del
mio sollievo.
6. Gli studiosi non hanno mai smesso di discutere sull'autenticit di questo telegramma
e non pochi fra loro ne mettono in dubbio la provenienza, sostenendo che sarebbe stato
composto dallo stesso Wrieto-San che poi se lo sarebbe fatto mandare da Spring Green
invece che da Tokyo, a mo' di piuma retorica con cui adornare il proprio cappello.
O'Flaherty-San e io stesso respingiamo queste affermazioni. In ogni caso, il senso del telegramma
 incontrovertibile e la prova ne  che, una volta posatasi la polvere, l'Imperial
era l, fiero e intatto, mentre tutta Tokyo giaceva in macerie ai suoi piedi. O meglio, alle
sue fondamenta.
...
.
...
FINE Parte 2. 
